La vittoria in Qatar, contro l'Argentina futura Campione del Mondo, è probabilmente l'emblema degli immediati elogi verso le stelle senza vie di mezzo. Nessun grigio nelle valutazioni, solo bianco e nero. Tanto che dopo il successo dell'Arabia Saudita all'esordio nei Mondiali 2022, le successive sconfitte hanno magicamente reso la Nazionale un disastro. Anche se a verità, come spesso succede, sta nel mezzo.
Nonostante sia una buona rappresentativa a livello arabo, nel Vicino Oriente e nell'Asia tutta, l'Arabia Saudita ha sempre avuto grosse difficoltà ad emergere fuori dai propri confini o da quelli del Continente.
Nella Coppa del Mondo ha sfoggiato qualche buona prestazione, risultando però essere sempre discontinua, limitata da un movimento che escludendo leggende come Saeed Al-Owairan e Sami Al-Jaber ha sempre faticato enormemente nel proporre campioni in grado di trascinare la Nazionale e l'intero panoama locale.
Roberto Mancini, arrivato a Riad come nuovo commissario tecnico della Nazionale in seguito alle dimissioni azzurre di metà agosto 2023, era consapevole di avere per le mani una squadra dalla qualità limitata, difficile da plasmare a sua immagine e difficilmente in grado di diventare d'improvviso una squadra capace di invertire la tendenza negativa dei paesi arabi ed asiatici alla Coppa del Mondo.
Certo, il tempo per lavorare con i giocatori sauditi è stato veramente limitato in queste ultime settimane di settembre, ma le prime uscite con Mancini commissario tecnico hanno palesato ancora una volta una bassa qualità, derivante da un bacino limitato dal quale selezionare i giocatore. Oggi più che mai dopo l'invasione dei grandi campionati europei, africani e sudamericana della sontuosa campagna estiva di rinforzamento del torneo.
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