Da quando ha lasciato l'Atalanta per il Leicester, la scorsa estate, Timothy Castagne si sente rinato. Meno pressato, più libero. Già qualche tempo fa aveva confessato che "con Gasperini non c'era un grande rapporto". E ora, dopo qualche mese, sembra non aver cambiato idea sui metodi di gestione dell'allenatore nerazzurro.
"Lì, quando perdi la palla, non mancano di fartelo notare - le parole di Castagne in un'intervista a 'Sport/Foot Magazine' - E a me non è mai piaciuto essere sgridato. Qui è più bello. Se sbagli qualcosa ti incoraggiano, ti dicono di pensare alla prossima azione.
Brendan Rodgers è una persona più calma. Con lui si parla, ascolta la nostra opinione, si può discutere. È un metodo che si adatta meglio al mio carattere. Perché per natura sono già un tipo che si fa mille domande, quindi non ho bisogno che qualcuno mi rimproveri se ho fatto qualcosa di sbagliato. E inoltre, anche quando oggettivamente so di aver giocato una buona partita, mi chiedo sempre se avrei potuto fare meglio".
Gian Piero Gasperini. Si torna sempre lì. È stato lui a provocare la separazione di Castagne con l'Atalanta?
"Voglio porre il problema in modo diverso. Ci sono stato tre anni ed è stata davvero una bella esperienza. Forse sono anche io che a volte devo imparare ad avere un po' più di fiducia. Ma il punto è che il metodo Gasperini non era sempre giusto per me. È un allenatore che durante la partita si arrabbia subito, che ha molte difficoltà a controllarsi. Ovviamente ci sono molti giocatori che non hanno problemi con questo.
Comunque, nel mio caso ha dato dei risultati. Quindi prendo soprattutto le cose positive da questa esperienza in Italia, ma penso di non aver mai raggiunto il 100% delle mie capacità a causa di questo modo di lavorare. Sono andato in Italia per crescere e sono cresciuto. Mi sono fatto un nome, una reputazione. Oggi sarei un pazzo a sputare nel piatto dove ho mangiato. Dico solo che per rendere al meglio ho bisogno di un allenatore con un approccio diverso da quello che può avere un Gasperini".


