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Aritz AdurizGetty

Aritz Aduriz a Goal: “Il triplete? L’Athletic Bilbao deve pensare in grande”

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Ha appeso gli scarpini al chiodo lo scorso maggio, ponendo fine ad una lunga carriera nel corso della quale si è imposto come uno degli attaccanti iberici più prolifici in assoluto.

Il nome di Aritz Aduriz è legato soprattutto a quello dell’Athletic Bilbao, club del quale è un’autentica leggenda e con il quale ha anche vinto una Supercoppa di Spagna, ma ha giocato e segnato anche per altre società impostanti come il Valladolid, il Maiorca ed il Valencia.

Aduriz, uno degli attaccanti più forti della storia della Liga, in un’intervista rilasciata a Goal, ha spiegato quanto gli manca il calcio giocato, soprattutto dopo aver visto il suo Athletic battere il Barcellona e assicurarsi la Supercoppa di Spagna.

“Onestamente, quando guardo soprattutto le partite da un alto livello emotivo come la finale di Supercoppa dell’altro giorno, provi una carica così grande che ti porta a sentire la mancanza del calcio giocato, ma d’altra parte il corpo ha dei limiti. Il mio mi ha costantemente avvertito che questo limite era stato raggiunto ed osta sono molto bene senza quegli sforzi che non sarei più in grado di fare. Da un lato quindi mi manca, ma dall’altro non avrei potuto godermi il calcio come avrei voluto e quindi sto bene. Mi sono divertito e mi sono spremuto fino all’ultimo momento. Sono soddisfatto”.

Ritirarsi a trentanove anni non è cosa da tutti. Qual è il segreto della longevità nel calcio?

“Ci sono molti fattori che possono portati ad essere a 39 anni un attaccante di Primera División. Devi essere stato geneticamente fortunato e lui lo sono stato grazie alla mia famiglia, ma il segreto più importante, almeno secondo me, è stato vivermi bene il calcio. Mi è piaciuto molto. Mi piaceva competere e mi motivava molto giocare e provare a migliorare perché così avevo sempre delle sfide da affrontare. Mi sono divertito molto giorno per giorno, anche in allenamento. Penso che tutto si racchiuda a questo”.

E’ stato difficile prendere la decisione di ritarsi?

“Decisioni come queste non sono mai facili. Dobbiamo tenere presente che i calciatori giocano a pallone, fanno ciò ci che più piace loro fin da bambini. Quello che più soddisfa è godersi il pallone. Smettere non è mai facile, ma quando vedi che hai fatto tutto il possibile e che il tuo corpo sta ti sta inviando dei segnali, arrivi ad un momento nel quale ti dici basta, è abbastanza, devi fare questo passo. Mentalmente ero pronto perché sentivo il bisogno di fare altro e di far riposare il mio corpo”.

I tuoi vecchi compagni ti hanno voluto con loro a celebrare il trionfo in Supercoppa.

“Mi hanno contattato dicendomi che Marcelino voleva parlami per chiedermi se ero disposto ad andare con la squadra a Siviglia, ed io lo ero. Mi ha fatto molto piacere e va detto che ho ricevuto l’invito anche da Gaizka Garitano. E’ stato fantastico accompagnare la squadra e fare una delle più belle esperienze con l’Athletic della mia vita”.

Evidentemente non c’è nulla in sospeso con Marcelino. Una volta, quando era l’allenatore del Villarreal, gli hai detto di stare zitto.

“Ne abbiamo parlato. Nel calcio si compete e sono certo che a molti non sarà piaciuto il mio modo di fare, ma è quello che potevo e sapevo fare. Ci ho provato. Sono andato oltre al limite per poter provare ad aiutare il più possibile la mia squadra. A volte quando si compete ci si scontra con molte persone ed è quello che è successo quando siamo stati avversari. Mi è capitato anche con altri, che poi ho amato più di chiunque altro quando sono diventati miei compagni di squadra. Sono cose di calcio che restano lì”.

Aritz AdurizGetty

Marcelino aveva già battuto il Barcellona in finale ed ora ha vinto di nuovo la Supercoppa. E’ una buona opzione per l’Athletic?

“Ha dato ossigeno alla squadra. Quando c’è un cambiamento si genera sempre qualcosa di nuovo. In questo momento la squadra sta giocando ad un buon livello. Vedremo cosa accadrà in futuro”.

Chi pensi che tra Williams e Villalibre possa essere il tuo erede?

“Non posso e nemmeno voglio rispondere. E’ come quando ti chiedono se vuoi più bene a mamma o a papà. Sono talmente amico di entrambi che non potrei mai rispondere. Spero che diventino entrambi grandi attaccanti, che facciano molti goal e la storia dell’Athletic. Sono convinto che possano farcela entrambi”.

Come ci si sente ad essere l’uomo che ha privato il Barcellona del suo secondo ’sextete’?

“Sapevamo che loro puntavano ad un grande traguardo, ma per noi la cosa più importante non era frenare loro, ma vincere un titolo. Volevamo vincere con l’Athletic ed è stata la cosa più grande di tutta. Il Barça voleva cinese tutto, ma noi abbiamo pensato solo a noi stessi. Niente di più”.

Come si diventa la leggenda di con club, dopo averlo lasciato per due volte?

“Sono abbastanza testardo. Quando voglio qualcosa cerco con tutti i mezzi di ottenerla. Essere un giocatore importante per l’Athletic era la mia aspirazione più grande ed è ciò che ho provato a fare. Alla fine nel calcio così come nella vita, la cosa più importante è essere costante e comunque rialzarsi quando si cade. E’ quello che ho sempre cercato di fare e penso di potermi sentire orgoglioso di me stesso. Ho fatto tutto quello che potevo.

Per tanti anni hai provato a competere, dal punto di vista delle marcature, con Messi e Cristiano Ronaldo.

“Sarebbe eccessivo fare dei paragoni. Loro sono stati per così tanti anni ad un livello così straordinario che non potrei somigliargli. Ho sempre cercato di fare del mio meglio e di segnare più goal possibili, ma le loro cifre erano esorbitanti”.

L’Atlhetic potrebbe chiudere l’annata con un ‘triplete’, lo sapevi?

“Certo che lo so. L’altro giorno ho detto ai giocatori che avevano vinto un titolo, ma che ne avevano altri due da conquistare e che bisogna sempre pensare in grande puntando al massimo possibile. Questo si traduce in vincere anche gli altri. Sarebbe da ingenui pensare alla Liga, ma per quanto riguarda le due coppe non si sa mai”.

Aritz AdurizGetty

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Gli ultimi tempi sono stati molto intensi, avevo bisogno di un po’ di aria. Sarebbe ingenuo pensare di fare qualcosa solo perché sono stato un calciatore professionista, adesso si ricomincia da zero. Dovrei imparare e capire cosa voglio fare esattamente. Amo il calcio, ma non si sa mai. Mi prendo questo periodo per respirare, dare tempo alla famiglia e agli amici e per trovare un nuovo slancio”.

L’Athletic ti ha proposto qualcosa?

“No, ma quando qualcuno non cerca proposte non le riceve nemmeno. Come dicevo, in questo momento non ho bisogno che mi venga proposto qualcosa. All’Athletic non potrei negare nulla inoltre, ma adesso ho ancora bisogno di tempo”.

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