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Alessandro Bastoni red card Bosnia ItalyGetty Images

Bastoni uno dei volti del tracollo dell'Italia: crisi senza fine tra Inter e Nazionale

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Serviva una vittoria all'Italia per porre fine a un incubo durato dodici anni e per riprendersi un posto al centro della cartina del calcio mondiale e, invece, a Zenica, sul campo della Bosnia-Erzegovina, è arrivata quella che Rino Gattuso ha definito una "mazzata difficile da digerire".

La Nazionale Azzurra, per la terza volta consecutiva, non parteciperà a un Mondiale. Un fallimento su tutta la linea per un intero movimento che, evidentemente, da troppo tempo ormai non riesce a stare al passo con altri: un ennesimo crollo che richiederebbe soluzioni drastiche che al momento non ci sono state e che, visti i precedenti, resta da vedere se ci saranno.

La sconfitta dell'Italia ha moltissimi volti, ma per qualche ora almeno, o magari per qualche giorno, in attesa di novità, uno dei principali sarà quello di Alessandro Bastoni.

Ragionare con i se e con i ma è fin troppo semplice, ma non ci sono dubbi sul fatto che la sua espulsione sul finale del primo tempo, per uno sconsiderato fallo ai danni di Memic, abbia contribuito a rendere più in salita una strada che in qualche modo si era fatta quantomeno più in discesa grazie al goal segnato da Kean al 15'.

Un rosso che rappresenta l'apice di un periodo da dimenticare per il difensore dell'Inter e che, con ogni probabilità, lo accompagnerà per tutta la carriera.

  • Bastoni Kalulu La Penna Inter JuventusGetty

    COME IN UN INCANTESIMO

    Mentre Alessandro Bastoni, sconsolato, lasciava il terreno di gioco dopo la sacrosanta espulsione decisa dall'arbitro Trupin, a molti, per forza di cose, sarà venuto in mente quanto successo lo scorso 14 febbraio in occasione di Inter-Juventus.

    La simulazione, l'espulsione di Kalulu, un'esultanza che gli ha attirato addosso furibonde critiche ed un mondo che, da quel momento in poi, si è ribaltato.

    Bastoni, uno dei difensori più forti ed ammirati dell'intero panorama calcistico italiano e non solo, da quel momento è piombato in una sorta di incantesimo dal quale sembra impossibile uscire.

    Un gesto, il suo (per alcuni una serie di gesti), quello nel Derby d'Italia, che lo ha posto al centro del mirino dei più critici ed anche di tifosi che, in occasione di Inter-Juventus, sarebbero dovuti essere 'neutrali'. Prima i fischi al Via del Mare contro il Lecce, poi quelli del Sinigaglia contro il Como in Coppa Italia ed anche quelli nel derby contro il Milan.

    A poco sono servite le sue scuse e l'ammissione di colpa, così come vane sono state le difese di chi aveva parlato di un accanimento eccessivo. In un'era nella quale una partita non dura più 90', ma inizia anzi, in un certo senso, dopo il triplice fischio finale, Bastoni si è ritrovato costretto a fare i conti con una pressione che solo due grandi prestazioni con la maglia dell'Italia addosso gli avrebbero probabilmente consentito di spazzare definitivamente via.

    A Zenica, in quella che doveva essere la serata giusta per mettersi tutto alle spalle, è arrivato invece l'errore che lo ha reso il volto principale di una debacle che, invece, avrebbe ed ha molti padri.


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  • AI PLAYOFF IN CONDIZIONI NON PERFETTE

    Alessandro Bastoni ha fatto di tutto per dare il suo contributo nelle due partite che mettevano in palio l'accesso ai prossimi Mondiali.


    La sua convocazione per i playoff è stata data per diversi giorni in dubbio, e questo a causa di un infortunio alla tibia che lo aveva costretto a saltare le precedenti sfide di campionato che avevano visto la sua Inter impegnata contro Atalanta e Fiorentina.


    Le sue condizioni sono state uno degli argomenti sul tavolo nel corso della marcia di avvicinamento alla semifinale dei playoff con l'Irlanda del Nord e questo perché in molti hanno sempre riconosciuto in lui uno dei punti di forza del terzetto difensivo disegnato da Gattuso.


    Un lungo susseguirsi di notizie relative ai suoi allenamenti, ma anche tante previsioni sul suo possibile utilizzo già a Bergamo.


    Bastoni poi effettivamente è stato tra i protagonisti della vittoria con l'Irlanda del Nord, così come è riuscito a guadagnarsi una maglia da titolare contro la Bosnia-Erzegovina, ma è lecito oggi chiedersi se fosse realmente al massimo della condizione.

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  • LA POSIZIONE IN CAMPO NON LO HA AIUTATO

    Alessandro Bastoni è abituato a giocare in una difesa a tre, lo fa da sempre a livello di club e lo ha fatto spessissimo negli ultimi anni anche in Nazionale.


    Normale dunque pensare a lui, al di là delle indiscusse qualità, come uno dei pilastri della retroguardia pensata da Gattuso.


    Resta tuttavia da dire che una cosa è agire da braccetto di sinistra ed un'altra è giocare da perno centrale. Oltre a tutte le difficoltà con le quali ha dovuto fare i conti, forse è 'stato vittima' anche di una sorta di equivoco tattico.


    Contro avversari veloci, anche in passato, è molte volte andato in difficoltà e il restare ancorato sulla linea di retrovia non gli consente di sfruttare al meglio le sue armi migliori, compreso quel sinistro con il quale spesso riesce a crossare per la punta.


    In occasione del fallo da espulsione contro la Bosnia, sono venute meno proprio la velocità e la lucidità, cosa quest'ultima forse da ricondurre a una condizione non ottimale non solo sotto il profilo fisico.


    Non era dunque forse nelle migliori condizioni possibili per rendere al meglio ed infatti non lo ha fatto.

  • Alessandro Bastoni red card Bosnia ItalyGetty Images

    UN FALLO CHE SI POTEVA EVITARE?

    Individuare in Bastoni il 'capro espiatorio' del fallimento di un intero movimento è ovviamente assurdo ed ingeneroso, ma non si può negare che sia stato uno dei principali responsabili di una disfatta, quella di Zenica, che si è già meritata un posto nel libro della storia del calcio nostrano.


    Una delle domande che resterà senza risposta è se quel fallo su Memic al 42', quando c'era ancora un'intera frazione da giocare, potesse essere evitato o meno.


    Vero è che senza l'intervento di Bastoni l'esterno della Bosnia si sarebbe involato verso Donnarumma, ma in una partita secca, nella quale ogni singolo episodio pesa come un macigno, sarebbe stato meglio subire eventualmente il goal del pareggio, piuttosto che costringere la propria squadra a giocarsi il tutto per tutto in inferiorità numerica.


    Facile parlarne a bocce ferme, più complicato prendere una decisione in una frazione di secondo in una partita che decide le sorti di un intero movimento.


    Con la giusta lucidità forse Bastoni avrebbe evitato un intervento che non poteva non valere il rosso, ma questo non lo sapremo mai, così come non sapremo fin dove si sarebbe potuta spingere la Nazionale Azzurra in un Mondiale che seguirà da semplice spettatrice.

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