Ufficializzato martedì quale nuovo proprietario della SSC Bari, società che risorge dalle ceneri del club pugliese fallito solo qualche settimana fa, il patron del Napoli Aurelio De Laurentiis si presenta in conferenza stampa.
"Quando mi hanno informato del Bari ero in ritiro a Dimaro con la squadra. ho chiarito subito che non potevo fare una commistione tra Napoli e Bari, sono due club con due storie diverse. Ho provato a garantire competenze e solidità economica, vogliamo creare un sodalizio tra città e tifosi".
L'obiettivo di De Laurentiis è ovviamente ambizioso. "Bari ha una storia composta, lunga, di 110 anni. In questi anni ci sono state stagioni belle e altre meno belle. Vogliamo una cavalcata rapida per provare a tornare in Serie A. Vogliamo lavorare sulle regole che non permettono di avere due squadre in A con la stessa proprietà. Vogliamo un cambiamento epocale".
De Laurentiis chiarisce che il Bari non sarà un appendice del Napoli: "Per fugare questo problema, ho convinto in due giorni mio figlio Luigi a darmi una risposta sul Bari. Lui non s'è mai interessato al calcio. La famiglia De Laurentiis ci mette la faccia, non so quante cordate interessate hanno messo la faccia in prima persona".
Per quanto riguarda il nuovo staff tecnico, De Laurentiis ha già le idee piuttosto chiare: "Questa mattina alle 6.45 ho cominciato a parlare con Giuntoli. Ho già trovato il nome per il vivaio, che è Filippo Galli, che viene dal Milan. Credo che noi ci metteremo tutta la nostra cultura acquisita per fare il massimo del massimo, ma bisogna partire dal concetto che Napoli e Bari sono due situazioni diverse. Da rispettare ugualmente per fare bene".
A Napoli, però, non l'hanno presa bene: "Ho fatto fare un'indagine sulla tifoseria del Napoli. I tifosi veri, fuori Napoli, sono 40 milioni di persone. I tifosi del Napoli, come seconda squadra, sono 120 milioni. Non mi posso preoccupare dei dissidenti, che vengono allo stadio e che potrebbero non condividere le modalità, perché hanno ancora un concetto di possesso che non appartiene più al calcio di oggi".


