Toni Kroos vede la luce in fondo al tunnel. Dopo aver trascorso mesi complicati alle prese con la pubalgia, problema che ha condizionato il 31enne tedesco tra Real Madrid ed Euro 2020, il centrocampista del Real Madrid è pronto a tornare.
Lo ha dichiarato in un'intervista esclusiva a Goal, il media che ha scelto per raccontare il suo nuovo progetto, la Toni Kroos Academy.
"Sono contento perché oggi sono riuscito a fare il mio terzo allenamento con la squadra senza dolore, dopo sei o sette mesi di sofferenza, quindi è una bella sensazione. Non gioco da tre mesi, l'ultima partita è stata il 29 giugno, a Euro 2020, quindi devo prendere un po' di ritmo. La cosa più importante è che non sento più molto fastidio. Ora possiamo parlare di partite, di rientro. Speravo di arrivare a questo punto".
La domanda che si pongono tutti i tifosi del Real Madrid è se sarà il momento giusto contro lo Sheriff Tiraspol martedì in Champions League.
"Mi sento preparato e penso di essere convocato. Da lì vedremo qual è la cosa migliore da fare, come possiamo gestire la situazione. Domani parlerò con Ancelotti e, se lo ritiene rischioso e preferisce aspettare, lo ascolterò e analizzeremo il momento".
Il rientrro è stato lungo e difficile...
"Sono già passate quasi otto settimane, negli ultimi cinque o sei mesi ho sempre saputo che sarei arrivato al punto in cui avrei dovuto fermarmi per recuperare. Ho iniziato a sentire dolore marzo o giù di lì, sapevo che c'era qualcosa nel pube. Da lì ho capito che se avessi continuato a giocare sarei arrivato al punto di non poterne più, ma è stato molto difficile smettere perché dovevo giocare i quarti e le semifinali di Champions League, poi l'Europeo... Poi mi sono detto che sarei andato in vacanza, per vedere se in quelle tre settimane sarebbe migliorato con il riposo. Quando sono tornato ad allenarmi a Madrid, ho provato e ho visto che non ero migliorato. Dovevo fermarmi. È un infortunio difficile da migliorare se non si fa nulla. Abbiamo lavorato tanto in palestra, tante terapie. Non è stato facile perché dopo tre o quattro settimane ho avuto due giorni buoni, pensavo di essere migliorato e poi ne ho avuti due altrettanto brutti di prima, tipo sei mesi fa. Mentalmente non è stato facile. La differenza rispetto agli altri infortuni che ho avuto è che è servita più pazienza, perché ho sofferto molto: volevo solo una cosa, non sentire dolore. Se avesse dovuto fermarsi per molte settimane, mi sarei fermato. La cosa più importante era non avere più lo stesso dolore".
Hai considerato anche l'intervento chirurgico?
"No, quello che abbiamo fatto è stato lavorare per capire esattamente qual era il problema. L'intervento non è stata un'opzione, non ci ho pensato perché preferisco sempre un trattamento conservativo, mi ha sempre aiutato fare così. Questo infortunio è durato un po' di più, è vero, ma ho giocato sei mesi con il dolore o con pillole per evitare di sentire male. Sapevo che sarebbe durato un po' di più".
Come l'ha vissuta a livello psicologico? Hazard ha detto che stav molto con la sua famiglia.
"Sono un calciatore e voglio giocare, è difficile sapere di essere infortunato. Dall'altra parte cerchi di vedere le cose positive. In questo caso, fare meno viaggi, passare più tempo con la mia famiglia... ma io sono un calciatore e se non mi piacesse mi ritirerei. Non sono contento quando sono infortunato, do sempre tutto per tornare il prima possibile. Anche questa volta, ma con un po' più di serenità, perché l'infortunio è stato diverso. Si cerca di vedere il lato positivo, sono stato tanto con la mia famiglia".
Come hai visto il pareggio (0-0) contro il Villarreal?
"Sono stato allo stadio, come sempre a ogni partita, che giochi o no... Giocando ogni tre o quattro giorni è normale che non si vinca sempre, anche se si gioca molto bene. L'importante è non perdere le partite non perfette. Da fuori ci si fanno sempre idee diverse, per quesgto mi piace di più essere dentro la squadra, se ne può parlare meglio, sapere cosa ha funzionato e cosa no".
