Il Psv Eindhoven di oggi è l’Ajax di dieci anni fa. All’epoca i due club che dominavano la Eredivisie erano separati da una netta distinzione della politica societaria, con quello di Eindhoven principale big spender d’Olanda (fatte tutte le debite proporzioni nell’applicare una simile parola al contesto del campionato olandese) e quello di Amsterdam maggiormente focalizzato sul vivaio. Una prerogativa che gli ajacidi non hanno perso neppure oggi, anche se, con l’arrivo di Marc Overmars nella stanza dei bottoni, i biancorossi hanno ripreso a operare con decisione sul mercato a livello di spese.
Il Psv, per contro, si è convertito alla filosofia che ha reso l’Ajax un marchio riconoscibile in tutto il mondo: quella del vivaio. Il De Herdgang, sede del settore giovanile del club, non è mai stato produttivo come in questi ultimi anni, con investimenti sempre crescenti (4-5 milioni di euro annui) che hanno impresso un deciso cambio di marcia alla (ormai ex) società della Philips. Il riferimento si chiama Memphis Depay: un talento fatto crescere in casa e ceduto per 30 milioni di euro, una cui quota è poi stata reinvestita sul mercato. Ma ci sono stati anche Jetro Willems, Jurgen Locadia e Joshua Brenet, che hanno portato a 60 i milioni incassati dalla vendita dei giocatori prodotti dal vivaio nelle ultime stagioni.
GettyProssimamente entreranno nell’elenco anche Jorrit Hendrix, Jeroen Zoet e Steven Bergwijn, quindi, se tutte le cose andranno per il verso giusto, in un prossimo futuro sarà il turno di Pablo Rosario, Donyell Malen e Cody Gakpo. La filosofica “autarchica” del Barcellona epoca Guardiola non è così lontana, con l’unica grande differenza che i blaugrana (vincitori 4-0 contro il Psv nella prima giornata del girone) si attestano su un budget attorno ai 650 milioni di euro contro i 75 degli olandesi, il cui ultimo esercizio finanziario si è chiuso con un avanzo di 200mila euro. Solito discorso: l’assenza di debiti non regala competitività a livello internazionale, e i numeri a maggioranza delle partecipanti alla Champions viaggiano su ben altri livelli.
C’era una volta il Psv re dello scouting, capace di pescare pepite che, senza tornare ai tempi di Ronaldo, aveva rivestito un ruolo importante nel club, tanto a livello sportivo quanto a livello economico al momento della cessione. Giocatori quali Gomes, Farfan, Park Ji-Sung, Alex, Mertens, Strootman. Questo Psv esiste ancora, ma si è adattato al mutare dei tempi. “Oggi”, afferma il dg Toon Gerbrands, “i top club hanno a disposizione centinaia di milioni di euro e arrivano ovunque. Non si tratta più di esplorare una zona poco battuta e scovare il tesoro nascosto. Il mondo è cambiato, il modo di condurre le trattative è cambiato”.
Una riflessione che si sposa con la regola del 5-9 applicata sul mercato del Psv: per i giocatori di prima fascia della squadra, per il cui ruolo non esiste un’opzione valida proveniente dal vivaio, il prezzo di acquisto deve essere compreso tra i 5 e i 9 milioni di euro. In caso contrario, ci si rivolge altrove. Gaston Pereiro e Hirving Lozano, le due stelle straniere della selezione olandese, sono arrivati nel rispetto dei parametri sopra citati.
Una politica societaria così decisa e definita riesce a mettere al riparo la squadra da molti scombussolamenti. In estate infatti il Psv ha cambiato allenatore, direttore tecnico e responsabile del settore giovanile: Phillip Cocu se ne è andato al Fenerbahce, un anno prima della data di partenza concordata con il club; Marcel Brands ha accettato l’offerta dell’Everton; Pascal Jensen per contro ha optato per un lavoro più a stretto contatto con il campo. Variazioni che avrebbero potuto avere un effetto destabilizzante, ma proprio l’obiettivo di volere un club legato a una determinata visione/filosofia, piuttosto che alle singole persone, ha evitato qualsiasi trauma.

Politica autarchica, si diceva: il Psv la applica non solo sul campo, ma anche alla panchina. A Cocu, allenatore fatto in casa, è subentrato Mark van Bommel, lo scorso anno allenatore dell’under-19, con il quale ha vinto il campionato di categoria (mentre lo Jong Psv, ovvero la squadra Primavera, milita nella B olandese). Il suo posto è stato preso da Ruud van Nistelrooy, con tutta probabilità il prossimo allenatore del club di Eindhoven.
Van Bommel è stato assistente del suocero Bert van Marwijk sulle panchine di Arabia Saudita e Australia, alternando l’incarico con il citato impegno nelle giovanili del Psv. Tuttavia, a dispetto dell’esperienza limitata, l’ex nazionale oranje ha già fatto intravedere elementi interessanti nella gestione del suo Psv. La capacità di rialzarsi e ripartire, a dispetto di tutto e tutti, è una qualità, posseduta da giocatore, che sembra essere già stato capace di trasmettere alla squadra. Dopo lo 0-4 di Barcellona, è arrivato il 3-0 nel big match contro l’Ajax, surclassato non solo sotto il profilo del punteggio, ma anche dal punto di vista del gioco.

Gli ajacidi hanno chiuso la partita con il 67% di possesso palla, tirando però in porta due sole volte, contro gli 8 tentativi del Psv. I primi insomma avevano il pallone, i secondi il controllo della partita. Merito di un’organizzazione e di una coesione che stanno permettendo alla squadra di viaggiare a punteggio pieno in Eredivisie, con 7 vittorie in altrettanti incontri. Rispetto a Cocu, Van Bommel presenta una formazione più offensiva, con due terzini d’attacco quali Dumfries e Angelino che si sovrappongono con frequenza alle ali – Lozano e Bergwijn – permettendo a queste ultime di incrementare la propria libertà di azione, con tagli e movimenti frequenti verso il centro. Van Bommel non rinuncia nemmeno al numero 10, ovvero Pereiro, che Cocu spesso schierava esterno d’attacco. Un impianto a trazione anteriore che si regge sul lavoro in mediana di Hendrix e Rosario (o, in alternativa, il neo-acquisto Gutierrez), fondamentali nella gestione degli spazi e dei tempi di movimento.
Hendrix, già cresciuto notevolmente con Cocu, è probabilmente il giocatore nel quale Van Bommel si rivede maggiormente, e non è un caso che le prestazioni del giocatore siano ulteriormente cresciute. Davanti è fondamentale il lavoro di boa svolto da Luuk de Jong, mentre nelle retrovie l’acquisto dall’Ajax di un difensore di esperienza come Viergever garantisce un’accettabile stabilità. Un reparto arretrato che non è un muro invalicabile, ma nemmeno un colabrodo. Per la Champions forse può non bastare, ma lo scollamento tra elite e classe media calcistica è un processo che appare ormai irreversibile. Ora e pre sempre, money talks.
