Pubblicità
Pubblicità
KEMPES GFXGOAL

Mario Kempes, 'El Matador de Bel Ville': capocannoniere del Mondiale '78 e leggenda di Rosario Central e Valencia

Pubblicità
"Kempes ha portato l'Argentina sulla mappa del calcio Mondiale" - Diego Armando Maradona su Mario Alberto Kempes.

Corsa fluida, eppure potente. Fisico alto (un metro e 82 centimetri per 76 chilogrammi) e dinoccolato. Lunghi capelli neri sulle spalle. Il tocco pulito, un'elevazione e mezzi acrobatici notevoli, un cambio di marcia micidiale, il sinistro fatato e quel fiuto del goal unico, che hanno soltanto i grandi campioni.

Mario Kempes ha scritto la storia del calcio argentino. A suon di goal ha scalato le gerarchie, conquistando la maglia della Selección e diventando il miglior marcatore della storia del Rosario Central. Portato in Europa da Alfredo Di Stefano, a livello di club si è imposto anche nel Valencia, con cui ha vinto una Coppa delle Coppe e una Supercoppa europea.

Per un breve periodo ha indossato anche la maglia del River Plate, per poi diventare un bomber giramondo fra Austria, Cile e Indonesia, Paese nel quale si ritira a 42 anni. In Nazionale partecipa a tre Mondiali ed è il grande protagonista dell'edizione del 1978, nella quale trascina l'Argentina al titolo e si laurea capocannoniere con tre doppiette.

Dopo il ritiro, diventa un apprezzato commentatore televisivo, mentre da allenatore non ottiene buoni risultati. In Italia, in particolare, è protagonista di un caso al Fiorenzuola e di un flop sulla panchina del Casarano.

LE ORIGINI E I PRIMI PASSI

Mario Alberto Kempes Chiodi, questo il suo nome di battesimo completo, nasce a Bel Ville, luogo in cui in cui si fermavano le diligenze per cambiare i cavalli, nella provincia di Cordoba, il 15 luglio 1954. È il figlio di una coppia di immigrati che hanno raggiunto il Sudamerica nel secondo Dopoguerra: sua madre, Eglis Teresa Chiodi, ha origini italiane, mentre suo padre, Mario Quemp, viene dalla Germania.

È soltanto per la fantasia e l'ignoranza di un addetto all'anagrafe che quel cognome, Quemp, si trasforma in Kempes. A Mario piace e da quel momento in poi si chiamerà così. Sposa Eglis Teresa e dalla loro unione nasce, appunto, Mario Alberto.

Il bambino non dimostra grande passione per gli studi, mentre fin dalla tenera età ha una grande amore per il pallone, anche perché il papà, che di mestiere fa il carpentiere, gioca nel ruolo di centrocampista fra i Dilettanti. Incentivato a sviluppare questa attitudine dal padre, a 7 anni Mario Alberto entra a far parte del Settore giovanile dell'Atletico Bel Ville, per poi passare, a 14, nelle riserve del Talleres Bel Ville, con cui a 16 anni fa il suo debutto in Prima squadra.

Gioca da ala sinistra o seconda punta, ma all'occorrenza fa anche il centravanti. Segni particolari: segna tantissimi goal. A 17 anni arriva la svolta. Siamo nel marzo del 1972 e il presidente dell'Instituto di Cordoba, Roberto Petraglia, incontra il suo collega, Edoardo Tossolini, padrone della falegnameria di Bel Ville, per trattare la cessione della giovane punta.

"È vero che c'è un pibe che segna tantissimi goal?", gli chiede.
"Sì, è vero", conferma Tossolini.
"Bene, allora lo prendo - dice Petraglia - , Mi serve, perché sto costruendo una squadra di livello e ne ho bisogno".
"Come, così senza niente? - domanda il patron del Talleres Bel Ville - Facciamo così: tu lo fai giocare nella prima amichevole. Se Kempes non segna entro 15 minuti te lo cedo gratis, se invece segna entro i 15 minuti fissiamo un prezzo per il ragazzo".

Mario va a segno al 14', e aggiunge altri 3 goal. Le 4 reti realizzate costringono Petraglia a trattare il prezzo con Tossolini: alla fine l'attaccante si trasferisce all'Instituto per 3 milioni di pesos. Il 5 ottobre 1973 Kempes debutta nella Primera División argentina(Campionato Nacionál) nella sconfitta interna contro il Newell's Old Boys (0-1).

L'impatto del giovane Kempes è subito notevole: segna 11 reti in 13 gare, la prima delle quali quattro giorni dopo l'esordio ai danni del River Plate.

L'ASCESA COL ROSARIO CENTRAL

Gli 11 goal nella sua prima stagione ad alti livelli gli spalancano le porte del Rosario Central. I gialloblù se lo aggiudicano per 130 milioni di pesos. L'Instituto lo aveva offerto anche al Boca Juniors, ma gli Xeneizes avevano rispedito la proposta al mittente:

"Giocatori come Kempes ce ne sono almeno 100 in Argentina - sosterrà il presidente Alberto Armando -, io tutti quei soldi per lui non li spendo".

Se ne pentirà non poco. L'ascesa di Mario è infatti inarrestabile.Con lui il Central, che aveva vinto il Torneo Nacionál nel 1973, si mantiene ai vertici del calcio argentino ottenendo nel 1974 due secondi posti nel Torneo Metropolitano (alle spalle dei rivali del Newell's Old Boys) e nel Torneo Nacional (preceduto dal San Lorenzo de Almagro).

Il bomber delle 'Canaglie' agisce da punta centrale, e, partendo da lontano, risulta devastante. Si laurea 'maximo goleador', ovvero capocannoniere, del Torneo Nacional, grazie a 25 goal realizzati. In totale nel 1974 ne segna 33 in 43 presenze, che dimostrano la bontà dell'acquisto operato dal Rosario Central. L'anno seguente ne realizza 38 in 49 gare fra i due Campionati, più 5 in 9 partite in Copa Libertadores, per una cifra complessiva di 43 goal in 58 match giocati.

Numeri impressionanti, che gli fanno guadagnare il soprannome di 'El Matador di Bel Ville' consacrano il mancino di Bel Ville nuovamente 'goleador maximo', questa volta del Torneo Metropolitano, nel 1976, nella quale fa centro 21 volte in 22 presenze. In quattro anni, conteggiando i 2 centri rifilati al Newell's Old Boys negli spareggi di qualificazione alla Copa Libertadores, e gli 8 in quest'ultima competizione, fanno 97 goal in 107 gare, che lo rendono ancora oggi il miglior marcatore all-time del Rosario Central.

Mario Alberto Kempes ValenciaInternet

IL VALENCIA E I SUCCESSI IN EUROPA

Nell'estate del 1976 Mario Kempes è pronto per varcare l'Oceano Atlantico e sbarcare in Europa. Su di lui punta il Valencia, club di medio-alto livello della Liga spagnola. Per lui stravede infatti Alfredo Di Stefano, 'La Saeta Rubia', che aveva reso grande il Real Madrid e guidato fino al 1974 i Pipistrelli.

Il fuoriclasse di Barracas ne consiglia caldamente l'acquisto alla sua ex società, guidata in quel momento dal paraguayano Heriberto Herrera. La fumata bianca arriva al termine di una lunga trattativa, che porta nelle casse del Rosario Central una cifra fra i 500 e i 600 mila dollari.

In Spagna continua il feeling con il goal del 'Matador de Bel Ville', che con i bianconeri vive le sue stagioni migliori: l'attaccante argentino è ancora una volta devastante, e vince per 2 volte consecutive il titolo di 'Pichichi': 24 goal in 34 presenze nel 1976/77, addirittura 28 in 34 gare nel 1976/77. La squadra ottiene un 7° e un 4° posto in classifica.

L'anno post Mondiale è meno ricco, con 18 goal in 46 partite, di cui 12 in campionato e 3 in 6 gare di Coppa UEFA. Il 1979/80 è invece probabilmente l'anno più esaltante: Kempes vince infatti con il Valencia la Coppa delle Coppe e con 9 goal in altrettante gare si laurea capocannoniere del torneo.

'El Matador' segna anche tre doppiette contro il Boldklubben al primo turno, i Glasgow Rangers agli ottavi e il Nantes in semifinale, sempre nelle sfide decisive di ritorno. Nella finale contro l'Arsenal, che resta inchiodata sullo 0-0 dopo i tempi regolamentari, sbaglia invece il primo calcio di rigore della serie finale. Quest'ultima premia comunque gli spagnoli, che si impongono 5-4 sugli inglesi.

Il 17 dicembre 1980 è in campo nella gara di ritorno della Supercoppa Europea contro il Nottingham Forest. Il confronto premia ancora una volta gli spagnoli, che si impongono 1-0 nel match di ritorno dopo il k.o. per 2-1 in Inghilterra e alzano il trofeo. Oltre ai successi sportivi, a Valencia Kempes sposa Maria Vicenta Moll, la sua prima moglie, che gli darà tre figli: Magali,Arianne e Mario Junior.

Argentina France 1978 World Cup; Passarela, Houseman, Galvan, Tarantini, Kempes, Fillol, Gallego, Ardiles, Luque, Valencia, OlguinGetty

L'EROE DEL MUNDIAL '78

Il rapporto fra Kempes e la Nazionale argentina inizia nel 1973. Quando è ancora un giocatore dell'Instituto di Cordoba debutta nella Selección Fantasma di Omar Sivori, con cui si allena in segreto in altura per disputare la gara di qualificazione ai Mondiali contro la Bolivia, mentre la Prima squadra era stata impegnata pochi giorni prima con il Paraguay.

Il 23 settembre 1973 l'Argentina supera 0-1 a La Paz la Bolivia e strappa il biglietto per i Mondiali del 1974. Kempes, dopo il debutto, va subito in goal nelle successive tre amichevoli: in particolare il 22 maggio 1974 segna una doppietta a Wembley all'Inghilterra (2-2).

Si guadagna così la chiamata del nuovo Commissario tecnico Vladislao Cap, che lo inserisce nella rosa dei 22 per i Mondiali. In Germania Ovest, però, la stella di Kempes e l'Argentina non brillano. 'El Matador' disputa tutte le 6 partite del Primo e del Secondo turno, inclusa la gara con l'Italia pareggiata 1-1, lavorando per la squadra ma senza incidire.

L'Albiceleste esce nel secondo girone, dopo esser stata strapazzata dall'Olanda di Cruijff (4-0) e aver perso il Superclasico col Brasile (1-2). L'unico punto è l'inutile pareggio con la Germania Est (1-1).

Quattro anni più tardi in Argentina il regime militare del generale Jorge Rafael Videla non vede di buon occhio i giocatori che militano in campionati esteri. Fra questi c'è ovviamente anche Kempes, che in quel momento è uno dei grandi goleador della Liga spagnola.

Arriva all'appuntamento forte dei 52 goal segnati in due campionati spagnoli, eppure la sua convocazione resta in dubbio fino all'ultimo. L'opinione pubblica è divisa. 'El Flaco' Menotti, il nuovo Commissario tecnico dell'Albiceleste, lo tiene d'occhio e alla fine, quando il regime dà il via libera, lo convoca nell'elenco preliminare di 25 elementi, confermandolo successivamente nella lista finale dei 22 che faranno il Mondiale.

Il bomber del Valencia è così l'unico 'straniero' nella rosa dell'Argentina. Sarà proprio la grande fiducia riposta in lui da Menotti, alla lunga, a provocarne l'esplosione. Fra i grandi esclusi c'è anche un certo Diego Armando Maradona, all'epoca neppure maggiorenne.

Kempes riceve una 'maglia pesante', la numero 10, che gli viene assegnata in rigoroso ordine alfabetico, e parte titolare fin dalla prima partita contro l'Ungheria, vinta 2-1 dai padroni di casa. È impiegato da ala sinistra nel tridente offensivo che vede Leopoldo Luque centravanti e Daniel Bertoni all'ala destra.

La Selección supera con questo assetto anche la Francia di Platini, ma Luque si fa male e non può essere utilizzato contro l'Italia di Bearzot, anche perché scopre che suo fratello è morto, ufficialmente per un incidente d'auto, probabilmente ucciso dai militari perché oppositore del regime. Il centravanti deve allontanarsi dal ritiro, accetterà però di tornare nella Seconda fase.

Kempes, con l'inserimento di Ortiz dal primo minuto, fa così il centravanti contro gli Azzurri, ma un guizzo di Bettega, dopo uno spettacolare scambio in velocità con Paolo Rossi, darà il successo a questi ultimi e sfratterà i padroni di casa dal Monumental di Buenos Aires.

L'Argentina, seconda nel girone, si qualifica comunque alla Seconda fase, nella quale viene inserita nel Gruppo Bcon Polonia, Perù e Brasile. Fino a quel momento il Mondiale di Kempes era stato sufficiente, senza particolari sussulti. L'attaccante oltre che con la consueta lunga chioma ciondolante, era sceso in campo con barba e baffi, look tipico degli anni Settanta.

“Giocai con barba e baffi la prima partita - ricorderà -, e anche la seconda. Non segnai. Alla terza, decisi allora di tagliarmi la barba. E non segnai lo stesso. Così prima della gara con la Polonia mi incrociò Luis Menotti, il Ct., che mi aveva visto giocare e segnare a valanga a Valencia senza barba né baffi, e mi disse: 'Io con questi baffi non ti ho mai visto segnare. Perché non te li tagli?'. E così feci...".

Il classico gesto scaramantico del calcio porta fortuna al 'Matador', che il 14 giugno 1978, in quello che era stato il suo stadio, a Rosario si sblocca: il numero 10 con una doppietta stende la Polonia e dà i primi 2 punti della seconda fase alla squadra. La prima rete è uno spettacolare colpo di testa sul primo palo, la seconda arriva con una penetrazione centrale e un sinistro preciso e angolato, dopo aver saltato in dribbling un difensore.

Kempes 08102014Getty Images

Kempes, per fermare un colpo di testa sotto misura di Lato, aggiunge 'una parata' con le mani sulla riga di porta, che costa l'assegnazione del rigore alla Polonia sul risultato di 1-0. Fillol tuttavia neutralizza il tentativo di esecuzione e tiene inviolata la sua porta, prima che lo stesso numero 10 chiuda i giochi definitivamente.

'El Matador', episodio del rigore a parte, è un altro giocatore rispetto alla prima fase: in campo sembra volare e danzare con la palla, e per gli avversari è un problema fermarlo. La seconda sfida contro il Brasile, ricordata per il ritorno di Luque, convinto a concludere il torneo, è all'insegna dell'alta tensione, e termina con un pareggio per 0-0. Le pressioni sono molto alte, il regime di Videla vuole che l'Albiceleste vinca la Coppa del Mondo per arricchire il proprio prestigio.

Il Brasile batte la Polonia 3-1, sicché è in netto vantaggio nella differenza reti: +5, con 6 goal fatti e uno subito, a fronte del +2 (2 reti segnate e zero subite) della Selección. Per andare in finale l'Albiceleste deve sommergere di goal La Blanquirroja con almeno 3 goal di scarto, segnandone almeno 5. A Rosario il Perù è travolto 6-0 con un punteggio tennistico al quale Kempes contribuisce con la sua seconda doppietta e nel quale incide non poco la disastrosa prestazione del portiere Quiroga.

Quest'ultimo era un argentino naturalizzato peruviano, che aveva vissuto proprio a Rosario in gioventù. Per molti, in quella che passerà alla storia come 'marmelada peruana', c'è stata la mano del regime, che avrebbe corrotto l'estremo difensore per agevolare il compito dell'Albiceleste. Sospetti legittimi, di cui però non ci saranno mai le prove.

"Noi non sapevamo nulla - assicurerà 'El Matador' -, e a noi giocatori non importava dei militari".

Il Brasile è comunque beffato, e in finale ci va l'Argentina, che il 25 giugno 1978 a Buenos Aires, allo Stadio Monumental, gremito da circa 80 mila spettatori, affronta l'Olanda in una sfida che si annuncia spettacolare, e lo sarà. La partita si gioca soltanto a poche centinaia di metri dalla Escuela Mecánica de la Armada, uno dei più grandi centri di tortura messi in piedi dalla dittatura militare. I due volti dell’Argentina di quel tempo non sono mai stati tanto vicini.

Nello spogliatoio del Monumentál, 'El Flaco' Menotti mette subito i puntini sulle i:

"Non vinciamo per quei figli di p*****a - esclama il Ct. argentino -. Vinciamo per il nostro popolo".

E se Videla per il popolo argentino costituisce il volto del terrore e della tirannia, Kempes è diventato per loro l'eroe positivo dei Mondiali. Proprio la finale segna il picco della sua carriera calcistica. Al 23' su assist di Luque dalla sinistra, Kempes sblocca il risultato: riceve centralmente, e pressato da Haan, riesce comunque a concludere in scivolata sull'uscita di Jongbloed. La Selección si porta sull'1-0 e prova a gestirlo, ma a 8 minuti dalla fine un colpo di testa di Nanninga fissa il risultato sull'1-1.

Máximos ídolos de la Selección: kempesGetty Images

A 30 secondi dalla fine i padroni di casa potrebbero capitolare, tuttavia il gran tiro di Rensenbrink colpisce il palo interno e la palla, finita sui piedi di Gallego, è spazzata in fallo laterale. La sorte premia l'Argentina e si il match va ai supplementari.

Qui sale in cattedra nuovamente 'El Matador', alla sua terza doppietta nelle ultime 4 gare giocate. Il numero 10 sfonda dalla sinistra nella retroguardia avversaria, e con un'azione travolgente e irresistibile, dopo la ribattuta di Jongbloed, si ritrova la palla sul piede sbagliato, il destro, e da pochi passi segna il 2-1 che lo consacra capocannoniere dei Mondiali '78.

Il tris finale di Bertoni fissa il punteggio sul 3-1 e regala la Coppa del Mondo all'Argentina. In un clima surreale, in un Paese lacerato e sconvolto per il dramma dei 'desaparecidos', viene allestito il palco per la premiazione. Mentre gli olandesi, polemici per l’arbitraggio dell'italiano Gonella, marcatamente casalingo, rientrano negli spogliatoi senza salutare le autorità, i giocatori biancocelesti salgono sul palco d’onore.

Qui, con il presidente della Federcalcio argentina, li aspettano Videla e i suoi gerarchi, desiderosi di consegnare il trofeo e di prendersi la popolarità che la grande manifestazione sportiva poteva dare. Non tutti, però, stringono la mano al generale. Fra quelli che non lo salutano spicca Mario Kempes. La sua mancata stretta di mano non passa inosservata e sorgono quasi subito polemiche.

"Nella confusione sono rimasto lontano", spiegherà nei giorni seguenti.

Cambia tuttavia versione nel 2001, in un'intervista al quotidiano 'La Capital':

"Videla? Non volli proprio salutarlo".
"Non ho nemmeno toccato la Coppa da tanta confusione - smentisce invece a 'El Gráfico' nel 2002 - Né quella notte né mai. L’unica Coppa che toccai fu quella di cioccolato, replica di quella del Mondiale, che mi spedì una pasticceria di Bel Ville".

Comunque siano andate le cose, grazie alle sue prestazioni Kempes è nominato anche Miglior giocatore del Mondiale, e alla fine del 1978 è premiato come 'Giocatore argentino dell'anno' e con il Pallone d'Oro sudamericano quale 'Calciatore sudamericano dell'anno'.

"La soddisfazione fu enorme - ammetterà -, ma il merito andava condiviso con i miei compagni di squadra. Loro mi aiutarono ad essere il migliore, e insieme vincemmo il nostro primo Mondiale".
Mario Kempes Argentina Holland FIFA World Cup 06251978

Da erore dei Mondiali '78, 'El Matador' partecipa anche all'edizione di Spagna '82. In quest'occasione ha modo di giocare assieme a Diego Armando Maradona, cui cede la maglia numero 10 con un gesto di grande umiltà. Chiamato al sacrificio per la squadra, complice anche una condizione non ottimale, Mario disputa tutte e 6 le partite dell'Argentina, ma non riesce ad incidere. La squadra è eliminata dall'Italia nella Seconda fase.

"Ritengo che non fossimo del tutto concentrati sull’obiettivo - dirà a 'Contrasti' -. Ricordo benissimo che, quattro anni prima, eravamo totalmente concentrati a vincere il mondiale. Ventiquattro ore su ventiquattro. Erano pochi i momenti in cui potevamo uscire per vedere le nostre famiglie o staccare dalla nostra routine. E questo ci aiutò. Eravamo un gruppo unito, sempre. Nel 1982 non fu così, nonostante avessimo una rosa migliore, con giocatori molto più famosi a livello globale. Ma l’equilibrio che trovammo nel ’78, e che immagino trovarono nel 1986, non arrivò mai in Spagna. Questo è stato".

La gara giocata contro il Brasile il 2 luglio 1982(sconfitta per 1-3) sarà anche l'ultima del 'Matador' con la divisa dell'Albiceleste, con un bilancio di 20 goal in 43 gare.

Kempes España 1982Getty

LA PARENTESI RIVER PLATE E IL RITORNO IN SPAGNA

Nel gennaio del 1981, dopo aver segnato 9 reti in 11 partite della Liga, Kempes torna in Argentina: lo acquista infatti il River Plate, che per assicurarselo paga 300 milioni di pesetas. A volerlo è Alfredo Di Stefano, che questa volta avrà modo di allenarlo.

Con i Millonarios il capocannoniere di Argentina '78 disputa 2 campionati di buon livello, un Torneo Metropolitano e un Torneo Nacional, con 16 reti totali in 33 gare, vincendo il suo primo (e unico) campionato argentino, il Torneo Nacional 1981.

Il Valencia così lo riaccoglie nell'estate del 1982, ed il 'Matador de Bel Ville' disputa le ultime due stagioni con i Pipistrelli, affermandosi come vera e propria leggenda del club spagnolo. Nel 1984, prima di compiere 30 anni, dà l'addio al club, dopo un grave infortunio che ne limita l'apporto alla squadra. Saluta da vero mito con 149 goal complessivi in 245 presenze.

"A Valencia - racconterà l'ex attaccante a 'Contrasti' - fu un’esperienza incredibile: il feeling con la gente, non solo con i tifosi, era ottimo. Il rapporto era stupendo e non solo per quello che feci in campo, ma anche per il rapporto che avevo al di fuori. Credo che le persone mi ricordino soprattutto per questo". 

ATTACCANTE GIRAMONDO

Ma la carriera del mancino di Bel Ville non si esaurisce con l'esperienza molto positiva al Valencia. A 30 anni, infatti, Kempes riparte dall'Hercules, piccolo club che gioca comunque nella Liga spagnola. La stagione 1984/85 è assai tribolata, e a causa di diversi infortuni, 'El Matador de Bel Ville' gioca soltanto 19 gare fra campionato e Copa del Rey e segna un solo goal. Quest'ultimo sarà tuttavia importante perché realizzato contro il Real Madrid al Bernabeu e decisivo per la salvezza.

Nel 1985/86, invece, nonostante una stagione positiva sul piano personale con 10 goal in 23 gare, il bomber argentino non riesce a salvare la squadra di Alicante, che chiude il campionato al penultimo posto e retrocede in Segunda División.

Kempes saluta il piccolo club (42 presenze e 11 reti) e la stessa Spagna, e inizia un lungo peregrinare in giro per il Mondo. La meta successiva è l'Austria, che lo vede in campo per ben 6 anni divisi fra First Vienna (25 presenze e 9 reti) in Prima Divisione, St. Pölten (2 anni in Prima Divisione, uno in Seconda, con 26 goal e 104 partite) e Kremser (due stagioni in massima divisione con 40 presenze e 7 goal).

Nell'aprile 1993 dà per una prima volta l'addio al calcio giocato con un'amichevole fra Valencia e PSV Eindhoven. Poi però ci ripensa e gioca ancora in Cile con il Fernández Vidal(11 gare e 5 goal), per chiudere addirittura in Indonesia come allenatore-giocatore del Pelita Jaya (15 presenze e 10 reti) a poco meno di 42 anni.

Quando appende le scarpette al chiodo ha realizzato oltre 350 goal in più di 650 gare giocate con squadre di club.

DOPO IL RITIRO: ALLENATORE E OPINIONISTA TV

La seconda vita di Mario Kempes lo vede nei panni di allenatore accettare sfide esotiche e complesse, senza peraltro molta fortuna. La prima vera esperienza in panchina arriva in Albania con il Lushnja: 'El Matador di Bel Ville' è il primo tecnico straniero alla guida di una squadra del Paese.

L'avventura in terra albanese giunge ad una breve e rapida conclusione, quando nel 1997, con lo scoppio della guerra civile, l'ex bomber deve riparare nella sua Bel Ville. Qui gli arriva la chiamata dal Venezuela: lo vogliono per allenare i Mineros de Guayana. Kempes resta alla loro guida fino al 1998, e sposa in seconde nozze Julia, una ragazza locale, da cui avrà il suo quarto figlio, Natasha. Poi passa in Bolivia, alla guida dei The Strongest.

L'ex bomber arriva a La Paz nel mese di giugno, preceduto dalla sua fama. Ma la squadra boliviana si rivela una patata bollente, dato che sta vivendo il peggior momento della sua storia, appesantita da una crisi istituzionale ed economica che supererà con fatica. A fine anno consegue un brillante 2° posto, perdendo la finale con il Blooming.

Poi è ancora in Costa Rica con il Santa Barbara, successivamente torna in Bolivia con Blooming e Independiente Petrolero. In mezzo trova il tempo anche per fare una campagna UNICEF in Marocco. Ad inizio millennio sembrano potersi spalancare per lui le porte dell'Italia.

Il Fiorenzuola, club della provincia di Piacenza, che negli anni Novanta aveva militato costantemente in Serie C, sfiorando nel 1995 la Serie B, nel 2001 retrocede in Serie D ma viene ripescato. Un gruppo di imprenditori lombardi, guidato da Alessandro Aleotti, cerca la scalata per acquistare la società emiliana. In sinergia con la Global Foot Sport, un'agenzia internazionale di procura sportiva, inoltre, ingaggia una quindicina di giocatori argentini e uruguayani come rinforzo, e, soprattutto, vuole affidare la guida tecnica della squadra a Mario Kempes.

Aleotti, formalmente non ancora presidente, agisce però come se tale già fosse: così 'El Matador' arriva a Fiorenzuola e guida la squadra nel ritiro di Pian Borno. Il potenziale nuovo patron versa persino le fideiussioni per partecipare al campionato. L'obiettivo è quello dei playoff, ma la fumata bianca tarda ad arrivare. Alla fine non se ne farà nulla: Aleotti non sarebbe mai diventato presidente del Fiorenzuola e nel mese di ottobre la trattativa con il presidente precedente Villa salta definitivamente.

Kempes, suo malgrado, deve andarsene, rilasciando dichiarazioni al veleno contro il Fiorenzuola e il modo in cui era stato trattato.

"Non è raro vedere ex campioni del Mondo iniziare ad allenare dal basso - commenterà anni dopo su quell'esperienza -, partendo da zero. Esistono molti ex campioni o grandi giocatori che hanno cominciato la loro carriera in panchina dalla serie minori. Solo pochi fortunati non hanno seguito questo percorso. Mi sarebbe piaciuto molto allenare il Fiorenzuola, ma alla fine saltò tutto".

L'occasione in Italia gli arriva a fine dicembre 2001: lo vuole infatti Eugenio Filograna, presidente del Casarano, che è chiamato a risollevare dalle zone basse della Serie D. La stessa società, la Global Foot Sport, porta 11 giocatori sudamericani in Puglia.

Anche qui, però, l'esperienza di Kempes è fallimentare: allena la squadra per sole 4 partite, ottenendo una sconfitta, 2 pareggi e una vittoria. La squadra e i tifosi sembrano iniziare a vedere la luce, ma Mario la pensa diversamente: fatte le valigie va in Spagna per guidare il San Fernando, squadra della Segunda División B, equivalente della Serie C italiana, visto che la Serie D gli sta stretta. Il Casarano, preso alla sprovvista, affida la sua panchina a Luigi Bodi, che riesce alla fine a salvare la squadra.

Quella con il San Fernando resta l'ultima esperienza da allenatore del 'Matador', che ha avuto una carriera da calciatore decisamente più esaltante. Ben più fortunata è anche l'avventura in tv. Dal 2004, infatti, Kempes è un apprezzato opinionista di 'ESPN Latinoamerica'. Presta anche la sua voce per il videogioco FIFA 13, esperienza che lo ha reso popolare anche fra i più giovani.

Mario Alberto KempesGoal

Nel luglio 2011 il calcio argentino omaggia il grande campione intestandogli il rinnovato stadio Chateau Carreras di Cordoba, che diventa per tutti 'Stadio Mario Alberto Kempes'.

"Mi tremano le gambe - confida l'ex attaccante -. Pensavo che avrebbero messo una targa, non un cartello così grande col mio nome".

Rimasto sempre umile, nonostante la sua fama universale, nel 2014 l'eroe del Mundial '78 deve affrontare uno dei momenti più difficili della sua vita: finisce infatti sotto i ferri per un delicato intervento al cuore, dopo che i medici gli ritrovano le arterie per l'80% ostruite. Gli viene così applicato con successo un triplo bypass.

Ripresosi bene, oggi l'ex bomber, che da tempo non ha più la folta chioma oscillante che sfoggiava da calciatore, continua il suo lavoro da opinionista televisivo. Fra i calciatori attuali stravede fra gli altri per il suo connazionale Lautaro Martínez, che di recente, a 'La Gazzetta dello Sport', ha definito "un gioiello raro".

Nel 2004 Pelé ha inserito 'El Matador de Bel Ville' fra i 125 giocatori viventi più forti, mentre l'IFFHS lo reputa fra i migliori 30 calciatori sudamericani del XX secolo. Kempes è inoltre ambasciatore internazionale del Valencia e ambasciatore itinerante del Rosario Central, i due club cui più degli altri ha legato la sua carriera.

"Non sono tifoso di nessun club - dichiara in un'intervista del 2022 con 'Contrasti' -, se non di quelli per cui ho giocato. Il Valencia, il Rosario Central, il River, l’Institudo, l’Hercules, le squadre austriache. Per il resto, osservo sempre come gioca una squadra o l’altra e amo il calcio come il primo giorno. Ricevo tante critiche, positive e negative. Questo mi piace perché quando finiscono le partite il tavolino del bar serve proprio per discutere".
Pubblicità
0