Il tempo pare non essersi fermato per il Saint-Etienne che, lo scorso maggio, ha conosciuto l'onta della retrocessione in Ligue 2 in seguito alla sconfitta ai calci di rigore nel playout contro l'Auxerre: una delusione troppo grande per i tifosi, protagonisti di un'invasione di campo con tanto di fumogeni e un tentativo di aggressione ai calciatori.
Proprio questi disordini sono valsi la disputa di tre gare a porte chiuse e tre punti di penalizzazione in classifica, ulteriore handicap in una stagione segnata da una sequela di risultati negativi: tra questi spicca certamente lo 0-6 interno di agosto al cospetto del Le Havre, in un match chiuso addirittura in tripla inferiorità numerica.
Le cose non sembrano essere affatto migliorate per 'Les Verts', ultimi in classifica con undici punti all'attivo dopo sedici gare disputate: k.o. anche nel giorno di Santo Stefano sul campo dell'Annecy, in uno scontro che avrebbe potuto rilanciare la squadra di Batlles in ottica salvezza.
Scenario davvero disastroso per il terzo club più titolato di Francia dopo PSG e Marsiglia, primatista di Ligue 1 vinte (dieci) a pari merito con i parigini: all'orizzonte non si scorgono miglioramenti, sebbene il distacco di quattro punti dalla zona salvezza sia tutt'altro che incolmabile con tante altre partite da disputare.
In estate la società ha messo in atto una vera e propria rivoluzione tecnica cambiando quasi totalmente il volto alla squadra: tutto inutile fino ad ora, con i risultati sperati di rinascita che stanno languendo a vantaggio dell'incubo di una seconda retrocessione consecutiva in terza serie, evento mai accaduto in oltre cento anni di storia.
Questo è sicuramente il punto più basso toccato dal Saint-Etienne, agli antipodi con l'incredibile successo europeo sfiorato nel 1976 in Coppa dei Campioni: allora fu il Bayern Monaco a spezzare i sogni di gloria in finale, amarezza che però non può 'competere' con l'attuale triste dimensione di un club piombato nell'oblio più totale.
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