A Torre Annunziata, fine anni '90 uguale metà anni '40. Sì, perchè è in questi due range temporali che il Savoia (oggi in Eccellenza Campana) regala le gioie maggiori al popolo oplontino: 3 campionati di Serie B disputati, l'ultimo dei quali nel 1999/2000.
Se tra 1946 e '48 c'è stata l'emozione della prima volta (in quell'epoca il club era denominato Torrese), la terza partecipazione è roba molto più vicina ai giorni nostri: il club presieduto da Mario Moxedano, col suo condottiero Osvaldo Jaconi in panchina - già pioniere della favola Castel di Sangro - nel '99 strappa una splendida promozione partendo in fondo a tutti nella griglia dei playoff di C, trasformando il sogno in realtà. Savoia in Serie B e stadio 'Giraud' che ribolle d'entusiasmo al pari della città, tutt'un carosello rigorosamente biancoscudato.
In sede di campagna acquisti, per potenziare la rosa e presentarsi ai nastri di partenza con un organico in grado di potersi giocare la salvezza, l'allora direttore sportivo Pietro Leonardi decide di affidare l'attacco a Stefano Ghirardello. Il più classico dei bomber di categoria lascia Cremona e si trasferisce a Torre, prendendosi l'onere di far sognare un'intera piazza. Insieme a lui arrivano profili come Daniele De Vezze, Gianmarco Frezza e Ivan Tisci, nonchè scommesse alla Christian Kanyengele, reduce da goal a raffica in D col Terracina.
L'intento è quello di cavalcare l'onda del salto Serie C/Serie B e, in avvio di campionato, la cosa sembra riuscire: 1-1 esterno a Brescia al debutto che stava per essere vittoria, poi il successo in un 'Giraud' impazzito contro l'Empoli. Quattro punti in 2 giornate sono roba da stropicciarsi gli occhi e che in pochissimi immaginavano, soprattutto vista la caratura delle avversarie. Nelle prime 10 giornate il Savoia mette insieme 11 punti trascinata da un Ghirardello in stato di grazia, capace di segnare la bellezza di 8 goal in un inizio di stagione inatteso. Jaconi, conscio del fatto che nel calcio non bisogna abbassare la guardia, prova a smorzare i decibel di una piazza che vola: "Non abbiamo fatto ancora nulla, il campionato è lunghissimo".
Ed infatti, dall'undicesimo turno in poi i biancoscudati iniziano a calare: il ko nel derby col Napoli segna il primo passo verso la discesa, cui faranno seguito altre 6 sconfitte. Il Savoia chiude il girone d'andata a 13 punti, con 11 ottenuti in 10 gare e appena 2 nelle restanti 9 (uno, frutto dello 0-0 nell'altro incrocio campano con la Salernitana).
Un trend troppo povero, ecco perchè Moxedano decide che è il momento di dare una scossa per far tornare risultati e morale: ad inizio dicembre, dopo la sconfitta di Monza, si giunge al divorzio con Jaconi. L'uomo della promozione e il Savoia si salutano, col patron che affida la panchina a Franco Varrella.
"Conosce bene il calcio campano - spiegherà Moxedano - Deve dare la giusta carica psicologica a una squadra che negli ultimi tempi è apparsa spenta e appiattita. E poi, lui fa in modo che i giocatori diano qualcosa in più. Per quanto riguarda il gioco, ovviamente, mi aspetto che ci siano miglioramenti, ma soprattutto sotto il profilo della continuità, perché è giusto riconoscere che con Jaconi il gioco pure si era visto".
La fine del matrimonio tra Jaconi e il Savoia, però, non avviene proprio col sorriso.
"Avevo già detto ai dirigenti di non guardare al passato. Se non c'era più fiducia in me, se bisognava prendere una decisione, che lo si facesse senza sentimentalismi - le parole del tecnico dopo l'esonero riportate dalla 'Gazzetta dello Sport' - Io credo che dinanzi a tutto ci sia la salvaguardia di una creatura che abbiamo costruito insieme e che abbiamo portato in B. Tutto quello che c'è stato, i bei risultati e gli errori, lo abbiamo fatto insieme, compresa quest'ultima decisione".
Il cambio Jaconi-Varrella - unito ad un mercato invernale dove gli innesti dei vari Biancone, Pirri, Ponzo e Tonino Martino - non produce gli effetti sperati: il trend negativo, tra sconfitte e punticini, non viene invertito fino a marzo 2000, quando il Savoia sembra riaccendersi e a tratti ridà qualche speranza ai tifosi. Tre vittorie in 5 partite, inclusa quella all'Arechi per 3-1 nel derby con la Salernitana, fanno tornare il sorriso e credere nella salvezza. Ad inizio aprile matura anche un insperato 1-1 al 'San Paolo' col Napoli, ma Ghirardello e soci faticano ad alimentare il filotto intervallandolo con troppi pareggi e ko.
Gli exploit così non bastano e fanno ripiombare l'ambiente nella delusione, sancendo un finale di campionato 'horror': 7 sconfitte nelle ultime 7 giornate di Serie B, con benservito a Varrella in favore della coppia formata da Gaetano Manzi e Franco Mango per traghettare la squadra nei restanti 2 impegni previsti dal calendario.
Una stagione sulle montagne russe, quella vissuta a Torre Annunziata: avvio sprint, calo, l'illusione di inizio primavera e il crollo verticale che ha riportato gli oplontini in C. Il Savoia chiude il '99/2000 all'ultimo posto in classifica in coabitazione con la Fermana a quota 29 punti, frutto di 6 vittorie, 11 pareggi e 21 sconfitte, staccato di ben 16 lunghezze dalla zona salvezza. Una toccata e fuga che ha fatto comunque entusiasmare, una parentesi rimasta anche nel cuore e nella mente di chi - come Jaconi - l'ha resa una favola.
L'ex tecnico, in un'intervista a 'Solo Savoia', al netto dell'addio in corsa non nasconderà la gioia per quanto compiuto in quei mesi.
"Coronammo un sogno. Riportare una squadra, una città, dopo mezzo secolo in Serie B rappresentò un traguardo insperato. Subito dopo la finale playoff mi chiesi: 'Ma è tutto vero? Perché proprio noi'. Il Savoia una volta entrato nella tua vita, non esce più. E' una seconda pelle".
Ricordi dolcissimi anche per Ghirardello, che non riuscì ad evitare la retrocessione al Savoia ma chiuse il campionato con ben 16 goal all'attivo.
"Torre Annunziata è una delle poche piazze in cui ho lasciato amicizie che durano ancora a distanza di anni - confesserà l'ex punta ad 'Oplontini.com' - Lì mi sono sentito amato come mai mi era capitato da nessuna parte e al di là di quello che sono riuscito a fare in campo, ogni volta che scendevo sul rettangolo verde del 'Giraud', avvertivo una voglia matta di giocare, di regalare qualcosa di importante alla gente. Le emozioni che ho provato indossando quei colori, le ho provate solo a Torre e nella mia carriera, solo due piazze, tra cui appunto il Savoia, mi sono rimaste dentro. Logicamente ogni piazza in cui ho giocato mi ha trasmesso qualcosa di diverso ma, ribadisco, mai qualcosa di simile a quello che ho vissuto lì".
"Con il Savoia sono riuscito a raggiungere un record che mi pare ancora oggi resista nella storia del club ovvero quello delle otto reti nelle prime sette gare di campionato. Fui invitato anche nella trasmissione 'Controcampo' per parlarne e ne fui molto orgoglioso perché finalmente Torre Annunziata cominciava a balzare agli onori della cronaca, non solo per le cose negative ma anche per quelle positive. Per ciò che riguarda i goal invece, penso che ad ognuno di essi sia legato un ricordo particolare ma se devo menzionarne uno, direi la rovesciata di Pistoia, se non altro per la sua spettacolarità. Ricordo purtroppo anche il rigore sbagliato contro il Napoli. Da allora tutto andò storto, non riuscimmo più a far bene e il campionato terminò come tutti sappiamo".
Dopo quella retrocessione, con Massimo Morgia in panchina, l'anno seguente il Savoia sfiora il ritorno in B: al termine del 2000/2001 Moxedano cede la società, i biancoscudati vengono travolti dai problemi economici e il club fallisce. Oggi la squadra si batte in Eccellenza, con la speranza di riprovare presto le gioie passate.
