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Storie Mondiali - 4 anni da fenice: la vendetta di David Beckham sull’Argentina

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Se dovessimo darle un nome di quelli altisonanti, sicuramente la storia di David Beckham con il Mondiale penderebbe verso il termine di “vendetta”. Perché il Golden Boy anglosassone, diventato poi lo Spice Boy, oltre a esser stata una vera e propria icona di marketing per l’Inghilterra e per il calcio, a cavallo di quello che fu il suo primo Mondiale nel 1998 e quello che venne poi nel 2002 si rese protagonista di una vicenda che strideva molto con quello che era il suo aplomb, finendo per doversi vendicare e rivendicare la propria immagine di sir, che nel 2003 lo portò a essere nominato Ufficiale dell’Ordine dell’Impero britannico.

Facciamo un salto alle origini, come è consuetudine fare nelle origin story. Beckham esordisce con la nazionale inglese il primo settembre del 1996 in una gara che l’Inghilterra vince 30 contro la Moldavia, valevole per la qualificazione ai mondiali 1998. Da quel momento in poi le gioca tutte, che si tratti di un’amichevole o di una gara ufficiale, perché ai Mondiali del 1998 vuole essere protagonista e vuole esserci. Ed è così che Glenn Hoddle decide, perché il CT si rende conto che alla fase finale, in Francia, quel ragazzo che sta conquistando tutta Manchester, sponda United, deve continuare a far venire i brividi anche all’Inghilterra. Tra il dire e il fare, è risaputo persino al di là della Manica, ne passa di acqua e Hoddle dopo quell’iniziale entusiasmo procurato dalla volontà di portare Beckham ai Mondiali inizia a porsi qualche quesito.

Lo Spice Boy chiede di poter avere un permesso per incontrare la sua fidanzata, Victoria Adams, che ancora non è diventata la signora Beckham. Il permesso viene concesso a tutta la squadra, poco prima dell’inizio del Mondiale, ma Hoddle è convinto che il suo Spice Boy non sia del tutto concentrato sulla competizione e lo sia di più sul suo rapporto sentimentale. Con Darren Anderton a ricoprire lo stesso ruolo e reduce da importanti stagioni al Tottenham, il CT si sente più sicuro e decide di schierarlo contro la Tunisia e contro la Romania, partite che l’Inghilterra vince 2-0 e perde 2-1.

Il 26 giugno 1998 l’Inghilterra, quindi, si gioca la partita da dentro o fuori e l’avversario è la Colombia di Carlos Valderrama. Hoddle ha esaurito i dubbi riposti in Beckham e decide di schierarlo accanto ad Anderton, a supporto di un attacco che recita Michael Owen e Alan Shearer, con Paul Scholes a supporto. Dinanzi a 41.000 spettatori allo Stade Bollaert-Delesis, l’Inghilterra regola subito la pratica grazie proprio a quelli che Hoddle riteneva essere due doppioni: al 20’ il primo gol è di Anderton e al 29’ ci pensa Beckham ad archiviare la gara con il suo primo gol con la Nazionale. “I Leoni hanno trovato il ruggito” titola il Guardian, la BBC esulta al grido di “L’Inghilterra tiene i sogni vivi a Francia ‘98”. L’accesso agli ottavi, da seconda del Girone G alle spalle della Romania, è assicurato. Ci sarà l’Argentina esattamente quattro giorni dopo, il 30 giugno.

David Beckham è stato riabilitato e dopo la prestazione contro la Colombia si conquista un nuovo posto da titolare in campo. A Saint-Etienne, dove va di scena la sfida per l’accesso ai Quarti di Francia ’98, lo Spice Boy va in campo nuovamente insieme a Darren Anderton, con la stessa formazione che ha avuto la meglio nell’ultima gara del primo turno. Dall’altro lato c’è l’Argentina di Daniel Passarella, che ha diverse conoscenze italiane, a partire da Javier Zanetti fino a Gabriel Batistuta, Diego Simeone, Ariel Ortega e Juan Sebastian Veron, con Hernan Crespo che siede in panchina.

La gara si infiamma subito e i quattro gol che sanciscono il 2-2 dei 90 minuti regolamentari arrivano tutti nel primo tempo. Batistuta apre le ostilità al 6’ su calcio di rigore, dopo che Diego Simeone aveva subito fallo da David Seaman, l’estremo difensore anglosassone. Passano appena quattro minuti per il pareggio, firmato di nuovo su calcio rigore da Alan Shearer e guadagnato da Owen per un fallo di Ayala. L’Inghilterra a questo punto ribalta la situazione con Owen, che al 16’ trova il 2-1, al quale replica Javier Zanetti in pieno recupero, superato il 45’.

La 750esima partita ufficiale della nazionale dei Tre Leoni si complica e nel secondo tempo, in una partita molto combattuta, arriva il risvolto che nessuno si aspetta. È il 47’ e Diego Simeone contrasta Beckham a centrocampo: entrambi cadono a terra e il centrocampista dell’Inter finisce per appoggiarsi alla schiena dell’avversario per attutire la caduta. Nel farlo, però, alza subito la mano destra per scusarsi, per dichiarare involontario il suo gesto. Beckham non ci sta e nel momento in cui Simeone prova a rialzarsi lo colpisce col tacco della scarpa destra sbilanciandolo proprio sotto gli occhi dell’arbitro. L’esito è inevitabile: cartellino rosso diretto per il numero 7, che senza proteste lascia il campo lasciando l’Inghilterra in dieci uomini.

Beckham Simeone England Argentina 1998Getty Images

La partita scivola ai rigori, dove l’errore di Paul Ince e poi quello di David Batty, entrambi incapaci di superare Carlos Roa, condanna l’Inghilterra a tornare a casa e l’Argentina ad andare ai quarti. Le critiche sono tutte per lo Spice Boy, per il quale viene chiesta la radiazione dalla Nazionale, dopo appena poche presenze. È il periodo più buio per Beckham, che dopo essersi riuscito a scrollare di dosso i dubbi che Hoddle aveva sulla sua condizione mentale e dopo aver trovato il gol che aveva trascinato la sua nazionale agli ottavi, ora era indicato come il capro espiatorio dell’eliminazione. Un anno dopo, in un’intervista concessa da Simeone, proprio l'interista ammise, però, che aveva accentuato di molto la caduta per far sì che l’arbitro potesse espellere Beckham:

“Sicuramente la mia caduta ha trasformato un cartellino giallo in rosso. A essere onesti, non fu un calcio violento, ma solo un calcetto da dietro, forse istintivo. Lasciandomi cadere ho sicuramente indotto l’arbitro a estrarre il cartellino rosso”.
Beckham Simeone England Argentina 2002Getty Images

David Beckham torna a vestire la maglia della Nazionale nella partita ufficiale contro il Lussemburgo, valevole per la qualificazione a Euro 2000, e la radiazione che in tanti volevano non avviene, perché quella nazionale ha bisogno del suo Spice Boy. Che attende la vendetta per ben quattro anni. Eppure la storia non voleva che quella vendetta venisse servita, anzi, sembrava tutt’altro. L’Inghilterra, infatti, nell’aprile del 2002, a due mesi dall’inizio del Mondiale in Giappone e Corea, piange la Regina Madre e nel frattempo anche per l’infortunio di Beckham. Al 21’ del primo tempo della partita tra Manchester United e Deportivo La Coruna la marcatura di Aldo Pedro Duscher, centrocampista argentino che con la nazionale ha giocato solo in tre occasioni e che però forse sente l’agonismo di quell’Inghilterra-Argentina di quattro anni prima, si trasforma in un’entrata decisiva. La stagione con il Manchester United finisce anzitempo e persino Tony Blair, primo ministro, scende in piazza augurandosi il recupero di Beckham per il Mondiale. Poi il sospiro di sollievo, firmato Adam Crozier, amministratore delegato della Football Association: la prognosi è di otto settimane. L’Inghilterra entro il 21 maggio deve decidere chi portare con sé in Asia per debuttare, poi, il 2 giugno a Saitama contro la Svezia. Poi il 7 giugno ci sarà l’Argentina a Sapporo e infine la Nigeria a Osaka il 12 giugno. Piangono anche gli sponsor, perché l’assenza di Beckham al Mondiale sarebbe devastante.

In quegli anni Beckham era diventato imprescindibile per l’Inghilterra tutta: eletto sportivo dell’anno nel 2001 dalla BBC, aveva permesso ai Tre Leoni di qualificarsi al Mondiale grazie a un calcio di punizione che al 94’, in una gara contro la Grecia, aveva regalato il 2-2 e il punto decisivo per andare alla kermesse internazionale. Era l’eroe nazionale che serviva a quella nazionale guidata da Sven Goran Eriksson, che il 21 maggio, contrariamente a tutti i referti medici, inserisce Beckham tra i convocati e lo porta con sé in Corea e Giappone. Gli dà la fascia da capitano, quella che dal 15 maggio 2000 indossa fino ai Mondiali 2006, e lo fa scendere in campo da titolare in tutte e tre le partite del girone. Soprattutto contro l’Argentina, per la sua vendetta.

Non c’era bisogno di spiegare all’Inghilterra quanta fosse la rivalità in quel momento in campo, tantomeno all’Argentina. La guerra delle Falklands del 1982 era solo l’inizio di una rivalità che poi era sfociata anche nello sport, con i rapporti inaspriti in maniera eccelsa. Poi la Mano di Dio di Maradona nel 1986 aveva indirizzato ancora di più la sfida verso una rappresaglia bellica, portando lo scontro con Simeone a diventare l’apice della piramide. “Non sto pensando a una rivincita” dice Beckham prima della partita, ma non ci crede nemmeno lui. La gara arriva alla seconda giornata e lo Spice Boy ha disputato solo 63 minuti della sfida con la Svezia, finita 1-1. Di nuovo, è da dentro o fuori la gara, perché l’Argentina arriva da imbattuta da 18 gare, in grado di vincere il proprio girone di qualificazione con 13 punti di vantaggio sul Brasile e quell’anno era la favorita per la vittoria del Mondiale.

Squadre schierate in campo e poco prima dell’intervallo Pochettino stende Owen in area di rigore. A fischiare il penalty è Pierluigi Collina, che non ha dubbi: su quel pallone ci deve andare David Beckham. Vestito di rosso, come il sangue che ribolle in lui in quel momento, lo Spice Boy fissa quel pallone che pesa come un macigno, respira in maniera affannata, perché la tensione sta per farlo implodere. Poi il fischio di Collina. Lui parte fortissimo e col destro non dà a Pablo Cavallero la possibilità di buttarsi: è goal. Beckham esulta e in quel momento seppellisce tutti i fantasmi del 1998, dimentica Simeone, che da qualche parte in campo provava a distrarlo, a condizionarlo, e quella partita, che finisce 1-0, elimina l’Argentina dal Mondiale, spedendo l’Inghilterra agli ottavi.

Beckham England Argentina 2002Getty Images

“Dopo tutto quello che era successo con l’Argentina, battere quel calcio di rigore significa avere un coraggio tremendo” disse Eriksson. L’Inghilterra avrà la meglio 3-0 sulla Danimarca negli ottavi, ma verrà poi eliminata ai quarti dal Brasile a Shizuoka, nonostante la superiorità numerica per l’espulsione di Ronaldinho al 57’. Quella kermesse alla fine vide proprio il Brasile trionfare in finale contro la Germania, mentre Turchia e Corea del Sud si divisero il terzo e il quarto posto. L’Inghilterra non andò oltre i quarti, ma Beckham ottenne la sua vendetta, che – come è risaputo – va servita fredda.

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