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Storie Mondiali - USA ’94, il presunto complotto della FIFA contro Maradona

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Uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, in grado di trascinare sul tetto più alto d’Italia il Napoli, ma anche la sua Argentina, quando ai Mondiali di Messico ’86 le permise di trionfare e di aggiudicarsi l’oro. Risultato di poco sfiorato quattro anni dopo, quando a Italia ’90 dovette accontentarsi solo dell’argento.

Diego Armando Maradona è stato un giocatore totale, in grado di condizionare tutte le squadre nelle quali ha militato e di lasciare un segno indelebile nelle tifoserie che lo hanno idolatrato. Il Pibe de Oro, però, è stato anche tra i più controversi calciatori della storia del calcio, per una personalità eccentrica, sia dentro che fuori dal campo.

Arrivò a essere sospeso due volte dal calcio giocato per uso di prodotti ad azione stimolante: una prima volta accadde nel 1991, quando risultò positivo all’uso della cocaina e una seconda volta ai test antidoping, per uso di efedrina, una sostanza illegale usata per perdere peso. Se il primo episodio gli costò un anno e mezzo di squalifica, il secondo gli rovinò un intero Mondiale.

Maradona veniva da un periodo turbolento che lo aveva costretto a lasciare il Napoli e la città partenopea. Nel marzo del 1991 viene rilevata presenza di cocaina nelle sue urine dopo la partita contro il Bari e la squalifica di quindici mesi lo tiene lontano dai campi di calcio.

Invischiato in problemi con la giustizia italiana, decide di non voler ritornare in Campania e trova un accordo col Siviglia. Gli spagnoli avrebbero dovuto versare nelle casse del Napoli 7,5 milioni di dollari, ma la FIFA autorizzò i Rojiblancos a pagarne solo quattro, mentre Ferlaino, all’epoca presidenze azzurro, pretese che il Siviglia non rivendesse ad alcuna squadra europea Maradona, per evitare di doverlo incontrare come avversario in futuro.

Dinanzi a lui c’è solo il desiderio di tornare a giocare e di poter essere protagonista, di nuovo, con la maglia dell’Argentina ai Mondiali di USA ’94. A Siviglia Maradona ritrova Carlos Bilardo, l’allenatore dell’Argentina ai mondiali del 1986 e del 1990, quelli che lo hanno visto protagonista indiscusso della kermesse. Nonostante le buone intenzioni e la volontà di rimettersi in forma e in sesto, l’esperienza con il Siviglia durò 25 partite, con 5 reti e 12 assist, ma anche tantissime polemiche.

Mentre la Liga si dirigeva in direzione Barcellona, infatti, il presidente del Siviglia decideva di presentare a Maradona una lettera di licenziamento, insieme alla comunicazione di non voler versare i soldi richiesti per i diritti di immagine: notti passate fuori casa, una dieta sregolata e qualche amicizia poco piacevole erano i capi di accusa imputati al giocatore.

“Questo Maradona non può giocare nemmeno a golf” dice il presidente Cuervas, ponendo fine a un altro capitolo della storia di Diego Armando Maradona. Quel trasferimento, tra l’altro, era stato voluto fortemente dalla Fifa. Joseph Blatter, in un’intervista a una radio argentina, aveva specificato di aver parlato con Matarrese, all’epoca presidente della Federcalcio, affinché potesse convincere Ferlaino a cedere Maradona.

Desideroso di poter avere quante più stelle possibili ai Mondiali, l’allora segretario generale della Fifa sembrava disposto a tutto pur di poter riavere Maradona in passerella e sfruttare la sua dimensione di campione.

Ora, di nuovo senza squadra e licenziato dal Siviglia, serviva trovare un’alternativa per non poter perdere, a dodici mesi dalla partita inaugurale, il Pibe de Oro. Maradona torna in patria, allora, al Newell’s Old Boys, riguadagnando anche il posto in nazionale il 31 ottobre 1993.

Nella doppia sfida contro l’Australia, spareggio interzona di qualificazione al mondiale, l’Albiceleste riesce ad avere la meglio con un risultato aggregato di 2-1, vincendo 1-0 al ritorno. Col Newell's Maradona disputa appena cinque partite, poi a febbraio decide di risolvere il proprio contratto e iniziare ad allenarsi in solitaria per poter arrivare tirato a lucido alla sfida per il Mondiale.

Torna in campo in una partita ufficiale il 20 aprile, pur trattandosi di un’amichevole tra Argentina e Marocco: la gara finisce 3-1 e Maradona va a segno su rigore dopo 1255 minuti di gioco di digiuno. L’Argentina vorrebbe, a quel punto, continuare la propria preparazione con una tournée in Giappone, ma il popolo del Sol Levante impedisce al giocatore di sbarcare nell’arcipelago a causa dei suoi precedenti con la droga.

La federazione argentina, a questo punto, decide di cambiare i propri programmi e rinunciare al viaggio in Giappone, sfidando in tre amichevoli Israele, Ecuador e Croazia. È il 15 giugno 1994 e il ritiro a USA ’94 ha inizio. I giocatori sono distrutti dall’umidità che negli Stati Uniti si percepisce e, con le partite fissate a ora di pranzo, la kermesse sembra ingestibile.

Blatter finisce sotto accusa proprio per delle parole di Maradona: “Da egoista ha pensato solo agli interessi legati alle tv. Non accetto che i calciatori siano sfruttati”. La sua reazione è ritenuta eccessiva, ma la reazione viene messa a tacere per dare spazio allo spettacolo, quello che lo stesso Maradona decide di tornare a dare sul rettangolo verde.

Dopo appena qualche giorno, infatti, il suo gol alla Grecia testimonia la voglia di rivincita che il numero 10 argentino ha dentro di sé, nonostante gli ultimi tre anni trascorsi ad allenarsi da solo e quasi del tutto lontano dai campi. Il 4-0 alla Grecia sembra, così, il prologo a un cammino trionfale, pronto a spingere l’Argentina di nuovo sul tetto del mondo. Batistuta è il vero trascinatore con la sua tripletta, ma i giornali vogliono il nome di Maradona in prima pagina.

Maradona 1994GOAL/Getty

Tutto sembra dimenticato dopo la finale persa a Roma quattro anni prima, così come le esperienze al Napoli e il sovrappeso pre-Mondiale. La vetrina è tutta sua. Pochi giorni dopo arriva la partita con la Nigeria, che viene battuta per 2-1 con una doppietta di Caniggia e un’altra grande prova di Maradona. Nessuno poteva mai prevedere che quella sarebbe stata l’ultima partita del numero dieci con l’Argentina.

Terminata la partita, infatti, la Seleccion deve inviare due giocatori al controllo antidoping. Vengono sorteggiati due giocatori e uno di questi è Diego Armando Maradona. Un’infermiera entra in campo e trascina con sé l’ex attaccante del Napoli in maniera un po’ brusca, con una marcatura uomo a uomo che nemmeno le Aquile nere gli avevano riservato in campo.

Dopo il controllo, il Pibe risulta positivo all’efedrina. Non c’entra la cocaina stavolta, ma una sostanza che è proibita. Alle controanalisi il risultato non cambia e Maradona risulta positivo anche in quel caso. Dirà di aver commesso una leggerezza, ma aggiungerà anche di essere stato usato, di esser stato portato ai Mondiali perché serviva un personaggio e dopo aver riempito gli stadi di esser stato scaricato, perché non serviva più.

L’Argentina lasciò il Mondiale al Brasile, che vinse la finale, con una grande beffa per tutto il popolo albiceleste, ma fu anche il giorno in cui la guerra di Maradona alla Fifa iniziò. Maradona cominciò a sostenere che le colpe fossero tutte di Blatter e di Grondona, che era presidente della federazione argentina e contestualmente vicepresidente Fifa. Lo stesso segretario generale aveva fatto di tutto per far sì che, dopo Napoli, il dieci argentino potesse tornare in forma per riempire gli stadi di USA ’94. Perché incastrarlo, poi, con un antidoping mirato?

Al centro della vicenda quei chili, precisamente sedici, persi in maniera sospetta nel periodo pre-Mondiale: un allenamento talmente duro da permettergli di risolvere un problema di sovrappeso che lo stava attanagliando da tempo. Inoltre, l’infermiera che lo scorta fino al test, dalle immagini che giungono a chi segue la kermesse dalla televisione, lascia intendere che qualcuno sapesse già della condizione di Maradona.

L’ipotesi di un patto tra la Fifa e il giocatore venuto a mancare dopo le dichiarazioni al veleno per Blatter dal ritiro argentino inizia a prendere sempre più piede. Blatter ha sempre smentito questa ricostruzione dei fatti, nonostante lo sfogo che Maradona porta alle telecamere dall’hotel nel quale alloggia, lo Sheraton Park di Dallas.

Tra i chiamati in causa c’è anche Daniel Cerrini, dietologo e fisioterapista che era riuscito a togliere quei chili di troppo a Maradona, con una preparazione intensa, durissima, ma anche sfruttando un trattamento farmacologico estremo. Tra i prodotti usati c’è il Ripped Fuel, una bevanda energetica consumata regolarmente in Argentina per la cura dimagrante, che potrebbe averlo condizionato.

Quella fu l’ultima partita con la nazionale albiceleste e anche l’ultima prima di tornare a giocare il 7 ottobre del 1995, un anno e poco più dopo, con la maglia del Boca Juniors. Vi rimase per due anni prima di ritirarsi dal calcio il 25 ottobre 1997, con in tasca un Pallone d’oro alla carriera e una storia fatta di grande rammarico e delusione per quel mondiale a USA ’94.

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