Alen Halilovic doveva essere più bravo di Modric. Lo dicevano in tanti, a inizio carriera. Più tecnica, più gamba, maggiori capacità nel cambiare direzione e giocata. L'importante è saper ammettere di aver sbagliato. Una cantonata epocale, una storia tra uno dei centrocampisti più forti del nuovo millennio e un connazionale che ha passato i migliori anni della carriera senza mai essere grande, ma solamente alla fine una promessa mancata.
Halilovic è uno dei tanti. Uno dei tanti giocatori che sembravano poter avere le stelle e devono accontentarsi della terraferma. Anzi, il classe 1996 ha navigato per anni senza mai fermarsi, in cerca di un lido felice dove riuscisse a mettere radici ed evolversi.
Da dieci anni nel calcio professionistico, Halilovic ha giocato per tredici squadre diverse. Soprattutto nelle ultime stagioni ha cambiato maglia continuamente, giocando poco. Trascinato dagli anni senza riuscire ad avere voce in capitolo.
E se il suo lunghissimo cammino errante avesse avuto fine? La base c'è, le sensazioni positive idem. Siamo in Olanda, dove Halilovic può finalmente specchiarsi e rivedere sè stesso giovane e pieno di talento. Mai perso, ma discontinuo. Il contrario di ora.
Di certo Halilovic non ha mai avuto paura di rimettersi in gioco, di cambiare per trovare sè stesso. Audentes fortuna iuvat. La fortuna aiuta gli audaci e in questo caso anche Alen, approdato da qualche mese al Fortuna Sittard.
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