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Pierino Prati, 'La peste': i successi col Milan, la seconda giovinezza alla Roma e gli Europei vinti in Nazionale

09:55 CEST 04/09/22
PIERINO PRATI
Con il Milan ha vinto tutto, con la Roma si è rilanciato, in Nazionale si è laureato campione d'Europa: Pierino Prati, bomber precoce e umile.
"Fare goal mi esalta: mi fa provare sensazioni stupende. Sono nato e gioco per segnare, e quando questo succede mi sento tranquillo, realizzato, in pace con la mia coscienza" - Pierino Prati all'Intrepido per la rubrica 'Linea diretta' di Enzo Tortora

È stato l'unico italiano capace di segnare una tripletta al Bernabeu e di farlo in una finale di Coppa dei Campioni/Champions League. Basterebbe questo per capire l'importanza che ha avuto Pierino Prati nel calcio italiano. Ma l'ala sinistra lombarda è stata molto di più.

Un attaccante rapido e letale, soprattutto nel suo periodo giovanile, capace di risolvere con un guizzo anche le partite più complesse. Il partner d'attacco ideale di Gianni Rivera, che con lui aveva sviluppato un'intesa unica.

Un grande vincente, considerato che con la maglia del Milan ha conquistato uno Scudetto Primavera e 7 titoli con la Prima squadra, compresa quella Coppa dei Campioni del 1969 che lo consacrerà ad alti livelli, e nello stesso anno la Coppa Intercontinentale. Ma anche un calciatore dalla grande umanità, e per questo molto amato dai tifosi.

Scaricato dal club rossonero nel 1973, riuscirà a rilanciarsi nella Roma, segnando ancora diversi goal prima del declino. In Nazionale ha legato il suo ricordo soprattutto agli Europei vinti nel 1968, ma la presenza nel suo ruolo di un grande campione come Gigi Riva gli impedirà di collezionare molte presenze.

PRODOTTO DEL VIVAIO DEL MILAN

Pierino Prati nasce a Cinisello Balsamo il 13 dicembre 1946. La scelta di chiamarlo 'Pierino', suo nome di battesimo, è del papà.

"Non è il solito diminutivo - racconta in un'intervista al giornalista Vanni Zagnoli -, mio papà Gino Luigi volle chiamarmi proprio in quella maniera".

I primi calci al pallone li tira all'oratorio.

"Vivevo in una fattoria - racconterà a 'Il Corriere dello Sport' -. Mio papà lavorava alle acciaierie della Breda e noi stavamo in quei cortili con le bestie da curare e il latte da mungere. C’era una scuola per circa una quindicina di bambini. A mezzogiorno finivamo e poi c’era tutto il pomeriggio per giocare a pallone fino a quando arrivava il buio e ritornavano i genitori dal lavoro. Facevamo le porte con dei sassi e le palle con gli stracci".

Prati è il classico talento precoce. Fin da giovane dimostra un'attitudine spicca per il calcio, pur apprendendo tutto da autodidatta. Si diverte a stare in porta, ma è in attacco che ha una marcia in più. Pur studiando in collegio, sul suo futuro ha le idee chiare: vuole diventare un calciatore professionista.

"Dopo le scuole medie - dirà - volevo giocare solo al pallone e allora andai a Milanello tramite il collegio. Dovetti arrangiarmi da solo".

Gioca nelle Giovanili della squadra del suo paese e ottiene un provino per il Settore giovanile del Milan grazie agli amici Santin e Luigi Maldera, che già militavano nel vivaio del club milanese.

"Facevo parecchi goal nelle partitine e loro mi dissero: 'Perché non ti fai vedere da noi al Milan?'. Così ci andai e trovai Nils Liedholm, che era il responsabile del Settore giovanile rossonero. Con lui è iniziata la mia avventura".

L'esito del provino è positivo.

"Evidentemente avevo delle qualità, perché mi hanno tesserato dopo una settimana - ricorderà Pierino -. Andavo agli allenamenti in bici, era bello".

Con le Giovanili rossonere conferma di essere nato per il goal. Nel 1964/65 è protagonista con la Primavera guidata da Luciano Tessari di una stagione esaltante, che consegna al Milan il primo Scudetto di categoria.

La finale Scudetto si gioca il 16 maggio 1965 a Perugia, contro la Lazio di Flamini. Ma per i biancocelesti non c'è niente da fare: come accadrà spesso anche in Prima squadra negli anni successivi, Prati nei momenti decisivi si scatena. Ed è infatti una sua doppietta, assieme ad un goal di Corbellini, a consegnare il tricolore ai giovani rossoneri.

Pierino pensa ingenuamente che da lì in poi possa essere tutto in discesa, invece dovrà ancora una volta dimostrare di essere 'da Milan'. A 18 anni, qualche mese dopo essersi laureato campione d'Italia Primavera, l'attaccante viene così mandato in prestito al Sud, alla Salernitana, in Serie C, "per farsi le ossa", come si usava in quegli anni.

"Il Milan pensò di mettermi alla prova, cedendomi in prestito", ricorderà più volte.
"Mi dissero 'Vai e fatti le ossa, che poi ti riprendiamo' - dirà in un'intervista con il grande Enzo Tortora -. Fu uno sprone immenso: primo, perché avevo il Milan nel cuore, secondo per tornare a casa. Confesso di essere sempre stato un po' 'mammone', lontano dalla famiglia soffrivo parecchio. Mi ricordo di certe bollette-infarto del telefono...".

L'impatto di Prati con il professionismo è subito importante: nonostante un serio infortunio segna 15 goal (10 in campionato e 5 in Coppa Italia) in 23 gare (19 in campionato) ed è il migliore marcatore della squadra granata, che vince il campionato ed è promossa in Serie B.

"Purtroppo a Salerno ebbi un grave incidente, ma riuscii a riprendermi magnificamente - racconterà -. Fui curato bene, ma anche a volontà non scherzai!".

Nel 1966 torna al Milan e viene aggregato per necessità alla Prima squadra, guidata da 'Sandokan' Silvestri. Prati, che ha soltanto 19 anni, debutta subito in Serie A il 18 settembre 1966 a San Siro. Si gioca Milan-Venezia e il tecnico rossonero schiera il giovane Prati in attacco accanto al brasiliano Amarildo e a Giuliano Fortunato, con Gianni Rivera in cabina di regia. È la prima volta che Pierino gioca accanto a Rivera, formando un tandem che farà la storia del calcio italiano.

I rossoneri vincono 2-1, Prati va in campo anche alla 4° giornata allo Stadio San Paolo contro il Napoli, ma i rossoneri in questo caso escono sconfitti 3-2. Lo giudicano non ancora pronto e così a ottobre va di nuovo in prestito, questa volta al Savona, in Serie B.

Anche con i liguri Prati, che divide lo spogliatoio con Eugenio Fascetti e Beppe Furino, dimostra di possedere un fiuto innato per il goal: nonostante 'Gli Striscioni' retrocedano in Serie C, il giovane attaccante ne segna 15 in 29 presenze, preludio per il suo ritorno al Milan, questa volta per restarci in pianta stabile.

I GRANDI SUCCESSI CON ROCCO E RIVERA

È l'estate del 1967, il Sessantotto è alle porte e anche in seno al Milan si consuma una rivoluzione: alla presidenza Franco Carraro prende il posto del padre, mentre in panchina torna a furor di popolo il 'Parón' Nereo Rocco, che già alla fine dell'annata precedente aveva condotto la squadra nella Coppa delle Alpi. E nuovo è anche il progetto tecnico.

La squadra viene rinforzata con gli innesti di giocatori esperti come Saul Malatrasi, Kurt Hamrin e Carlo Cudicini. Ma è soprattutto l'impatto di Prati ad essere determinante. Nelle prime 6 giornate, senza la punta, la squadra colleziona 4 pareggi e 2 vittorie. Il reparto offensivo non convince. L'attaccante lombardo ha 20 anni, entra in squadra soltanto a novembre ma sarà decisivo per un'annata che si chiuderà con un doppio trionfo.

Celebre è l'episodio del primo incontro fra l'attaccante e il suo nuovo allenatore. È un dirigente accompagnatore a introdurre il ventenne Prati a Rocco.

"Signor Rocco, le ho portato Pierino Prati", dice al tecnico rossonero.

Pierino è giovane, bello e Iongilineo, e nel suo look non si discosta molto dai giovani del tempo: ha i capelli lunghi con il ciuffo ribelle, una camicia rosa e i pantaloni rigorosamente 'a zampa d’elefante', come vuole la moda dell'epoca.

Rocco lo squadra per un po' da testa a piedi. Dopo un paio di minuti, come solo il 'Paròn' sa fare, esclama:

"Guarda che io sto aspettando Pierino Prati il calciatore, mica il cantante! Questo rimandalo da dove è venuto!".

È l'inizio di un rapporto speciale fra giocatore e allenatore, che farà le fortune del Milan e del calcio italiano. L'impatto di Prati in squadra sarà, come detto, devastante. Fa il suo debutto stagionale all'Amsicora contro il Cagliari di Gigi Riva il 5 novembre 1967.

Ed è un debutto bagnato dal suo primo goal: Lodetti impegna Pianta dal limite dell'area, il portiere dei sardi può solo respingere e Pierino è il più rapido di tutti ad arrivare sulla palla e a depositarla in rete. La rete del ventenne, in campo con il numero 7, è quella del provvisorio 2-1 rossonero, che diventerà poi 2-2 con la doppietta risolutrice di Riva.

Il 26 novembre, al Menti di Vicenza, Prati realizza la sua prima doppietta (2-2 il punteggio anche in questo caso).

"Quella partita cambiò la mia carriera. Pareggiammo 2-2 e feci doppietta, da quel momento non sono uscito più uscito di squadra".

Con Gianni Rivera si intende a meraviglia: dai piedi del numero 10 partono spesso le manovre che Prati traduce in goal.

"La mia intesa con Gianni era straordinaria - ammetterà -, Rivera era la mente, io il braccio. Lo stesso Golden Boy non ha mai negato di avere grande simpatia per me, per il fatto che era facile lanciarlo a rete e vederlo segnare.

A fine stagione saranno ben 15 le reti in Serie A in 23 gare, che gli valgono il titolo di capocannoniere e il soprannome di Pierino 'La Peste' per lo scompiglio che l'attaccante crea nelle aree di rigore avversarie e i goal decisivi firmati negli ultimi minuti.

"Me lo diede Gianni Brera - racconterà - forse perché mi piaceva fare gol, nei minuti finale e decidere il risultato".

Il Milan domina la Serie A, e chiude con 9 punti di vantaggio sul Napoli, giunto secondo. Non solo: i rossoneri sono grandi protagonisti anche in Coppa delle Coppe. In Europa Prati segna 4 reti in 8 partite, dando un contributo sostanziale per portare la squadra in finale.

I rossoneri di Rocco eliminano Levski Sofia (5-1 e 1-1), Vasas Gyoer (2-2 fuoricasa e 1-1 a San Siro), Standard Liegi (doppio 1-1 e 2-0 nello spareggio) e Bayern Monaco (2-0 e 0-0). In finale, il 23 maggio 1968, è una doppietta di Hamrin nei primi 20 minuti a regalare il trofeo al Milan.

"Al mio primo vero campionato con il Milan vinsi lo Scudetto e la Coppa delle Coppe - ricorderà Prati -, ma soprattutto, con grande soddisfazione personale, la classifica dei cannonieri con 15 reti davanti ad Altafini, Combin e Riva. Devo tutto a Nereo Rocco".

Prati segna anche 3 reti in 7 gare di Coppa Italia (rossoneri secondi dietro il Torino nel girone finale), per un bilancio stagionale complessivo di 22 centri in 38 apparizioni.

"Non sa giocare - diceva di lui Rocco in tono scherzoso - ma sa fare i goal ed è quello che conta di più nel calcio".

Resta nel Milan e continua a far goal nei successivi 5 anni, aggiungendo altri titoli al suo palmarès. Ricca di soddisfazioni è sicuramente la seconda stagione, il 1968/69.

In campionato i rossoneri non riescono a ripetersi, e terminano terzi, ma Prati segna comunque 14 reti in 30 presenze, fra cui anche il suo primo goal nel Derby della Madonnina il 2 marzo 1969 (1-1 all'86' che vale il pareggio finale dopo il provvisorio vantaggio di Corso).

Dove la squadra di Rocco dà il meglio di sé è però in Coppa dei Campioni. Il cammino del Diavolo comincia con un k.o. per 2-1 in Svezia contro il Malmö nell'andata del Primo turno. Nel ritorno di San Siro, però, Prati si scatena e con una doppietta e un assist (4-1 il risultato finale) trascina assieme a Sormani e Rivera la squadra ai quarti di finale.

L'accoppiamento qui è di quelli proibitivi: il Milan deve infatti superare l'ostacolo del Celtic di Glasgow. A San Siro un grande Cudicini tiene il risultato sullo 0-0. 'Il Ragno Nero' si ripete a Glasgow, il 12 marzo 1969. Ma a firmare la rete che dà la qualificazione ai rossoneri è ancora una volta Prati, in goal al 12'.

Sugli sviluppi di una rimessa laterale, Prati ruba palla allo stopper avversario e dalla trequarti si invola verso la porta di Fallon, traffiggendolo con un tiro rasoterra centrale che si infila in rete passando sotto le sue gambe. In semifinale un altro ostacolo ostico è il Manchester United. Stavolta i rossoneri si impongono 2-0 in casa e limitano i danni ad Old Trafford (1-0 per i Red Devils). È finale, dove il Milan sfida il giovane Ajax di Rinus Michels, che ha nel giovanissimo Johan Cruijff il suo elemento più importante.

Il 28 maggio 1969 i rossoneri si giocano la Coppa dei Campioni allo Stadio Santiago Bernabeu di Madrid contro la squadra olandese. In quella partita Prati scrive la storia, assistito da un Rivera magistrale. Il primo tempo vede il Milan in vantaggio per 2-0 e proprio Prati realizza entrambe le reti.

Il vantaggio arriva già al 7', quando Sormani si invola sulla sinistra e crossa al centro: Prati colpisce di testa e con una parabola beffarda beffa il portiere Bais. Il secondo sigillo è puro spettacolo: Rivera imbastisce l'azione, e giunto al limite dell'area, scarica di tacco liberando al tiro Pierino 'La Peste': bordata col destro del numero 11 rossonero e palla all'incrocio dei pali: 2-0.

L'Ajax è annichilito, ma al 61' Vasovic dal dischetto riapre i giochi firmando il 2-1. Decisiva è dunque l'ultima mezzora. Sormani cala il tris, servito in verticale proprio dall'autore della doppietta iniziale. Non è finita: al 74' Rivera salta tutti e scodella per la testa del numero 11 l'assist per l'appoggio di testa del 4-1.

Il Milan chiude con un netto 4-1 e Prati è l'eroe della partita e il suo record dura anche oggi. Nessun italiano fino ad oggi è mai riuscito a segnare 3 goal al Bernabeu in un'unica gara e a fare tris in una finale secca di Coppa dei Campioni/Champions League.

"Eravamo la miglior squadra d’Europa, da favoriti battemmo in finale l’Ajax che era una nuova realtà - dirà -. Le imprese furono negli ottavi con il Celtic di Glasgow e poi in semifinale con il Manchester United di George Best e Bobby Charlton. Le due britanniche erano le avversarie più temibili, le superammo".
"In finale, a Madrid, segnai una tripletta e colpii un palo sullo 0-0. Con il premio partita, mi comprai una Porsche".

Con i 3 goal in finale, Prati si porta a 6 centi in 7 partite in Coppa dei Campioni, e chiude il 1968/69 con 21 reti totali (partite e una rete in Coppa Italia). Nel 1969/70 il Milan di Rocco completa il ciclo imponendosi anche nella Coppa Intercontinentale.

Ma la vittoria sugli argentini dell'Estudiantes di La Plata, guidati di Osvaldo Zubeldia, passerà alla storia come 'La Coppa insanguinata'. L'8 ottobre 1969 a San Siro si gioca la gara di andata. Il Milan si impone con un netto 3-0 (doppietta di Sormani e goal di Combin), tuttavia si hanno le prime avvisaglie di quanto attende i rossoneri al ritorno, con un colpo al volto a Combin che gli causa la perdita di un dente.

La sfida di ritorno si disputa alla Bombonera di Buenos Aires il 22 ottobre 1969. Sembra una formalità per il Milan, invece sarà un inferno. La gara, diretta dall'arbitro cileno Massaro, inizia in un clima di grandi intimidazioni verso i rossoneri. Fra i giocatori presi di mira dai calciatori argentini c'è ovviamente Prati, fra i più temuti.

Al 18' il numero 11 del Milan è colpito a palla lontana e resta a terra per diversi minuti. Approfittando della confusione generata, dopo aver protestato con l'arbitro, che ha fermato il gioco, il portiere locale Poletti sferra un calcetto sulla schiena della punta rossonera, ancora a terra.

Prati si rialza e al 30' Rivera beffa gli argentini portando in vantaggio il Milan. I rossoneri, in maglia bianca, festeggiano, ma al 37' un nuovo colpo proibito manda definitivamente k.o. Pierino 'La Peste', costringendo Rocco alla sostituzione con Rognoni.

L'attaccante è portato fuori dal campo in barella. Tra violenza e insulti assortiti, gli argentini chiudono in 9 uomini e non vanno oltre al 2-1. La Coppa Intercontinentale è del Milan, ma i rossoneri dovranno anche far fronte, subito dopo l'incontro, al rapimento di Combin, accusato di diserzione, da parte di due poliziotti.

Solo le proteste del presidente Carraro e l'intervento del dittatore Juan Carlos Ongania faranno poi scarcerare l'attaccante rossonero, ridotto ad una maschera di sangue per il naso rotto dagli avversarsi.

Recuperato, non senza apprensione, Combin, la comitiva rossonera può far ritorno in Italia. L'atterraggio dell'aereo è previsto a Malpensa dopo aver fatto scalo a Lisbona. Oltre a quelle del giocatore franco-argentino, preoccupano le condizioni di Prati. Gli esami effettuati subito dopo la partita rilevano infatti un trauma cranico.

Come se non bastasse in Italia si diffondono voci incontrollate che la punta di Cinisello Balsamo sia morta in volo. Benché i dirigenti del Milan provino a tranquillizzarla, Anna, la moglie dell'attaccante, vive ore drammatiche e lo attende con ansia allo scalo milanese. Quando finalmente l'aereo del Milan atterra, e Prati scende gli scalini, l'abbraccio fra marito e moglie è commovente.

“Ho ricevuto il primo calcio ancor prima che iniziasse la partita – racconta l'attaccante ai cronisti –. Mi è passato vicino un avversario, non ricordo bene chi, e mi ha tirato allo stinco. Poi, ogni parte del mio corpo è stata colpita. I fianchi, le gambe e la botta in testa. Ad un certo punto ne ho prese così tante che sono svenuto. Dico mestamente che non ricordo più nulla. Mi sono ripreso negli spogliatoi. Questa vittoria ci è costata troppo cara. Non è stata una partita di calcio, ma una battaglia. Aguirre Suarez, Manera e Poletti andavano fermati prima".
"La gara a Buenos Aires contro l'Estudiantes - ammetterà in un'intervista a 'Pianeta Milan' - è stata quella in cui fisicamente ho rischiato di più".

Smaltiti i postumi della 'Coppa insanguinata', Prati chiude la stagione 1969/70 con 12 reti in 21 presenze in Serie A, 17 in 30 partite considerando le Coppe. I rossoneri terminano al 4° posto in campionato. Il rendimento dell'attaccante lombardo cresce nel 1970/71, con ben 19 centri in 29 partite in Serie A (2° nella classifica marcatori alle spalle di Boninsegna). Lo Scudetto va però all'Inter, con il Milan al 2° posto qualificato in Coppa UEFA.

Anche in Coppa Italia (3 reti in 10 presenze per Prati) i rossoneri chiudono il girone finale in vetta a pari merito con il Torino, ma cedono 5-3 ai rigori nello spareggio decisivo con i granata.

Nel 1971/72, con Federico Sordillo che è subentrato a Carraro nella presidenza del club, i rossoneri sono nuovamente secondi, staccati di un solo punto dalla Juventus scudettata. Prati mette a referto altri 6 goal in 21 partite, che diventano 12 in 39 partite considerando le Coppe.

La punta che aveva dato un grande contributo alla causa rossonera, ha soltanto 25 anni, ma a molti appare in declino. Di mezzo ci si mette in realtà una fastidiosa pubalgia, che non gli dà tregua. Pierino il 28 giugno 1972, con un turno di anticipo, festeggia comunque con i compagni la conquista della prima Coppa Italia, grazie ad un successo per 0-1 nel derby contro l'Inter.

Disgraziato sarà invece per lui il 1972/73: solo 17 presenze e 6 goal in campionato, più 2 reti in 4 partite di Coppa delle Coppe. Il 25 marzo l'attaccante deve fermarsi per un problema all'inguine, poi rientra il 6 maggio contro il Torino, ma mette male il piede sinistro in una buca del Comunale e dopo 4' deve abbandonare il terreno di gioco. Il referto è duro: frattura del malleolo della gamba sinistra e stagione finita.

Senza di lui il Milan perde un clamoroso Scudetto nella 'Fatal Verona' e vince invece a Salonicco, il 16 maggio, la seconda Coppa delle Coppe (1-0 sul Leeds United) e l 1° luglio la seconda Coppa Italia superando ai rigori 6-3 la solita Juventus. Trionfi, gli ultimi due, cui Prati assiste da spettatore.

VICE-RIVA IN NAZIONALE

La straordinaria vena realizzativa di Prati non passa inosservata agli occhi del Ct. azzurro Ferruccio Valcareggi, che decide di chiamare l'attaccante del Milan per le qualificazioni ad Euro '68 quando è costretto a rinunciare nuovamente a Gigi Riva, alle prese con la pubalgia dopo aver recuperato dal primo grave infortunio alla gamba sinistra.

Valcareggi fa così esordire l'emergente attaccante rossonero nell'andata dei quarti di finale il 6 aprile 1968 a Sofia, contro l'insidiosa Bulgaria di Georgi Asparuhov. Nella gara che segna la fine della carriera di Armando Picchi, che rimedia un grave infortunio e lascia gli azzurri in 10 uomini, Prati è subito decisivo realizzando il goal pesante del 3-2, che tiene in gioco l'Italia.

Nel match di ritorno, giocato il 20 aprile 1968 a Napoli, si supera, e al 14' sblocca il risultato con uno spettacolare colpo di testa in tuffo.

"È stato il mio goal più bello - dirà Prati -, da bambino ho imparato a fare le acrobazie cadendo sul fieno".

'Pierino La Peste' trascina così la Nazionale alla fase finale, che si disputa proprio in Italia. Prati, con Riva indisponibile, è ancora titolare nella semifinale con l'Unione Sovietica, pareggiata 0-0 e vinta grazie alla monetina, e nella prima finale con la Jugoslavia, pareggiata 1-1.

Nella ripetizione, però, Valcareggi rivoluziona la squadra: dentro anche il recuperato Riva, che fa coppia con Anastasi, e Prati fra gli esclusi. L'Italia si impone 2-0 all'Olimpico e Prati si laurea con i compagni campione d'Europa, ma da quel momento in Nazionale sarà sempre visto come 'il vice-Riva'.

Potrebbero giocare insieme, visto che 'Rombo di Tuono' è un mancino puro, mentre Prati è un destro che sa usare entrambi i piedi, ma di fatto non saranno mai provati l'uno accanto all'altro.

"La concorrenza con Riva mi è costata tante partite in Nazionale - ammetterà a 'Il Corriere dello Sport' -. Però non c’è niente da dire, lui era più bravo. Forse aveva un piccolo vantaggio, perché militava in una squadra dove giocavano tutti per lui. Gigi era bravo, forte sicamente, acrobatico, aveva caratteristiche che condividevamo. Non era male, per l’Italia, avere attaccanti così. Più Boninsegna, Anastasi, Gori…".

Ai Mondiali di Messico '70 è inserito ancora una volta fra i 22 convocati, ed è vicecampione del Mondo pur senza giocare nemmeno un minuto.

"Eravamo un gruppo compatto - ricorderà - e avevamo giocato bene. Col Brasile pagammo la stanchezza dopo la vittoria contro la Germania. Nel secondo tempo ci fu un crollo. Io restai sempre in panchina ma mi gustai il secondo posto".

Prati torna titolare nelle qualificazioni ad Euro '72, quando Riva deve nuovamente fermarsi per il secondo grave infortunio rimediato con la Nazionale. Chiude disputando un'amichevole con la Jugoslavia (1-0 per i plavi) nel settembre del 1974, quando ormai è un giocatore della Roma, con un bilancio comunque di tutto rispetto di 7 goal in 14 presenze.

LA ROMA E LA SECONDA GIOVINEZZA

L'avventura di 'Pierino La Peste' al Milan appare giunta al capolino quando nell'estate del 1973, quando Albino Buticchi approda alla presidenza rossonera. Il rapporto fra il nuovo numero uno e l'attaccante, che non sente più la fiducia attorno a sé, non è buono, e così si consuma una dolorosa separazione dopo 102 goal totali in 209 gare, di cui 72 in 143 partite in Serie A.

Nonostante Rocco non sia convinto di privarsi della punta e dica a Buticchi che lo avrebbe scambiato soltanto con Riva o Boninsegna, forse nemmeno con loro, a metà giugno arrivano offerte dalla Roma, che offre Bet più soldi, e dal Napoli che propone Vavassori, più volte cercato dal Milan. Il club risponde che Prati parte per 660 milioni di lire in contanti.

Considerato 'finito' a soli 26 anni, Prati è ceduto così alla Roma per la cifra considerevole di 660 milioni di vecchie Lire, la cifra più alta mai sborsata fino a quel momento dal club giallorosso per un calciatore. Ma il suo addio al Milan è pieno di polemiche.

"Il mio trasferimento è stato voluto solo da Buticchi - tuonerà il giocatore alla rivista 'Intrepido', intervistato da Enzo Tortora per la rubrica 'Linea diretta' - per motivi che con lo sport non c'entrano un bel niente. Io gli ero antipatico. Punto e basta. E questo mi avvilisce. Mi accoglieva salutandomi ironicamente come 'Mister pubalgia'. Mi domando se aveva il diritto di comportarsi così. Il Milan non è cosa sua. Rocco, invece, avrebbe avuto bisogno di me".

Fatto sta che Prati deve spostarsi da Milano a Roma, dove trova Manlio Scopigno, 'Il Filosofo' che aveva portato allo Scudetto il Cagliari di Riva. Quest'ultimo lo aveva accolto con una delle sue micidiali battute:

"Dove metterò Prati? In panchina - rispose ai giornalisti, ansiosi di capire come lo avrebbe fatto giocare -, è così prezioso che non posso rischiare di farmelo rompere".

Scopigno durerà poco, rimpiazzato dalla 7ª giornata da Nils Liedholm dopo alcuni risultati negativi.

"Andai in un altro gruppo molto unito. - racconta - Ritrovai in panchina Liedholm, che era responsabile del settore giovanile quando approdai al Milan. Faceva tutto l’allenamento con la palla, è il modo migliore per far emergere chi ha qualità e io dentro le avevo".

La cura Liedholm fa bene a 'Pierino La Peste', che smaltiti i problemi fisici, torna a segnare con regolarità. Prima di ogni partita, all'Olimpico si consuma un rito: l'attaccante riceve sempre un mazzo di fiori dalle ragazze della Curva Sud.

Nel 1973/74 firma 8 goal in 26 presenze, con la squadra giallorossa che si piazza all'8° posto finale, nel 1974/75 vive la sua rinascita con 14 reti in 29 gare, dando un notevole contributo al 3° posto in campionato della Lupa.

“Per me è stata come una vittoria - confesserà a Vanni Zagnoli -. In porta c’era Paolo Conti, a destra Peccenini, poi commentatore Rai, al centro Batistoni davanti a Santarini e Francesco Rocca a sinistra. A centrocampo Cordova e Giorgio Morini, poi Negrisolo, De Sisti e Spadoni in appoggio a me".

A questi aggiunge anche 8 centri in 10 gare in Coppa Italia, competizione in cui i giallorossi escono al secondo turno. Fra le sue prodezze spiccano le 2 reti che decidono con identico punteggio, 0-1, 2 dei 3 derby stagionali vinti dalla Lupa, uno in Coppa Italia e uno in campionato, festeggiate con altrettante corse a braccia alzate sotto la Sud.

Meno positivi sono i successivi due anni, nei quali tornano a presentarsi i problemi fisici. Appena 2 goal in 10 presenze nel campionato 1975/76 (complessivamente 5 in 19 presenze), 4 in 20 gare nel 1976/77 (5 in 22 gare in totale).

"Era lo scotto che si pagava allora. - dirà - Gli organici erano limitati e dopo un infortunio non dico che si era costretti a rientrare, ma di certo non si era messi nella condizione, anche psicologicamente, di accorciare i tempi di recupero. In questa situazione non ci si riprendeva mai del tutto e si innescava una catena di ricadute che non giovavano al tuo rendimento in campo".
"Anche per me fu così, ma devo dire che i tifosi hanno sempre capito quale fosse il problema. I tifosi della Roma sono sempre stati dalla mia parte, fin dalla prima amichevole contro il Milan, che rientrava negli accordi per la mia cessione, nella quale segnai due goal. Ho un ricordo bellissimo della Curva Sud, l'innamoramento fu reciproco".

I PROBLEMI FISICI E IL DECLINO

Nel 1977, ormai trentenne, Prati inizia ancora la stagione alla Roma, ma dopo pochi mesi e l'ultimo goal con la maglia giallorossa, segnato nell'1-2 contro il Modena in Coppa Italia il 31 agosto 1977, che porta a 41 in 110 partite il suo bilancio complessivo con la Lupa, saluta la capitale a ottobre.

Cerca l'ennesimo rilancio con la Fiorentina di Carletto Mazzone.

"Mi voleva da due anni - rivelerà l'ex attaccante - . Mi limitai a 8 presenze, anche perché lui fu esonerato presto e arrivò Beppe Chiappella".

Il 30 aprile 1978, a 31 anni, Prati disputa la sua ultima partita in Serie A contro il Pescara (vittoria per 1-2 dei viola). I viola pur soffrendo L'anno seguente riparte dal Savona, in Serie C2, dove torna a distanza di 11 anni. Va in doppia cifra, realizzando 10 goal in campionato in 25 presenze, ma cerca un'esperienza fuori dall'Italia, possibilmente negli Stati Uniti, dove con la NASL il calcio sta provando a imporsi.

"Avevo in testa di andare a giocare nel campionato americano e lo feci nei Rochester Lanchers. Nei Cosmos c'era Chinaglia, e avevano giocato Pelé e Beckenbauer".

Quella con i Rochester Lanchers è una toccata e fuga, con 3 goal in 6 presenze, prima di far ritorno ancora al Savona, sempre in Serie C2, per le ultime due stagioni, nelle quali, fra campionato e Coppa Italia, colleziona 30 presenze e 15 goal il primo anno, 31 presenze e 13 reti il secondo.

Conclude l'esperienza con il Savona con un bilancio di 90 presenze e 43 reti, per appendere le scarpette al chiodo all'età di 34 anni.

"Ovunque ho giocato ho lasciato ottimi ricordi - assicura -. Il calcio è stato il mio sogno, la mia vita e continuerà a esserlo sempre".

LA BREVE CARRIERA DA ALLENATORE

Conclusa la carriera da calciatore, si cimenta come allenatore nelle Serie minori e a livello giovanile. La prima esperienza la fa nel 1983/84, quando il Lecco gli offre la panchina e lui conduce i lombardi alla salvezza nel Girone B del Campionato di Interregionale.

Nel 1988/89 allena quindi la Solbiatese, che porta dall'Interregionale alla Serie C2 grazie alla vittoria nello spareggio con la Pro Lissone. L'anno seguente eccolo sempre in Interregionale condurre al 3° posto il Bellinzago, compagine della provincia di Novara.

L'ultima esperienza è invece meno positiva delle altre e lo vede come tecnico della Pro Patria nella stagione 1990/91: la squadra ha un andamento altalenante, alternando grandi exploit a rovinose cadute, e l'ex attaccante di Milan e Roma dà le dimissioni dopo 2 k.o. di misura per 1-0 con Corsico e Seregno.

Da quel momento in avanti non allenerà più altre squadre, lavorando invece a lungo in Italia e all'estero con i giovani dai 6 ai 13 anni all'interno delle Scuole calcio del Milan, finché le forze glielo consentiranno.

"In quel ruolo sono sempre a mio agio - assicura a Vanni Zagnoli, intervistato per i suoi 70 anni nel dicembre 2016 - . Insomma per me il campo è ancora verde. I bambini ti coinvolgono, così piccoli, vanno a vedere chi ero, come calciatore. Sono curiosi di sapere come ho fatto ad arrivare lì".

Dalla moglie Anna ha tre figli: Cristiano, il più grande, e due femmine, Sara e Barbara. Cristiano e Sara gli danno anche due nipotine, Viola e Giulia. Stabilitosi ad abitare nel Comune di Alzate Brianza, nel Comasco, conduce una vita umile e normale.

Si spegne il 20 giugno del 2020 a Catania dopo una lunga malattia, due giorni dopo Mario Corso, rivale di tanti Derby e con cui lo accomunavano il poco spazio avuto in Nazionale e i calzettoni sempre abbassati, nel giorno in cui il Milan travolge il Lecce in campionato per 4-1, lo stesso punteggio della partita con l'Ajax che lo ha consegnato per sempre alla storia del calcio e che Pierino amava sempre ricordare.

"Quella tripletta è un primato mai raggiunto in Italia, che mi dà una grande soddisfazione. - ammetteva -. È un sogno per chiunque gioca a calcio fin da bambino e poi diventa professionista poter disputare partite come la finale di Coppa Campioni".

I funerali si celebrano mercoledì 24 giugno all'oratorio Sant’Andrea di Fabbrica Durini, frazione di Alzate Brianza, su un campetto come quello in cui aveva iniziato a giocare. A dare il saluto al bomber un centinaio di persone, fra cui anche Franco Baresi, Filippo Galli e Walter De Vecchi. Sul feretro trovano spazio una felpa azzurra dell'Italia, una maglia rossonera con il numero 11 e le sciarpe di Roma e Salernitana.

"Ha chiuso gli occhi un gigante della nostra Storia - scrive il Milan su Twitter -. Dal Bernabeu alla Bombonera: Piero Prati ha dato lustro in tutto il mondo ai colori rossoneri. Ciao Piero".
"Ciao Piero", recita invece il cordoglio semplice della Roma, con una foto dell'attaccante che porta i fiori ai tifosi in Curva.
"Era una persona perbene e un grande campione - dice di lui Baresi a 'La Repubblica' -, un goleador raro che rimarrà nella storia".
"Da istruttore non faceva pesare il suo passato - aggiunge Filippo Galli -, era il tecnico ideale per i più giovani".

Anche i tifosi di Milan e Roma, cui ha regalato tante gioie, lo ricordano con commozione.

"La notte di Madrid ti ha reso immortale - recita uno striscione esposto dalla Curva Sud del Milan fuori da San Siro il 28 giugno -. Ciao Pierino, leggenda rossonera".