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Massimiliano Allegri Napoli Juventus Serie AGetty

La Juventus affonda a Napoli: ennesimo esame fallito

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Doveva essere il ‘match verità’ del campionato, la partita che vedeva opposto il Napoli capace di cose spettacolari alla Juventus, ovvero la squadra più pratica del torneo, quella del ‘corto muso’ che ha vinto otto partite consecutive senza prendere goal e che spesso è riuscita a risolvere la situazione a proprio favore ad un soffio dal gong. Il campo ha detto che non c’è stata storia.

Nella serata in cui ogni discorso poteva essere definitivamente riaperto, i partenopei hanno mandato un eloquente messaggio a tutti e l’hanno fatto schiantando coloro che, tra fine 2022 ed inizio gennaio 2023, avevano accelerato al punto da candidarsi al ruolo più seri rivali nella corsa che conduce allo Scudetto.

Quanto di buono fatto dalla Juventus in campionato da metà ottobre ai primi giorni di gennaio, è stato spazzato via da un 5-1 che si è già guadagnato il suo posto nella storia del calcio italiano. Era infatti dal 30 maggio 1993, ovvero da un Pescara-Juventus con Massimiliano Allegri protagonista in campo con la maglia degli abruzzesi addosso, che la Vecchia Signora non subiva cinque goal in una partita di Serie A e incredibilmente, al triplice fischio finale del ‘Maradona’, la sensazione di molti è stata quella che ai bianconeri le cose siano andate perfino bene.

Troppo netto il divario tra le due squadre, un solco scavato da qualità e idee di gioco dal quale è venuta fuori una sentenza: va bene provare a vincere di misura, ma contro certi avversari non basta.

La Juventus contro il Napoli è andata in difficoltà fin dal primo minuto e solo un guizzo a fine primo tempo ha dato la sensazione che potesse esserci in qualche modo partita. Il resto della gara è stato in realtà un continuo inseguimento, un correre su e giù nella speranza di rimediare ad un qualcosa di irrimediabile.

Sul banco degli imputati è finito ovviamente anche Massimiliano Allegri, reo di aver sbagliato alcune scelte iniziali e di non aver dato alla squadra quel gioco che poi ti spinge al livello successivo. E’ partito con un 3-5-1-1 che prevedeva Chiesa, alla prima da titolare dopo un anno e quattro giorni dall’ultima volta, a tutta fascia e chiamato ad arginare lo scatenato Kvaratskhelia, e poi per tre volte ha cambiato modulo nel tentativo di trovare l’assetto migliore.

Federico Chiesa Napoli Juventus Serie AGetty

Dopo aver costretto il suo numero 7, ma anche il suo 17 ovvero Kostic, ad agire praticamente da terzini in una sorta di difesa a cinque forzata, ha risistemato le cose riportando proprio Chiesa in alto a sinistra (per un 4-4-2). Il goal siglato da Di Maria al 42’, quello del 2-1, si è poi rivelato essere la più amara delle illusioni e questo anche perché il Napoli, nel momento in cui molte altre squadre avrebbero potuto vacillare, ha invece iniziato ad accelerare mettendo la Juve all’angolo.

La squadra che in diciassette partite di campionato aveva subito appena sette goal, in 90’ ne ha presi cinque. La difesa capace di inanellare qualcosa come dodici cleen sheet si è riscoperta travolta dagli eventi, Bremer, uno dei grandi colpi della campagna acquisti estiva, ha barcollato come forse mai aveva fatto in carriera e soprattutto il centrocampo è parso impossibilitato non solo ad arginare ma anche solo ad immaginare una parvenza di trama offensiva.

A crollare al ‘Maradona’ non è stata insomma solo la Juventus, ma anche un modo di fare di calcio. Certe sconfitte inducono per forza di cosa a tirare delle somme e la realtà dice che, ad inizio gennaio, la Juventus, una squadra costruita in estate per avere enormi ambizioni, è già fuori dalla Champions League e si trova staccata di dieci punti dal primo posto in campionato. Troppo poco perché il giudizio complessivo sia positivo.

Resta quel filotto di otto vittorie di fila senza prendere goal che ha portato in molti a pensare che con la sola praticità si potesse riaprire il campionato, ma alla prova dei fatti a molti è certamente venuto da chiedersi quale sia il reale valore di quella serie di successi.

Al momento dell’esame più importante, la Juve si è sciolta come neve al sole e non è la prima volta che la cosa accade nel corso di questa stagione.

Il girone di ritorno, ma soprattutto la Coppa Italia e l'Europa League, diranno se si potrà dare al tutto un senso diverso. Quello che appare certo è che il 'corto muso' non può più bastare.

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