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Jorginho ItalyGetty Images

La scalata di Jorginho, faro dell'Italia nel segno di Sarri

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Un po' italiano, un po' brasiliano. Un oriundo, uno di quelli che quando ci fu da iniziare a convocarli divisero tifosi e opinione pubblica. Ma mai oriundo fu più azzeccato, perchè adesso l'Italia senza Jorginho perderebbe un pilastro.

Merito di Roberto Mancini e del ragazzo, che hanno unito le forze ridando impulso ad un azzurro sbiaditosi dopo quel maledetto Italia-Svezia di San Siro, che ci precluse Russia 2018 e segnò il punto più basso del calcio italiano.

Jorginho Italy GreeceGetty

Via Ventura, panchina al Mancio e rivoluzione servita: palleggio, possesso, mediana brevilinea e 4-3-3 di qualità, Mancini di Jorginho ne ha fatto il faro, consegnandogli le chiavi del nuovo corso. E lui non ha tradito, diventando imprescindibile. Fondamentale la naturalizzazione, avvenuta nel 2012.

"L’Hellas Verona, congiuntamente al Comune scaligero, è felice di annunciare che Frello Filho Jorge Luiz, conosciuto come Jorginho, è diventato cittadino italiano. Originario di Lusiana (provincia di Vicenza), dove risiedeva il trisnonno paterno, il signor Frello, Jorginho ha completato la procedura per l’ottenimento della cittadinanza grazie alla collaborazione degli uffici preposti del Comune di Verona".


Jorginho perno dell'Italia è la somma delle tappe che lo hanno portato alla ribalta: nato in Brasile, sangue veneto, 'Giorgio' si è formato nel vivaio del Verona ed è esploso con l'Hellas, dopo una brillante trafila nelle giovanili condita dalle parentesi al Sassuolo - con cui Jorginho nel 2010 ha disputato un 'Viareggio' - ed alla Sambonifacese in C2.

Nereo Bonato, all'epoca direttore sportivo del Verona, scelse di fargli disputare il prestigioso torneo giovanile spedendolo al club neroverde. Queste le sue parole in un'intervista a 'Il Roma'.

"Nel 2010 aveva 18 anni e decisi di mandarlo in prestito al Sassuolo per il Torneo di Viareggio. Oltre ad avere doti tecniche importanti, nonostante la giovanissima età era un ragazzo molto intelligente".

Jorginho Sassuolo 2010YouTube

Jorginho-Sassuolo è stato un matrimonio breve, ma nei ricordi dell'ex tecnico della Primavera emiliana Paolo Mandelli ancora vivo. Ecco quanto raccontato a 'Tuttonapoli'.

"Mi fece un’ottima impressione. In pochi giorni era già parte integrante del gruppo, fu capace di inserirsi subito nello spogliatoio. Negli occhi gli si leggeva la sua fame e voglia di arrivare in alto. L’unico dubbio era legato al suo fisico. Era molto gracilino, ma coi piedi ci sapeva fare eccome”.

"La caratteristica che mi impressionò maggiormente? Il dinamismo che aveva in mezzo al campo, la sua capacità di giocare in velocità, di far girare la palla in spazi stretti con pochissimi tocchi. Tecnicamente era ancora un po’ ibrido, non si capiva se fosse più adatto a giocare come regista o come interno. Ad esempio era molto bravo ad inserirsi senza palla. Nel mio Sassuolo lo alternai in tutti i ruoli del centrocampo a tre”.

"Contro la Juventus, ai quarti, fu una partita molto particolare. Giocammo sotto una pioggia ghiacciata, ci furono parecchi problemi perché diversi giocatori andarono in ipotermia. Uno di questi fu proprio Jorginho. Ad un certo punto scomparì dal campo perché si sentì male. Andò direttamente negli spogliatoi inseguito dal fisioterapista".

Un'esperienza che ha formato 'Giorgio' nel corpo e nella mente così come quella di San Bonifacio, perchè il seguito è stato una continua ascesa. Quando Mandorlini lo ha lanciato in prima squadra, l'Hellas ha trovato una nuova fonte di gioco: trequartista di manovra, regista, interno di qualità. Gli scaligeri, con lui, sono volati in A.

L'attuale tecnico del Padova, a 'Radio Kiss Kiss', ha svelato un interessante aneddoto.

"Negli allenamenti e nelle partitelle, per fargli imparare le traiettorie di difesa e tutti i movimenti, con me Jorginho ha fatto anche il difensore centrale".

Jorginho - VeronaGetty

Compassato ma con tecnica da vendere, tanto da guadagnarsi la fama di rigorista senza se e senza ma. Doti dal dischetto rare, già mostrate nella città di Romeo e Giulietta: ecco perchè a Napoli, al Chelsea e in Nazionale, i penalty sono diventati roba sua.

Il trasferimento all'ombra del Vesuvio a gennaio 2014 ha rappresentato il primo grande salto di Jorginho, al quale Rafa Benitez ha affidato i tempi in un 4-2-3-1 che però - oltre a confermarne il talento - ha fatto emergere lacune dal punto di vista del dinamismo. 'Giorgio' in un centrocampo a due ci perde, meglio con due interni ai lati: il 'Sarrismo' è la scintilla, quella che ha aperto il ciclo in cui l'italo-brasiliano si è esaltato, diventando tra i 'play' più quotati.

Jorginho Maurizio Sarri NapoliGettyMaurizio Sarri Jorginho Chelsea Europa League 2019Getty Images

Jorginho - sempre allegro e prezioso anche nello spogliatoio - non è un fulmine in quanto a corsa ma lo è in termini di pensiero, sapendo in anticipo cosa fare del pallone: un tocco, appoggio corto, lancio lungo, orizzontale, verticale, le referenze non gli mancano.

A Napoli con Sarri ha sfiorato lo Scudetto, poi i due si sono ritrovati al Chelsea dove, nonostante qualche momento 'down' per un passo considerato poco idoneo al calcio inglese, 'Giorgio' è riuscito comunque a imporsi.

Il 2018 ha segnato l'addio a Partenope, l'approdo ai 'Blues' e l'investitura in Nazionale.Appena 5 presenze tra Conte e Ventura, ben 22 con l'attuale ct: Jorginho è il calciatore dell'era Mancini con più gettoni (a pari merito con Bonucci) e, a 5 goal, ne è anche il capocannoniere insieme a Belotti.Da Italia-Arabia Saudita a Bosnia-Italia(28 maggio 2018 / 18 novembre 2020), i ritmi dell'Italia li ha sempre dettati lui. Come ammesso dall'allenatore jesino, "In quel ruolo per noi è fondamentale".

Qualificazioni Mondiali, Euro 2020 e Final Four di Nations League: la rinascita Azzurra passa dai piedi (e dalla mente) di Jorginho.

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