"Per ogni ragazzo, il calcio è sempre la prima cosa nella vita" ha confessato Vlahovic a 'Politica.rs'. "A cinque anni sono andato prima a basket, perché la palestra era vicina al mio appartamento. Ho giocato a basket per un anno e mezzo, fino a quando all'età di sette anni ho iniziato a giocare a calcio. Nella zona in cui vivo c'è un parco dove tutti ci riunivamo. La maggior parte dei miei amici si è allenata alla scuola calcio "Altina", e presto ho seguito quella strada. Ricordo molto bene che mia madre mi portò alla mia prima sessione di allenamento. È così che ho iniziato".
I primi passi di Vlahovic sono all'FK Altina, in quel di Zemun. Una vecchia città indipendente, parte integrante della Città Bianca Belgrado solamente nell'ultimo secolo. Una parte irrisoria rispetto alla millenaria storia di una città antichissima, in cui i primi insediamenti risalgono a 7000 anni fa. Dusan gioca con la 9, preferendola a quella 10 che dovrebbe rappresentare il premio iconico per il giocatore più decisivo della squadra. La capacità di segnare e l'idea di farlo è però più forte di qualsiasi altra casacca, anche della più preziosa. Idea soggettiva, perchè per DV non c'è niente di più importante.
Quando è stato possibile, la 9 ha sempre accompagnato Vlahovic. Al Partizan, alla Fiorentina, alla Juventus. A volte cause di forza maggiore l'hanno portato fuori da quel binario, ma la sua, di forza, lo ha riportato su una strada che fosse per lui, non vorrebbe mai lasciare. Nel caos di selezioni, provini e possibilità di emergere, il disegno calcistico di Dusan è aiutato da un talento particolare: è veloce, tremendamente veloce. Un bambino che corre il triplo rispetto agli avversari e in più sa anche segnare. Preso, seguito, segnato.
All'FK Altina impara come stare al mondo, non solo quello calcistico. Ci rimane negli anni della crescita, fino a quando le sue potenzialità non sono più possibilità: sono realtà. Notate dall'Omladinski fudbalski klub Beograd, altra squadra cittadina che prova a far suoi i migliori talenti non selezionati né dalla Stella Rossa, né dal Partizan. Vlahovic è uno di questi, ma con la casacca biancoblu ci rimarrà poco. L'unico obiettivo, lo stesso che convidivide papà Milos è quello di trasferirsi nel primo bianconero della sua vita. Al Partizan.
"Mi sono trasferito all'OFK Beograd, dove sono rimasto solo per pochi mesi" ricorda Vlahovic. "Poi un giorno mio padre mi ha chiamato al telefono e mi ha detto che era arrivato un invito dal mio amato club. La mia felicità non è finita quando mi ha invitato mio zio Mića Radović, che mi ha portato al Partizan. Lo ringrazio per questa opportunità. Ricordo che quel giorno ero vicino allo stadio, dove stavo passeggiando con amici della zona. Ad un certo punto il mio telefono squilla, mio padre mi stava chiamando. All'inizio non ho risposto, così mi ha mandato un messaggio: "Figlio, andiamo al Partizan!". Sono corso subito a casa ad abbracciare mio padre. Esco in strada: la mia felicità non aveva fine, dicevo a tutti che sarei andato al Partizan".
Nel 2014 la maggiore età non è proprio dietro l'angolo: ancora quattro anni. L'adolescenza e la vita da adulto si mischiano però rapidamente quando Milos, Mica e Dusan si ritrovano al Partizan per la firma di Dusan, capace di entrare in un settore giovanile d'elite, uno dei due più importanti cittadini e ovviamente del paese. Praticamente tutta la nazione si divide tra uno o l'altro, nel caos del Marakànà.
L'amore per il Partizan c'è sempre stato, da quanto ricordano Vlahovic e famiglia. Amava soprattutto quel ragazzone con i capelli alla Brian May e i denti alla Freddie Mercury, un particolare mix di talento calcistico e non musicale: Steven Jovetic.
"Mi regalarono la maglia del Partizan, usai lo scontrino per ritagliare dei pezzi di carta e fare un 35, il numero di Stevan Jovetic, il mio preferito quando andavo allo stadio" confessa Jovetic a 'DAZN'. Le foto del passato, le esultanze, i ricordi: tutto porta verso i Parni valjak, nell'eterna rivalità contro la Stella Rossa. Gli opposti di Belgrado, sin dalla nascita: prolunghe dell'esercito, della politica, scorie della Seconda Guerra Mondiale. Pochi giocatori hanno avuto modo di giocare per entrambe. Vlahovic? Verrebbe da dire di no, con un asterisco sottolineato più volte.
Prima di diventare a tutti gli effetti bianconero Partizan, fu anche biancorosso per qualche minuto. Si trattava del Torneo dell'Amicizia, in cui Vlahovic giocò contro la Dinamo Zagabria in maglia Stella Rossa, segnando la rete dell'1-1, prima della sconfitta ai rigori. Goal, ma sconfitta? Provino negativo. Non fa niente Dusan, tanto desideravi già venire da noi, giusto? Esatto: il trasferimento avviene nel 2014, con primo contratto da professionista qualche mese dopo, ad appena 15 anni.