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Atletico de Madrid v FC Internazionale Milano - UEFA Champions League 2025/26 League Phase MD5Getty Images Sport

Ruggeri e la mancata chiamata dell'Italia per i playoff: "Nulla da ridire, speravo solo si qualificasse"

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Da onesto esterno di fascia dell'Atalanta a uomo del momento. La vita di Matteo Ruggeri è cambiata da così a così dopo il trasferimento all'Atletico Madrid, con cui ha appena centrato - da protagonista - la qualificazione alle semifinali di Champions League.

L'ex giocatore nerazzurro, che questa sera giocherà anche la finale della Coppa del Re contro la Real Sociedad, è stato intervistato da Repubblica a quattro giorni di distanza dalla grande notte del Civitas Metropolitano: quella in cui anche lui ha fatto la propria parte contro il pericolo pubblico Lamine Yamal, come all'andata.

I temi? Tanti: anche quella Nazionale che fino a questo momento l'ha sempre ignorato, come nelle due sfide dei playoff Mondiali.

  • IL DUELLO CON YAMAL

    "Siamo stati bravi come squadra, l'obiettivo era limitare un giocatore che, anche se ha 18 anni, ha grandi qualità e doti straordinarie. Poi certo, contro di lui ci sono più occasioni di uno contro uno. È stata una bella battaglia tra di noi".

    "Cosa ci siamo detti in campo? Qualcosa c'è stato, ma non mi faccio distrarre dalle provocazioni, è giusto che sia così a questi livelli. Quello che succede in campo produce chiacchiere, ma le chiacchiere non sono il campo".

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  • Matteo Ruggeri ItaliaGetty Images

    SULLA NAZIONALE

    "Ho guardato la partita con i miei amici, qui a Madrid, a casa, sul divano. Ovviamente soffrendo. È andata così e bisogna ripartire a testa alta e guardare avanti".

    "In molti mi hanno rimpianto? Non ho nulla da ridire al riguardo. La mia unica speranza era che ci qualificassimo".

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  • "ROMPEVO QUADRI, VASI, DI TUTTO"

    "Il primo ricordo legato al calcio? Il primo che mi viene in mente è quando mio papà mi disse che l'aveva chiamato un osservatore e mi avevano preso all'Atalanta. Io avevo cinque o sei anni, non sapevo nulla: mi aveva portato al campo senza dirmi che fosse un provino".

    "Ricordo un allenatore, quando ero piccolo, che mi diceva di non tirare troppo forte perché potevo fare male ad altri bambini. Avevo già la gamba potente. Poi a quell'età sei un po' incosciente".

    "Se ho fatto male a qualcuno? No, ma in casa ho rotto quadri, vasi, ho spaccato di tutto. Mamma quante me ne ha dette, l'ho fatta impazzire. Ed era sempre lei ad accompagnarmi agli allenamenti e a riportarmi a casa. Il weekend alle partite invece andavo con papà".

  • L'ARRIVO ALL'ATLETICO MADRID

    "Il primo giorno era difficile realizzare di essere in una squadra con campioni del genere. Mi sono presentato e loro mi hanno fatto sentire subito a casa, credo sia il segreto dell'atmosfera che crea Simeone".

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  • LA CRESCITA ALL'ATALANTA

    "L'Atalanta a livello giovanile cura tutti i minimi particolari. Parte da una base che non tutte le squadre hanno: prima ti fanno crescere come persona, poi come calciatore".

    "Spesso spendono mezz'ora in più di allenamento solo sulla fase offensiva o su quella difensiva. Persino sulla posizione del corpo, e solo per il tuo bene, per far sì che impari le cose necessarie per diventare un giocatore".