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Everton 2020-21Getty Images

Le ambizioni dell'Everton: nomi importanti per tornare ai vecchi fasti

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Ormai da anni l'Everton cerca di inserirsi stabilmente tra le top six della Premier League, con risultati fin qui esigui. A livello di classifica, soltanto cinque volte il club di Liverpool è riuscito a posizionarsi in una delle prime sei posizioni, solo una volta nelle prime quattro: nel 2005, con David Moyes in panchina. Nelle ultime cinque stagioni ha viaggiato tra il settimo e il dodicesimo posto. Risultati che non rispecchiano la gloriosa storia dei Toffees, che in bacheca hanno nove titoli di prima divisione, l'ultimo nel 1987, cinque FA Cup e nove Community Shield, oltre a una Coppa delle Coppe vinta nel 1985. La sensazione è che mai come quest'anno iblu del Merseyside possano tornare competitivi con i top club. E correre per la Champions League.

I Toffees si sono presentati ai nastri di partenza della stagione con un centrocampo tutto nuovo e con altri rinforzi in attesa. La spesa finale potrebbe sforare i 100 milioni di euro, ormai un'abitudine per la verità. Per la stagione 2017/18 la dirigenza era arrivata a spendere quasi 200 milioni di euro. Insomma, le spese pazze non sono una novità. Lo sono, forse, i grandi nomi di livello internazionale. L'Everton non vuole più accontentarsi di puntare sui giovani o comunque sugli under 25 in rampa di lancio, ma anche su giocatori già pronti, formati, nomi rinomati a livello internazionale. Come Allan e James Rodriguez.

James Rodriguez Everton@Everton

Tutto ciò dietro la regia di un allenatore come Carlo Ancelotti. Mai nella sua storia l'Everton aveva portato sulla propria panchina un allenatore con tale palmarès. Il massimo era stato Ronald Koeman, durato soltanto un anno e pochi mesi tra il 2016 e il 2017. Non una storia di successo. Finora neanche quella di Carletto lo è stata: 9 vittorie in 22 partite in tutte le competizioni, media di 1,5 punti a partita. Andamento mediocre, quella mediocrità da cui l'Everton vuole uscire. Ci proverà in questa stagione.

Ha iniziato nel migliore dei modi: 0-1 sul campo del Tottenham, la prima vittoria dal 2013 contro gli Spurs, la prima in trasferta contro una delle top six dal 2013. Fino a questo momento negli ultimi cinque anni i Toffees avevano vinto soltanto otto partite contro le sei grandi d'Inghilterra. Calcolando che ci gioca contro dodici partite l'anno, la media vien da sé e non è certo positiva. Ancelotti e James Rodriguez hanno il compito di invertire questa tendenza. I due nomi importanti, gli uomini copertina dello 0-1 al London Stadium.

La vittoria è arrivata a firma di un prodotto dell'academy come Calvert-Lewin, quasi un intruso all'interno di una rosa costruita a suon di milioni. Lui, Tom Davies, Mason Holgate, Jonjoe Kenny o Anthony Gordon, oltre al capitano e simbolo Seamus Coleman, sono coloro che si sono affermati giovanissimi o che addirittura hanno fatto la trafila prima di arrivare in prima squadra. Si mischiano all'interno di una squadra composta per il 65% da stranieri, ma che non perde l'anima british. Una costante nella storia vincente del club del Merseyside, specialmente negli anni '80. Quella storia che ora Richarlison e compagni vogliono far rivivere.

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