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Osimhen NapoliGetty Images

Serie A ai confini d'Europa: solo Osimhen nella Top 10 del Pallone d'Oro

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E dunque, il Pallone d'Oroè finito per l'ottava volta nella bacheca di Lionel Messi. Prevedibile, previsto, scontato. Anche se l'argentino non è più quello del Barcellona, anche se dopo la deludente esperienza al PSG è emigrato a giocare nella MLS statunitense.

E la Serie A? Ancora una volta deve accontentarsi delle briciole. L'ultima volta che un calciatore militante ha alzato il premio dista addirittura 16 anni: il milanista Ricardo Kaká nel 2007. Poi, via all'eterno dominio Cristiano Ronaldo-Messi. E via al definitivo spostamento dell'asse calcistico verso il duopolio Premier League-Liga.

LA CLASSIFICA DEL PALLONE D'ORO 2023

L'ALBO D'ORO DEL PALLONE D'ORO

LA LEGGE DI MESSI: VINCE IL PIÙ BRAVO A GIOCARE A CALCIO

  • SOLO OSIMHEN NELLA TOP 10

    L'unico giocatore di A presente nelle prime 10 posizioni è Victor Osimhen. Il capocannoniere dello scorso campionato. Il centravanti del Napoli che ha riconquistato lo Scudetto dopo tre decenni e passa, e che al contempo ha sfiorato le semifinali di Champions League.

    Premiato il suo score realizzativo, premiato il marchio devastante lasciato sul trionfo azzurro. È arrivato ottavo, il nigeriano: davanti a Modric, Salah, Lewandowski, Benzema, Kane e compagnia bella. Davanti, in pratica, a quasi tutta l'élite del pallone europeo.

    Osimhen, in sostanza, può essere oggi considerato l'uomo copertina della Serie A. Almeno secondo le votazioni del Pallone d'Oro. Anche più del gemello diverso Khvicha Kvaratskhelia, arrivato sedicesimo (non male per uno che fino a un anno fa giocava in Georgia). E anche più di Lautaro Martinez, il grande deluso.

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  • Lautaro Martinez Argentina Mexico World CupGetty Images

    "LAUTARO DA PALLONE D'ORO": MA IL MONDIALE...

    "Per me Lautaro Martinez è da Pallone d'Oro per il percorso fatto e per i trofei vinti: deve essere tra i primi tre quella notte, anche se non credo che vincerà".

    Simone Inzaghi, qualche giorno fa, ci credeva. Avrebbe voluto fortissimamente vedere il proprio simbolo lassù, tra i principali calciatori d'Europa. Perché l'Inter di ieri e di oggi è Lautaro y diez más, come confermato da una classifica cannonieri fin qui dominata dal ragazzo di Bahia Blanca.

    Lautaro si è piazzato nella Top 20, in effetti. Ma non nella Top 10, e tantomeno nella Top 3, come auspicato da Inzaghi. A pesare è stato soprattutto un Mondiale individualmente mediocre, nonostante il rigore segnato all'Olanda nei quarti. Così come ha pesato il valore soggettivo e opinabile delle votazioni. Ma resta un dato di fatto: il Toro, per arrivare in vetta, dovrà ancora compiere un bel pezzo di strada.

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  • LA FINALE DI CHAMPIONS NON È BASTATA

    Lautaro è l'uomo che ha trascinato l'Inter in finale di Champions League. E poco importa (forse) che quella finale non l'abbia giocata all'altezza delle aspettative, compreso il famoso errore davanti a Ederson quando il punteggio contro il Manchester City era ancora inchiodato sullo 0-0.

    Ecco, la finale di Champions. Portare un'italiana a un passo dal successo finale è servito a poco. Anzi: a nulla. I due interisti inclusi nella Top 30 sono Lautaro, appunto, e poi Nicolò Barella (ventisettesimo). Probabilmente prevedibile, considerando come la formazione di Simone Inzaghi faccia dell'organizzazione collettiva il proprio principale punto di forza.

  • Kvaratskhelia osimhen(C)Getty Images

    LA SERIE A È AI CONFINI D'EUROPA

    Solito discorso, trito e ritrito da anni: la Serie A, così povera di denaro e di idee, si trova oggi ai confini dell''Europa che conta. Ovvero la Premier League in primis, seguita dalla Liga con la coppia Real Madrid-Barcellona. Un dato di fatto che si riflette sulla classifica finale del Pallone d'Oro.

    Escludendo Messi, che comunque in Liga ci ha giocato per anni, le prime dieci posizioni sono occupate quasi interamente da calciatori del campionato inglese (cinque, tutti del Manchester City) o spagnolo (due). Con Kylian Mbappé intruso di lusso e destinato, assieme ai vari Bellingham e Haaland, a contendersi lo scettro tra un anno.

    Noi abbiamo Osimhen, Kvaratskhelia, Lautaro Martinez, Barella. Una squadra in finale di Champions League, un'altra in semifinale, un'altra ancora ai quarti. Rispetto al recente passato, a dire il vero, può anche andar bene così. Con la speranza e l'auspicio che possa trattarsi di un punto di partenza, e non di arrivo.

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