Un lungo giro del mondo che l’ha portato da San Lorenzo, il centro principale della regione di Esmeralda in Ecuador, prima in Messico, poi in Inghilterra, ancora in Messico e in Turchia, prima di apporre il suo nome in una ristretta lista che comprende anche quello di alcuni tra i più grandi attaccanti della storia.
Enner Valencia si riscopre, a trentatré anni, uno dei grandi protagonisti di Qatar 2022 e lo fa nel modo che da sempre gli riesce meglio: segnando goal.
Sono già tre quelli messi a referto nel corso di questi Campionati del Mondo, ovvero quelli che gli hanno permesso di eguagliare fuoriclasse del calibro di Eusebio e Paolo Rossi, oltre che il meno noto Salenko, in una speciale classifica.
Valencia ha infatti, trovando la via della rete anche nell’1-1 contro l’Olanda, ha segnato tutti gli ultimi sei goal dell’Ecuador ai Mondiali. La cosa era riuscita appunto solo alla leggenda portoghese nel 1966, a ‘Pablito’ nel 1982 e all’ex centravanti russo nel 1994, mentre a ‘Superman’, come da anni è soprannominato per via della sua straordinaria elevazione, di edizioni dei Campionati del Mondo ne sono servite due e tra l’altro non consecutive.
La prima rete del suo eccezionale filotto l’ha messa a segno il 15 giugno 2014, nel corso del Mondiali brasiliani, in una sconfitta per 2-1 patita contro la Svizzera, poi è arrivata una doppietta nella successiva sfida contro l’Honduras, mentre la terza gara del torneo, quella contro la Francia, si è chiusa a reti inviolate.
L’Ecuador non ha preso parte a Russia 2018 ed è quindi servito un lungo balzo (da Superman appunto) di otto anni per ritrovarlo tra i marcatori di un Mondiale e la storia è ovviamente recente: doppietta al Qatar e rete appunto all’Olanda. Sei goal della 'Tricolor' tutti messi esclusivamente a segno da lui.
“Ho il ginocchio che mi dà fastidio già dalla prima partita, ma lavorerò per continuare ad aiutare la mia squadra. Per me è un motivo di orgoglio aver segnato gli ultimi sei goal dell’Ecuador, ma vogliamo di più”.
Getty/GOALTra l’altro, a Qatar 2022 si era già tolto la soddisfazione di far suoi un paio di primati: è infatti diventato il primo giocatore a segnare il primo goal di un Mondiale dal dischetto, oltre che il più anziano ad aprire le marcature di un Campionato del Mondo trentatré anni e sedici giorni, togliendo in questo caso ad Altobelli un record che resisteva dal 1986.
Quello tra Valencia ed i Mondiali è dunque un rapporto speciale e sono stati proprio gli exploit di Brasile 2014 a catapultarlo nel mirino del club europei. Topo i tanti goal segnati con Emelec e Pachuca, è stato il West Ham a scommettere su di lui, ma i tre anni vissuti in Premier League e chiusi con la maglia dell’Everton addosso, sono stati i più avari di soddisfazione della sua carriera.
Da lì il passaggio al Tigres, dove ha ripreso a segnare con medie da bomber vero ed il ritorno in Europa, questa volta in Turchia, dove dal 2020 è uno degli uomini di punta del Fenerbahçe.
Miglior marcatore della storia dell’Ecuador con 38 reti, Valencia nel corso della sua lunga carriera ha vissuto ogni tipo di situazione possibile. Le esultanze, i trionfi, le cadute ed anche una fuga da film: una volta, era il 2016, in occasione di un Ecuador-Cile, ha finto un infortunio per evitare un arresto (era accusato di non pagare gli alimenti alla moglie e alla figlia).
Il bambino che vendeva latte per strada per aiutare il padre e sopravvivere ne ha fatta di strada. Ne sul piccolo anche lui si è guadagnato un posto nella storia e molte delle speranze dell’Ecuador di infrangere per la seconda volta nella sua storia la barriera della fase a gironi di un Mondiale, sono legate alle sue qualità e alla sua confidenza con il goal.


