Impossibile non partire dall’inferno del Ramon Sanchez-Pizjuan, davvero l’uomo più, uno degli impianti più caldi su scala internazionale. A Budapest sarà Siviglia-Roma. La Juventus cade in semifinale, con tanti rimpianti sullo sfondo, considerando le diverse occasioni fallite. Nel segno di due ex calciatori della Serie A – Suso e Lamela – entrambi decisivi dalla panchina.
Allegri conferma il 3-5-2 ma prepara la sorpresa in attacco dove Kean, che non giocava titolare da un mese e mezzo, la spunta su Vlahovic e Milik. Accanto a lui Di Maria, mentre Chiesa finisce ancora dalla panchina. In difesa Gatti e non Alex Sandro per completare il reparto con Bremer e Danilo. Cuadrado e Iling-Junior sugli esterni, in mezzo al campo Fagioli e non Miretti con Rabiot. Regia affidata a Locatelli, che rientra dopo il turno di riposo in campionato. Panchina per Kostic.
Mendilibar, che recupera anche Suso, conferma la formazione dell'andata: Ocampos, Oliver Torres e Bryan Gil dietro il bomber En-Nesyri. Badé accanto ad Acuña in difesa, Rakitic comanda il centrocampo insieme a Fernando.
Nel primo tempo il divertimento non manca. Anzi, ritmo collettivo gradevole, con diverse occasioni da una parte e dell’altra. A rendersi pericolosa per prima è la Juventus, con Gatti, ben disinnescato da Bounou. Mentre è Szczesny letteralmente a superarsi su Ocampos. Madama, dopo un inizio non semplice, prende fiducia e crea due occasioni extra lusso: lezioso Di Maria, Kean bene – ma tra sfortuna e il tocco del portiere del Siviglia – il tentativo si spegne sul Palo. Poi, gli episodi. Il primo porta Fagioli a salutare anzitempo il match per una sospetta frattura della clavicola, l’altro vede protagonista Cuadrado di un’entrata da rigore incredibilmente non punita come tale né dall’arbitro né dalla tecnologia.
La ripresa è quella delle azioni indelebili, tra errori e cinismo, a dare lustro a un match davvero godibile. La apre il subentrato Vlahovic, abile a sfruttare una brutta lettura dei centrali di casa. Risponde l’ex Milan Suso, anch’egli inizialmente in panchina, con una magia. Da menzionare, prima, le reti sfiorate da Rabiot e Bremer. Tutto rinviato ai supplementari.
Chiesa, essenzialmente, fallisce un rigore in movimento. Mentre a non sbagliare l’appuntamento con la rete è Lamela, altro giocatore inizialmente non presente nell’assetto titolare. Morale della favola? Alla finalissima ci andranno i biancorossi, veri specialisti della competizione con già sei successi all’attivo.




