Le prossime potrebbero essere giornate decisive per molti dei campionati europei ancora sospesi. Se in Paesi come Olanda e Francia si è deciso di chiudere in anticipo la stagione, in altri c’è ancora la possibilità che si riescano a portare i tornei alla loro naturale conclusione.
E’ il caso anche della Liga, visto che le ultime decisioni del Governo hanno riaperto la strada che porta ad un possibile ritorno in campo, la preoccupazione per quella che è la situazione attuale comunque resta.
Lo si evince anche dal comunicato con il quale i giocatori dell’Eibar hanno espresso i loro timori.
“Il calcio ci appassiona e nulla ci rende più entusiasti del poterci incontrare di nuovo e del poter far divertire la gente. Senza calcio ci sentiamo vuoti, difendiamo colori che rappresentano migliaia di persone e nulla sarà più uguale senza di loro. Lo spettacolo perde la sua essenza.
Siamo privilegiati, ci piace allenarci e giocare, ma prima che calciatori siamo persone e come gran parte della società, siamo preoccupati per la situazione sanitaria.
E’ vero che milioni di lavoratori sono tornati ai propri compiti, con molte meno attenzioni e molta meno assistenza rispetto a noi. Molti senza le garanzie minime. Non è giusto e lo sappiamo.
Abbiamo paura di iniziare un’attività nella quale non saremo in grado di soddisfare la prima raccomandazione di tutti gli esperti: la distanza fisica. Siamo preoccupati che, facendo ciò che ci piace di più, possiamo possiamo contagiare e infettare i nostri familiari ed amici e che possiamo persino contribuire ad una nuova esplosione dell’epidemia, cosa questa che comporterebbe terribili conseguenze per l’intera popolazione”.
I giocatori dell’Eibar chiedono garanzie dal punti di vista sanitario.
“La prima cosa deve essere la salute di tutti ed è tempo che questa idea prevalga sui fatti e che non lo si dica solo a parole. Solo con questa chiara premessa avrebbe senso tornare in campo. Chiediamo garanzie. Chiediamo responsabilità”.


