Pubblicità
Pubblicità
FIFA World Cup Qatar 2022

Rapporto pre-Mondiali: Amnesty International rivela il "lavoro forzato" in Qatar

Pubblicità

Lavoro forzato. E' questo quanto si evince dal rapporto pubblicato da Amnesty International relativamente alle condizioni di lavoro delle guardie di sicurezza coinvolte in progetti legati ai Mondiali 2022 che si disputeranno il prossimo novembre in Qatar.

L'organizzazione per i diritti umani ha documentato le esperienze di 34 dipendenti di otto società di sicurezza private in realazione ai Mondiali di Qatar 2022, che da anni sta facendo discutere per le condizioni dei lavoratori nella costruzione degli impianti che ospiteranno migliaia di tifosi e 32 Nazionali.

Amnesty ha scoperto che i lavoratori migranti sono infatti costretti a lavorare in turni sfiancanti per mesi, o addirittura anni, senza un giorno libero. Una chiara violazione della legge del Qatar in vista dei Mondiali, ma anche relativamente alla Coppa del Mondo per Club 2020 e la Coppa araba FIFA 2021.

In una dichiarazione rilasciata sui propri canali ufficiali, Amnesty ha raccontato le storie di operai e lavoratori che da anni riescono a tirare avanti a fatica:

"Le guardie di sicurezza in Qatar stanno lavorando in condizioni che equivalgono al lavoro forzato, anche su progetti legati alla Coppa del Mondo FIFA 2022. Tutti lavoratori migranti, hanno confessato di lavorare regolarmente 12 ore al giorno, sette giorni su sette, spesso per mesi o addirittura anni senza un giorno libero. La maggior parte ha affermato che i propri datori di lavoro si sono rifiutati di rispettare il giorno di riposo settimanale richiesto dalla legge del Qatar e che i lavoratori che si sono presi comunque il giorno libero sono stati puniti con detrazioni salariali arbitrarie. Un uomo ha descritto il suo primo anno in Qatar come la 'sopravvivenza del più forte'.

Uno di loro ha evidenziato che per i propri datori di lavoro, gli operai e i lavoratori in terra qatarioti siano visti come 'macchine'. Insomma, poche soste, nessun giorno libero e organizzazione di Qatar 2022 scoperchiata a pochi mesi dalla fase finale dei Mondiali.

Stephen Cockburn, responsabile della giustizia economica e sociale di Amnesty International, ha aggiunto:

"La situazione che abbiamo riscontrato è dovuta allo squilibrio di potere contrattuale tra datori di lavoro e lavoratori migranti e rivela che esistono ancora grandi falle nell’attuazione della normativa sull’impiego da parte delle autorità. Molti degli addetti alla sicurezza con cui abbiamo parlato erano consapevoli che i loro datori di lavoro stessero violando la legge ma si sentivano inermi di fronte a ciò. Fisicamente e psicologicamente esausti, si presentavano comunque al lavoro per timore delle minacce, delle trattenute sullo stipendio o, peggio ancora, del licenziamento e dell’espulsione dal Qatar"

"Nonostante i progressi degli ultimi anni, la nostra ricerca sul Qatar dimostra che le violazioni dei diritti umani nel settore della sicurezza privata, che sarà sempre più ricercata durante i Mondiali di calcio, restano un fenomeno sistemico e strutturale. I datori di lavoro sfruttano ancora i lavoratori alla luce del sole. Le autorità del Qatar devono adottare misure urgenti per proteggere i lavoratori e punire i datori di lavoro che li sfruttano"

Da canto suo la FIFA ha accettato di incontrare Amnesty quando sono state sollevate preoccupazioni sui diritti umani in merito alle condizioni di lavoro in Qatar, affermando di essere già intervenuta:

"La FIFA non accetta alcun abuso sui lavoratori da parte delle aziende coinvolte nella preparazione e nell'organizzazione della Coppa del Mondo. A seguito delle ispezioni durante la Coppa del Mondo per club e la Coppa araba, sono stati identificati gli appaltatori che non hanno rispettato gli standard richiesti e i problemi riscontrati sono stati risolti sul posto".

Il Comitato supremo per la consegna e l'eredità (SC), nominato dalla FIFA come organizzatore della Coppa del Mondo, ha confermato di non aver rinnovato i contratti con due società:

"Sfortunatamente, tre società sono state ritenute non conformi in un certo numero di aree durante la Coppa del Mondo per club 2020 e la Coppa araba 2021. Queste violazioni erano del tutto inaccettabili e hanno portato all'applicazione di una serie di misure, tra cui l'inserimento degli appaltatori in una lista di controllo o in una lista nera per evitare che lavorassero su progetti futuri - inclusi i Mondiali - prima di denunciarli al Ministero del lavoro".

Amnesty racconta l'esperienza di diversi lavoratori, tra cui Ben: proveniente dall'Uganda, ha lavorato per 18 mesi senza un giorno di riposo. Nel 2021, esausto, è rimasto a casa, ma il suo supervisore gli ha detto che non c’era sufficiente forza lavoro per consentirgli di rimanere a riposo e gli sono stati tolti due giorni di stipendio: uno per l’assenza, un altro per non aver portato il certificato medico.

Pubblicità