Un pareggio per avvicinarsi al terzo posto e quel Milan ora distante solo due lunghezze ma che, per quello che ha detto il campo, non può non lasciare un'enorme dose di amaro in bocca.
La Juventus non riesce ad andare oltre all'1-1 interno contro un Verona già matematicamente retrocesso, nonostante una partita dominata per ampissimi tratti.
Allo Stadium, fin dai primissimi minuti, si è avuta la sensazione che solo una squadra potesse uscire dal terreno di gioco con i tre punti in tasca. La compagine bianconera infatti ha avuto il merito di imporre fin da subito il proprio maggiore tasso tecnico e la cosa si è tradotta non solo in un netto predominio territoriale, ma anche in diverse occasioni da rete.
La Vecchia Signora ci prova con Conceição, Yildiz e Bremer senza grande precisione e fortuna ed anzi, dopo aver comandato i giochi, al 34' si riscopre clamorosamente in svantaggio quando proprio il centrale brasiliano, in fase di impostazione, serve di fatto a Bradaric un pallone che va solo appoggiato a Bowie il quale, a due passi da Di Gregorio, non deve far altro che calciarlo in rete di prima intenzione.
È il goal che gela lo Stadium, che manda in bambola una Juventus che per alcuni minuti fatica a reagire e che fissa il risultato sullo 0-1 con il quale si chiude la prima frazione.
Nella ripresa i padroni di casa si ritrovano e riprendono a spingere con forza e, dopo aver creato un paio di presupposti per il pareggio, riescono finalmente a trovarlo poco dopo l'ora di gioco quando è Vlahovic (entrato al posto di Thuram ad inizio secondo tempo) a pennellare un calcio di punizione conquistato da Conceição.
Con il risultato di nuovo in parità, la Juventus si getta in avanti con tutte le sue forze per tentare il sorpasso, ma è costretta a fare i conti o con un po' di imprecisione o con un Montipò in giornata, ma anche con la sfortuna che si traduce, in pieno recupero, in un palo colpito da Zhegrova.
Gli uomini di Spalletti ci provano fino al triplice fischio finale, ma senza esito: il terzo posto è ora più vicino, ma l'amarezza per la vittoria sfumata non può non essere tanta.




