Di nuovo in Inghilterra, dopo tanta Serie A e una spruzzata di Spagna, Francia e ancora Premier League, per allenare il Chelsea pre-Mourinho. E poi la nazionale greca, avventura finita maluccio. Claudio Ranieri è un giramondo. Ma forse è proprio per questo suo occhio esterno che l'ex allenatore di Juventus e Inter (tra le altre) può analizzare, in un'intervista al 'Corriere dello Sport', il campionato italiano giunto ormai alle porte dell'ottava giornata.
"In grande ripresa": è così che Ranieri vede il nostro calcio. "Stiamo tornando competitivi. I soldi fanno le squadre competitive, è sempre stato così. C’è stato un periodo in cui eravamo noi a dettare legge, portavamo due squadre in finale di Champions League. Poi, lo scenario è cambiato. E ora sta ricambiando. Certo, non si può ottenere tutto dall’oggi al domani, ma in Italia crediamo di farlo: vediamo la Juventus, grandissima squadra, grandissima dirigenza, però non si possono perdere tre giocatori come Pirlo, Tevez e Vidal e non risentirne pur rimpiazzandoli bene. Ora, Allegri deve avere il tempo di riassemblare e far capire bene ai nuovi quello che vuole".
Non c'è solo la Juventus, però: anzi, il torneo sta proponendo la sorpresa Fiorentina e la potenza Napoli su tutte. Senza dimenticare l'Inter. "Io lo vedo più bello, negli ultimi anni ce ne era una che scappava e le altre che dovevano decidere secondo posto e Champions. Invece, con il fatto che qualcuna ha perso giocatori importanti e altri hanno cambiato allenatori, c’è una situazione aperta, di maggiore equilibrio" continua Ranieri, che vede la Roma favorita: "perché ha mantenuto l’allenatore con cui lavora da due stagioni e dove ha cambiato ha migliorato. Poi sono contento per la Fiorentina, per il Torino di Ventura che ha cambiato, ha detto, fatto e sta lassù".
Il futuro di Ranieri: Italia capitolo chiuso? "Nel calcio quando dici una cosa vieni smentito. Mai dire mai, quindi", dice ancora il tecnico testaccino, che considera invece sepolto il proprio rapporto con le nazionali dopo l'esperienza negativa con la Grecia: "Io devo avere un rapporto quotidiano con la squadra, mi sento più portato per il lavoro di allenatore che non di ct. Poi anche qui, mai dire mai".
Di lui si ricorda l'avventura con la Juventus appena tornata in A dopo la retrocessione per lo scandalo Calciopoli. Un bel ricordo: "Non c’era la dirigenza di adesso, c’era un aria di rinnovamento, ma il peso della società lo respiravi tutto". Un matrimonio concluso perché "non eravamo più d’accordo sui piani di mercato. Mi fu detto che i giocatori li decidevamo e prendevamo in tre: io, il ds Secco e l’amministratore delegato Blanc. Arrivò una scelta su cui non concordavo, mi dissero che loro due invece erano d’accordo. E io risposi: “Benissimo, allora vado via io”. Poi che mi esonerarono a due giornate dalla fine conta poco".
Chi era il giocatore in questione? "Posso anche dirlo, era Cannavaro. Era un grande giocatore, ma io facevo un discorso di linearità, non mi sembrava giusto: erano scesi in B in sei riportando la squadra in A. Perché riprendere uno che intanto era andato al Real e avevo vinto uno scudetto? Poi fece anche bene Cannavaro, il mio era un discorso di correttezza. E non c’entra lo spogliatoio".
Una delle ultime avventure italiane è stata quella con la 'sua' Roma. Con uno scudetto perso a poche giornate dal termine a causa di un ko contro la Sampdoria di Pazzini e un rapporto particolare con gli altri due romani, Francesco Totti e Daniele De Rossi: "Francesco è una persona stupenda. Io dico che Altafini entrava un quarto e faceva gol. Totti ha una anche una grande intelligenza e sa che dovrà gestirsi così" dice Ranieri. E su De Rossi: "Daniele è un grandissimo giocatore e per me se fosse andato via da Roma avrebbe vinto di più. Ma lui non sarà d’accordo, è rimasto...".

