Ci sarà anche Lorenzo Insigne, questa sera, nella bolgia del Bernabeu. Lui, napoletanissimo e simbolo di un Napoli che vuole provare a costruirsi un pezzo di impresa in casa del Real Madrid, pensando magari a strappare la qualificazione nella gara di ritorno.
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"Sappiamo che è una grande squadra, davanti hanno Ronaldo: il miglior giocatore del mondo insieme a Messi - dice il talento azzurro, intervistato da 'Repubblica' - Ma il mister ci ha detto di stare sereni, resta comunque una partita di calcio. Magari riusciamo a tornare a casa con un buon risultato per giocarci la qualificazione al San Paolo, uno stadio che può incutere timore perfino al Real".
Si parla anche di lui e dei suoi cambiamenti nel corso degli anni. Con Rafa Benitez, ad esempio, Insigne ha "imparato l’importanza della fase difensiva. Prima mi preoccupavo solo di quella offensiva". Mentre con Zdenek Zeman"ti divertivi... Con lui esisteva solo la fase offensiva: 'preoccupati di attaccare', mi ripeteva".
Per arrivare in alto, giura Insigne, serve "sapersi sacrificare. Io ho rinunciato a tante cose: a uscire il sabato sera, a fare tardi con gli amici. A Napoli ci sono tanti giocatori di talento che non arrivano in alto perché non hanno la capacità di rinunciare a tante cose". E per restarci servono "professionalità e serietà. A me piace arrivare sempre un’ora prima agli allenamenti".
Certo, poi ci sono i difensori avversari. I due che gli hanno mollato più calci nel corso della sua ancor breve avventura in Serie A? Giocano entrambi nella Juventus: "Chiellini e Barzagli, ma è il loro lavoro".
Nella Juventus, però, giocava anche il calciatore a cui avrebbe chiesto un autografo: "Alessandro Del Piero: per il suo modo di giocare, per come tirava le punizioni, per la sua professionalità. E perché non discuteva mai con nessuno, né dentro né fuori del campo".




