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Peralta Inter GFXGOAL

La storia del 'Mumo' Peralta: dall'Inter di Ronaldo alla vendita di carne in Patagonia

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L’Inter è nota per essere molto sensibile al fascino sudamericano, in particolare argentino, dettaglio che ha fatto le fortune del club in diversi momenti della sua storia: Javier Zanetti, Diego Milito e Walter Samuel sono solo alcune delle colonne che hanno lasciato ricordi indelebili, con Lautaro Martinez a recitare il ruolo di trascinatore attuale.

Il ‘Toro’ è stato acquistato nel 2018 dal Racing Club di Avellaneda, società da cui nell’estate del 2000 venne prelevato Sixto Peralta: centrocampista di buon livello in patria, una scommessa dell’allora tecnico Marcello Lippi a pochi mesi dal clamoroso esonero arrivato dopo un Reggina-Inter 2-1.

Peralta non ha avuto le fortune dei suoi illustri connazionali, tanto che le soddisfazioni maggiori si sono consumate addirittura in Romania, tra le fila del Cluj, dove ancora oggi è ricordato con estremo piacere. A proposito di attualità: dopo la carriera agonistica nel calcio, Peralta si è reinventato come giocatore di basket e allevatore di bestiame in Patagonia.

  • DAL RACING CLUB ALL’INTER: UN ‘LAUTARO ANTE LITTERAM’

    Quando, su indicazione di Lippi, Massimo Moratti stacca un assegno di circa 9 miliardi delle vecchie lire al Racing Club, in molti concordano sulla qualità dell’acquisto di Sixto Peralta, centrocampista con mezzi da trequartista che, nelle intenzioni del tecnico di Viareggio, avrebbe dovuto gradualmente imporsi fino a conquistare un posto nell’undici titolare.

    Intenzioni confermate a settembre 2000, quando Peralta accumula tre presenze, peraltro anche le ultime in assoluto in maglia nerazzurra: l’esordio avviene nella pirotecnica finale della Supercoppa Italiana disputata all’Olimpico e portata a casa dalla Lazio di Eriksson, un 4-3 in cui l’argentino trova spazio nell’ultima mezz’ora che non si conclude con il pari che avrebbe trascinato la contesa ai tempi supplementari.

    L’ex Racing Club gioca anche due secondi tempi contro il Lecce in Coppa Italia e il Ruch Chorzow in Coppa UEFA, ma la sua storia con l’Inter prende una piega ben precisa al termine della sfida valida per la prima giornata di campionato sul campo della Reggina: i meneghini perdono 2-1 in rimonta, risultato che fa esplodere Lippi in una conferenza stampa passata alla storia.

    “Se fossi il presidente manderei via subito l’allenatore, prenderei i giocatori e li attaccherei tutti al muro e darei calci nel culo a tutti, perché non esiste giocare in questa maniera. Non esiste nella maniera più assoluta”.

    Moratti non ha altra scelta se non quella di mandare via Lippi e, con lui, anche tutte le speranze di Peralta di avere un posto stabile in squadra. L’approdo in panchina di Marco Tardelli è indicativo: l’argentino non disputa nemmeno un minuto e, a gennaio 2001, è inevitabile la cessione in prestito al Torino.

    Nonostante la toccata e fuga, Peralta non ha mai speso parole negative per descrivere il suo breve soggiorno milanese, come si evince dalle dichiarazioni rilasciate nel 2021 in un’intervista concessa a ‘Grand Hotel Calciomercato’.

    “Quando arrivai sapevo bene che non avrei avuto tanto spazio. Conobbi Lippi, poi subentrò Tardelli. La squadra mi aveva accolto benissimo. Ricordo che Javier (Zanetti, n.d.r.) mi disse che avrei potuto chiedergli qualsiasi cosa e ci sarebbe stato. Non aveva ancora figli ma era già paterno: per me è stato davvero speciale e gliene sarò sempre grato. Ho esordito proprio in Supercoppa, poi ho giocato anche due tempi in Coppa Italia e in Coppa Uefa. Tre partite in totale, ma ero ancora acerbo”.

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  • Di Biagio Peralta Inter Ipswich 2001Getty

    LA PROMOZIONE COL TORINO E L’INCROCIO EUROPEO CON L’IPSWICH

    Anche in granata, Peralta lascia pochissime tracce: a livello temporale il suo ingaggio coincide con la rimonta attuata da Giancarlo Camolese, nuovo allenatore al posto di Gigi Simoni, con l’incredibile risalita dal quart’ultimo posto al primo, poi valso la promozione in Serie A oltre che, naturalmente, la vittoria del campionato.

    Un’oasi felice a cui Peralta, però, non si abbevera: appena quattro le presenze, con la soddisfazione di un goal segnato al Cosenza alla penultima giornata, quando il ritorno in massima serie è già aritmetico da una settimana. Nel match di Pescara che dà il via alla festa, infatti, l’argentino subentra soltanto al 90’ al posto di Artistico.

    “Un anno strano. Dal punto di vista personale, pessimo. Serviva gente esperta a quella squadra per cercare la promozione. Con Camolese cominciammo a fare tantissimi punti e riuscimmo a vincere il campionato. La festa fu bellissima, me la ricordo ancora: mi sentivo comunque coinvolto e i tifosi, nonostante le mie sole 4 presenze, mi riconoscevano sempre. Ma purtroppo è andata meno bene di quello che pensavo”.

    Dal punto di vista personale le cose vanno decisamente meglio nella stagione 2001/02, trascorsa (sempre in prestito) con la maglia dell’Ipswich Town: qui Peralta viene finalmente valorizzato e, anche se in Premier si verifica un’amara retrocessione, il cammino in Coppa UEFA resta degno di nota.

    Dopo aver eliminato Torpedo Mosca ed Helsingborg (giustiziere dell’Inter un anno prima nel turno preliminare di Champions), Peralta e il suo Ipswich sono chiamati a sfidare proprio i lombardi nel terzo turno: una tripletta di Vieri e la rete di Kallon spediscono la squadra di Cuper agli ottavi, cancellando il k.o. dell’andata firmato Armstrong.

    A ‘Portman Road’ Peralta rimane in campo fino all’89’, offrendo una bella prestazione che lascia l’amaro in bocca ai tifosi interisti: parlare di rimpianti è eccessivo, ma il piccolo ritaglio di gloria in terra inglese resta comunque.

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  • IL RITORNO IN PATRIA, I SUCCESSI AL CLUJ E IL RITIRO IN CILE

    Con diversi anni d’anticipo rispetto al previsto, Peralta rifà le valigie: stavolta per rientrare in Argentina nel suo ‘lugar feliz’, per giocare di nuovo in quel Racing Club che tanto gli ha dato, compresa l’opportunità di confrontarsi con il calcio europeo.

    Una stagione utile per riconfermarsi su buoni livelli, prima del trasferimento in Messico: qui Peralta resta fino al 2006, vincendo (con le maglie di Santos Laguna e Tigres) tre InterLiga di fila, ovvero una competizione nazionale sorta per determinare la squadra qualificata in Copa Libertadores.

    Nel 2006 per Peralta è realtà la terza avventura diversa al Racing Club, trampolino per quella successiva tra le fila del River Plate: con i ‘Millonarios’ qualcosa va storto e le speranze di imporsi vanno in frantumi. Un goal in sei apparizioni e addio inevitabile che, a sorpresa, gli spalanca di nuovo le porte dell’Europa: a puntare su di lui è il Cluj, sicuramente la parentesi più felice della carriera.

    In Romania Peralta diventa uno degli uomini simbolo di una squadra che, in quegli anni, domina la scena nazionale e si prende parecchie soddisfazioni anche sui palcoscenici internazionali: tre campionati rumeni, tre coppe nazionali e due Supercoppe in bacheca, oltre ad un clamoroso successo per 1-2 inflitto alla Roma nella fase a gironi della Champions 2008/09.

    “Abbiamo fatto la storia del club. Quegli anni mi mancano molto. Se devo pensare a una squadra al di fuori dell’Argentina, c’è proprio il Cluj”.

    A Cluj (dove tra il 2009 e il 2010 c’è l’italiano Andrea Mandorlini ad allenarlo) Peralta resta fino al 2012 quando, a 33 anni, fa definitivamente calare il sipario sul rapporto col calcio europeo, sancito dal trasferimento in Cile all’Universidad Católica.

    Dopo un anno e mezzo all’Universidad de Concepción, l’8 febbraio 2015 c’è l’annuncio del ritiro, avvenuto a quasi 36 anni.

    “Lascio il calcio professionistico, è stato bellissimo, ora inizia un'altra vita, più famiglia, più amici e mi godo il calcio da un altro posto”.

  • IL BASKET E L’AVVENTURA DA IMPRENDITORE: VENDITORE DI CARNE IN PATAGONIA

    La nuova vita di Peralta è lontana anni luce dalle dinamiche del calcio giocato, un rapporto troncato nettamente e sostituito da quello col basket, altro sport praticato. Ma, la novità più sostanziale, è la scelta di dedicarsi all’imprenditoria: nello specifico alla vendita della carne e all’allevamento di bestiame in Patagonia.

    “Ora sono diventato imprenditore. Vendo carne che allevo in Patagonia, ho anche giocato a basket e ho una scuola calcio per bambini di 4-5 anni. Come dite in Italia? Il lupo perde il pelo ma non il vizio, giusto? Devo dire che nella mia vita professionale non mi sono per niente annoiato: ho conosciuto tanti mondi diversi, tante persone con cui ho ancora un rapporto. A un giovane giocatore argentino direi di approfittare subito della chiamata dall’Europa. È un cammino difficile, pieno di difficoltà, di giorni felici ma anche tremendi. Se vive con l’ansia di fare male, non potrà godersi i tanti momenti belli che potrà incontrare. Bisogna buttarsi, avere coraggio”.

    Coraggio mostrato mettendosi in gioco nel contesto europeo, affrontato a testa alta nonostante qualche riserva sul proprio conto. Nel presente di Peralta c’è però ben altro, un vero e proprio secondo tempo di una vita vissuta a cavallo tra due mondi.

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