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Gresko

Gresko ha cambiato vita: dal 5 maggio con l'Inter al teatro

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Vratislav Gresko. Un nome, una garanzia. Ma al contrario. Perché la sua sagoma, i suoi errori, se li ricordano un po' tutti. Fu lui il grande colpevole del 5 maggio 2002, una delle giornate sportivamente più tragiche della storia dell'Inter, sconfitta sul campo della Lazio e costretta a dire addio a uno Scudetto che già stringeva tra le dita.

Oggi l'ex nerazzurro è un ex anche del calcio: si è ritirato nel 2015 dopo aver vestito la maglia del Podbrezová. Ha 44 anni. E, come lui stesso racconta in un'intervista a 'Il Posticipo', si è dedicato ad altro: gestisce un teatro a Banska Bystrica, in Slovacchia.

"Il teatro è solo un hobby, è un gioco, non è una cosa in cui mi impegno davvero. Il teatro è un divertimento: per fortuna è sempre pieno, io però faccio anche altre cose nella mia vita. Dallo scorso anno alleno i ragazzi Under 15 e voglio studiare per prendere la licenza Euro Pro. Mi piace allenare, ma non basta aver fatto una carriera importante da calciatore per farlo. Bisogna osservare altre società, andare a seguire i settori giovanili e le prime squadre. Bisogna andare all’estero, non è possibile farlo restando in Slovacchia. E bisogna conoscere le lingue".

Inevitabile, però, tornare a parlare di pallone. E della sua esperienza italiana: prima all'Inter, che lo portò in Serie A prelevandolo dal Bayer Leverkusen, e poi in prestito al Parma.

"Non era un periodo semplice. Secondo me oggi è tutto diverso perché i calciatori slovacchi vengono trattati diversamente nel vostro Paese. I nostri giocatori sono più conosciuti, oggi ce ne sono tanti in Serie A: Haraslin nel Sassuolo, Vavro nella Lazio, Skriniar nell’Inter, Kucka nel Parma. Ai miei tempi la situazione era diversa, ma l’Italia è stata comunque una buona esperienza per me. [...] Sono arrivato con poca esperienza e poche partite sulle gambe. Ho fatto il salto in una squadra grandissima con una bella storia calcistica, tanti tifosi e una bellissima città alle sue spalle. Purtroppo non avevo disputato tante partite in Germania per via di un infortunio muscolare".

Gresko Inter 5 maggioGetty

Inevitabile, soprattutto, parlare del celeberrimo e famigerato 5 maggio 2002. Il giorno peggiore della carriera di Gresko.

"La squadra andava bene anche se le cose alla fine sono andate come tutti sanno. Come allenatore dico sempre che si vince e si perde tutti insieme. Se vince la squadra allora vince anche l’allenatore, se la squadra perde allora perde anche l’allenatore. [...] Non hanno massacrato solo me, tutta la squadra è stata massacrata. Anche io ho sbagliato, ma potrei menzionare tante altre cose che ci hanno impedito di vincere quell’anno. Bisogna pensare alle cose belle e mettersi quelle brutte alle spalle: non dimenticarle, ma saperle usare nel futuro".

Nicola Ventola, compagno di Gresko in quell'Inter, ha raccontato qualche tempo fa che lo slovaccoandò a far shopping a Milano il giorno dopo la clamorosa sconfitta contro la Lazio,"venendo salvato dalla Polizia".

"Io ho tanti amici interisti in Italia: anche loro mi hanno chiesto se questa cosa è vera e perché ho sbagliato. Io non voglio dare colpe agli altri, mi prendo le mie responsabilità. Ero giovane, avevo 22 anni. Dopo una sconfitta che faceva male, la cosa migliore da fare è chiudere la porta di casa e rimanere lì dentro e non andare in giro. I tifosi vanno allo stadio per vedere la propria squadra vincere e quando non succede si arrabbiano. I tifosi pensano che i giocatori possono influenzare l’andamento delle cose. Quando un calciatore va in città, a prescindere dal fatto che abbia giocato o meno il giorno prima, viene beccato dai tifosi che incontra e deve prendersi le colpe. In ogni nazione però è diverso".

Gresko in seguito ha vestito le maglie del Blackburn e del Norimberga, poi nuovamente del Bayer Leverkusen. Nel 2011 è tornato in patria. Dopo il ritiro, il teatro. Una nuova vita, alla ricerca di una popolarità diversa.

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