Nelle ultime settimane si è parlato della Juventus più per ciò che è accaduto a livello societario, piuttosto che per questioni tecniche. L’inchiesta Prima della Procura di Torino sui conti della società, ha scatenato un vero e proprio terremoto interno che ha posto fine all’era Andrea Agnelli e portato alle dimissioni in blocco di tutto il CdA.
Tra le cose che vengono contestate al club, anche la gestione degli stipendi dei calciatori nel corso dell’annata 2019-2020, quella con la quale il calcio italiano si è ritrovato costretto a fare i conti con un fattore che poi ha lasciato dietro di sé autentiche macerie: il Covid.
Come è noto, la Juventus all’epoca annunciò di aver trovato un accordo con i calciatori che prevedeva una rinuncia a quattro mensilità di stipendio, cosa che avrebbe permesso al club di risparmiare qualcosa come 90 milioni di euro.
In realtà è poi emerso che la rinuncia era stata di una sola mensilità, mentre le altre erano state garantite tramite scritture private poi ritrovate durante le perquisizioni.
Secondo i PM della Procura di Torino dunque, la Juventus non avrebbe dovuto certificare un beneficio di quattro mensilità ma, vista la dilazione, contabilizzare il tutto a bilancio in maniera differente.
A fare da tramite tra il club ed il gruppo dei calciatori è stato Giorgio Chiellini. L’allora capitano bianconero è stato ascoltato dai magistrati lo scorso 4 aprile ed uno stralcio della sua testimonianza è stato pubblicato da ‘La Gazzetta dello Sport’.
“Durante quel periodo di panico e difficoltà economica per la società mi è stato chiesto di fare da tramite con il resto del gruppo per cercare di venirci incontro in questo momento straordinario che si era creato. Durante il mese di marzo, non ricordo il giorno, ho cominciato a parlare con i compagni per capire la disponibilità a venire incontro ai problemi che c’erano in società. Problemi di solvibilità soprattutto perché tutti gli introiti liquidi venivano a mancare. I miei riferimenti erano da una parte sia il presidente Andrea Agnelli sia Fabio Paratici, dall’altra tutti compagni”.
Era quello un momento di totale incertezza e non si sapeva se il campionato sarebbe giunto alla sua naturale conclusione.
“Il problema maggiore della società era la liquidità a breve termine e poi c’era l’incertezza: non si sapeva cosa sarebbe successo, c’era il pericolo concreto che non si potesse riprendere a giocare. Dopo varie chiacchierate con società e compagni, quello che è stato fatto è quello di rinunciare a quattro mensilità in modo da permettere al club di risparmiare in un momento molto difficile con la promessa che, una volta ripresa la stagione, in base a quello che sarebbe successo, una parte sarebbe tornata indietro. Una parte dei contratti sarebbe stata riadeguata in base a quanto avremmo giocato. Questa parte sarebbe oscillata tra le due e le tre mensilità”.
I giocatori hanno saputo fin da subito quali erano i termini dell’accordo e che quindi nessuno avrebbe dovuto rinunciare a quattro mensilità.
“Non è stato facile parlare con i miei compagni, ma hanno accettato con la promessa che, se la stagione fosse ricominciata, saremmo stati ricompensati e qualcosa avremmo ripreso. Tra noi abbiamo comunicato con telefono e chat”.
Chiellini ha anche spiegato cosa sarebbe accaduto con un giocatore che poi avrebbe lasciato il club.
“Quello che a me è stato messo in busta l’anno dopo, sarebbe stato dato a chi andava via come incentivo all’esodo”.
Il recupero delle mensilità era certo e non condizionato da altri fattori.
“Nelle stagioni successive era certo, qualcuno però lo aveva ‘spalmato’ su più di un anno”.
La Juventus, attraverso un comunicato stampa pubblicato in quei giorni, aveva parlato di una rinuncia dei giocatori a quattro mensilità.
“Tutti eravamo comunque a conoscenza che il comunicato stampa sarebbe stato diverso dagli accordi”.
L’ex capitano bianconero ha ricordato quella che è stata la posizione del gruppo, spiegando come poi fosse compito della società mettere a bilancio le mensilità.
“Noi abbiamo rinunciato per il bene della società, poi nel bilancio non so cosa abbiano messo. O meglio: so che hanno messo i 90 milioni di rinuncia. Non so se era corretto o meno farlo”.


