Quando il 28 gennaio l’Inter ufficializza l’acquisto di Christian Eriksen, la classifica di Serie A recita Juventus 51, Inter 48, Lazio 47. I bianconeri sono appena stati sconfitti dal Napoli e l’Inter, seppur reduce dal pari interno col Cagliari, sembra pronta all’assalto della banda di Sarri. L’acquisto del centrocampista danese sembra proprio la mossa giusta per ridurre il gap con Ronaldo e soci.
L'annuncio avviene in grande stile, con un servizio fotografico realizzato all'interno del Teatro della Scala e alla presenza di Steven Zhang.
Inter FCIn quel momento della stagione, Sensi e Barella stanno dimostrando di essere degli acquisti azzeccati e Brozovic sta riuscendo a dare continuità al suo rendimento: l’acquisto di Eriksen sembra proprio l'arma in più per passare dal 3-5-2 a un più coraggioso 3-4-1-2, per permettere di rifiatare ai tre titolari e per dare ulteriore qualità in fase di finalizzazione. Da lui ci si aspettano goal e assist: aspettative lecite in virtù del curriculum che porta in dote.
L'esordio arriva, “in stile Sneijder”, il giorno dopo l’annuncio ufficiale dell’acquisto: a differenza dell’olandese, il danese debutta però solo a partita in corso in occasione dei quarti di finale di Coppa Italia contro la Fiorentina rilevando Alexis Sachez al minuto 66 e assistendo dal campo al goal partita di Barella, che vale ai nerazzurri l’accesso alle semifinali.
Proprio in quei giorni, però, si ferma Stefano Sensi. L’infortunio al polpaccio non è grave, ma prima un problema al piede e poi il guaio al bicipite femorale metteranno fuori combattimento l’ex Sassuolo fino al termine della stagione. Non in molti l’hanno notato, ma da quando ha avuto a disposizione Eriksen, Conte non ha mai potuto contare su Sensi. Insomma, a gennaio è arrivato sì un rinforzo importante in mezzo al campo, ma una delle rivelazioni della prima parte di stagione è uscita di scena, senza nemmeno far troppo rumore.
Tuttavia, il ko di Sensi non coincide affatto con un regolare utilizzo di Eriksen, anzi. L'ex Tottenham esordisce da titolare in campionato a Udine ma poi, a sorpresa, va in panchina nel derby che l’Inter vince rimontando da 0-2 a 4-2, entrando in campo soltanto al 72’ e giusto in tempo per far tremare la traversa di Donnarumma con una punizione strepitosa. Curiosa la scelta di Conte che, seppur con l’Inter sotto di due goal all’intervallo, decide di effettuare la prima sostituzione soltanto sul 3-2, a rimonta completata.
GettySette giorni dopo è la volta del big-match con la Lazio: è un’autentica sfida Scudetto e, nonostante l’assenza di Sensi, Eriksen siede di nuovo in panchina. Entra in campo al minuto 77, con l’Inter sotto per 2-1 e non fa in tempo ad incidere. In mezzo alle sfide contro Milan e Lazio, un’altra panchina, nella semifinale d’andata di Coppa Italia contro il Napoli.
La partita successiva, prevista a San Siro contro la Sampdoria, viene rinviata per i primi allarmi da Covid, ma la domenica dopo si torna in campo: l’Inter si reca allo Juventus Stadium e, in uno dei primi match a porte chiuse, l’ultimo pre-lockdown, Eriksen va ancora in panchina. Entra in campo al 59, con l’Inter già in svantaggio e assiste inerme al raddoppio di Dybala.
Dopo i tre mesi di stop del campionato, la situazione sembra migliorare. Sembra. Eriksen scende in campo da titolare nella semifinale di ritorno di Coppa Italia contro il Napoli (segnando direttamente da calcio d’angolo il suo primo goal in nerazzurro) e nelle prime tre partite di campionato contro Sampdoria, Sassuolo e Parma, poi va in panchina contro il Brescia ma entra nel finale e fa in tempo a trovare il suo primo goal in Serie A nel 6-0 rifilato alle “Rondinelle”. Sarà anche l’unico in questa sua prima stagione italiana.
GettyContro il Bologna scende in campo da titolare: non gioca bene e viene sostituito subito dopo il pareggio di Juwara. Alla fine l’Inter uscirà clamorosamente sconfitta ed Eriksen verrà bacchettato da molti. La sua gara è sicuramente insufficiente, ma non peggiore di quella di molti compagni. Tuttavia, da quel momento, il 28enne entra in un tunnel. Conte lo manda in campo soltanto all’88° a Verona, poi gli concede 90 minuti contro la SPAL, nei quali non sfigura. A Roma, però, va di nuovo in panchina.
Titolare contro la Fiorentina (6 il voto raccolto su Goal) e sul campo del Genoa (prova insufficiente), Conte lo manda in panchina sia contro il Napoli che contro l’Atalanta. La notizia, però, non è la panchina. Piuttosto lo è la decisione di Conte di mandarlo in campo, in entrambi i casi, soltanto per i minuti di recupero.
GettyUn’umiliazione, secondo molti. Un segnale lanciato dal mister alla società, per altri. Tesi che potrebbe sposarsi con il recente sfogo di Conte, spesso “accusato” di aver avuto dal club tutti i rinforzi richiesti. In questo modo, forse, il tecnico salentino ha dimostrato di non essere proprio innamorato di Eriksen.
Alla fine della stagione, però, Eriksen – sempre a disposizione, mai indisponibile - si è ritrovato a scendere in campo in tutte le 17 gare di campionato, ma giocandone soltanto 8 da titolare e vivendone 9 da subentrato (in quattro occasioni giocando soltanto i minuti di recupero o quasi), con una media di 41 minuti giocati per partita.
Decisamente poca cosa per l'indiscusso colpo del mercato invernale in Serie A. Cosa ci sarà nel futuro del centrocampo nerazzurro è ancora presto per prevederlo, le qualità del calciatore sono impossibili da discutere, ma per capire se il danese sarà o meno un punto di forza dell'Inter del futuro bisognerà capire cosa succederà tra il club e Antonio Conte.
Certo è che il feeling - per lo meno quello calcistico - tra calciatore e allenatore non è mai nato e che un finale di stagione così turbolento difficilmente agevolerà l'intesa. Ciò che appare probabile, però, è che l'Inter sembra ancora intenzionata a puntare su Eriksen, con o senza Conte.


