Pasquale Bruno, 'O Animale': il cattivo 'buono' che terrorizzava gli attaccanti

Bruno GFXGoal

"Non sono stati molti i difensori che sono riusciti a non farmi giocare, tanto da avermi fatto perdere le staffe. Tranne una volta, con Pasquale Bruno del Torino" - Marco Van Basten, 'Fragile'

Per meritarsi uno spazio nell'autobiografia del 'Cigno di Utrecht', Marco Van Basten, qualcosa di buono nella propria carriera da calciatore bisogna pur averla fatta. Pasquale Bruno da San Donato di Lecce, nel calcio italiano degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, era un buon difensore, particolarmente abile nella marcatura a uomo, ma molti lo ricordano solo per il personaggio che si era costruito attorno a sé.

A precederlo, ancora oggi, è infatti la fama da 'cattivo': le entrate dure sugli attaccanti avversari, condite da provocazioni leggendarie, di cui diede ampio sfoggio con le maglie di Juventus, Torino e Fiorentina, lo resero ai suoi tempi un vero terrore per gli attaccanti avversari, e appartengono di fatto alla storia del calcio.

GLI ESORDI CON IL LECCE

Pasquale Bruno nasce a San Donato, in provincia di Lecce, il 19 giugno 1962. Omonimo del celebre brigante di Bauso, leggendario bandito che il popolo siciliano innalzò ad eroe contro i soprusi dei potenti, reso celebre dallo scrittore francese Alexandre Dumas nel romanzo Pascal Bruno, si innamora del calcio fin da bambino. È tifoso della Juventus e cresce nelle Giovanili del Lecce.

Difensore forte fisicamente (è alto un metro e 80 centimetri per 72 chilogrammi) approda in Prima squadra nella stagione 1979/80, all'età di 17 anni. Il 30 marzo 1980, ancora minorenne, segna il suo primo goal da professionista in Lecce-Ternana 2-1. La sua palestra è la Serie B, dove in 4 stagioni, colleziona 121 presenze e 9 reti, raggiungendo nel 1981/82 quota 6 reti, che costituiranno il suo primato in carriera in una stagione.

"La mia avventura nel mondo dello sport è iniziata con la maglia giallorossa, - dirà al magazine 'Hurrà Juventus' nel febbraio del 1988 - infatti nelle giovanili del Lecce sono cresciuto e ho appreso i segreti del calcio; quindi a 17 anni ho esordito in serie B con la squadra pugliese e per quattro stagioni ho difeso i colori della mia città".

COMO E IL DEBUTTO IN A... CON ESPULSIONE

Grazie alle buone prestazioni come terzino destro marcatore, nel 1983/84 approda all'ambizioso Como, guidato in panchina da Tarcisio Burgnich, che lo affina nell'arte della marcatura a uomo. Sulle rive del Lago Bruno conosce Enrico Annoni, arrivato anche lui in quella stagione in forza ai lombardi, e Luca Fusi, già titolarissimo e futuro leader del Torino di Mondonico.

La squadra è molto forte: ci giocano fra gli altri anche il portiere Giuliano Giuliani, i difensori Moreno Mannini e Stefano Maccoppi, il capitano e regista Gianfranco Matteoli e un promettente centravanti, Stefano Borgonovo. I lariani chiudono il campionato al 2° posto, alle spalle dell'Atalanta, e conquistano la prima storica promozione in Serie A della loro storia.

Nel 1984/85 la squadra è affidata ad Ottavio Bianchi e Bruno fa il suo debutto in Serie A alla prima giornata, il 16 settembre, che vede i lariani impegnati al Sinigaglia contro la Juventus campione d'Italia. La partita è nervosa e tesa, con i campioni bianconeri che non riescono a sbloccare il risultato contro la matricola terribile.

All'83' Bruno scappa via palla al piede sulla fascia destra, ma all'altezza della metà campo è fermato in scivolata da Stefano Pioli, che rilancia l'offensiva bianconera servendo sulla corsa Boniek. In preda a un raptus vendicativo, il giovane difensore del Como corre all'indietro in direzione di Boniek e lo stende, falciandolo platealmente: per l'arbitro, non ci sono dubbi: cartellino rosso e prima espulsione in Serie A in carriera nel giorno dell'esordio. La gara termina comunque con un pareggio senza goal.

Como Serie B 1983/84Wikipedia

Il difensore salentino colleziona 27 presenze e un goal nella sua prima stagione nel massimo campionato. Lo firma a San Siro, contro il Milan: il Como su un terreno ghiacciato coglie un clamoroso successo esterno per 2-0 e Bruno è l'autore del raddoppio con un bel colpo di testa.

A fine stagione i lariani chiudono con un brillante 11° posto e la carriera del difensore pugliese prende definitivamente quota quando nella stagione successiva, a campionato in corsa, sulla panchina della squadra lombarda subentra Rino Marchesi. Il 1985/86 è una stagione da record per gli Azzurri, che in campionato si piazzano al 9° posto e in Coppa Italia sono protagonisti di un'entusiasmante cavalcata fino alle semifinali, dove soltanto un oggetto scagliato in campo dagli spalti provoca la sconfitta a tavolino con la Sampdoria quando i lombardi conducevano sul campo per 1-0.

Bruno è uno degli artefici del miracolo Como, e resta in riva al lago per un'altra stagione, la quarta complessiva, chiudendo con un altro 9° posto in campionato, 134 presenze e 2 goal.  

LE ESPERIENZE IN NAZIONALE

Poco nota è l'esperienza di Pasquale Bruno in Nazionale: il difensore salentino partecipa infatti nel 1981 ai terzi Mondiali Under 20 in Australia. È in campo nelle prime due gare che vedono gli Azzurrini affrontare nel girone Corea del Sud e Brasile: arrivano 2 pesanti sconfitte (4-1 con gli asiatici, 1-0 con la Seleçao), e 2 cartellini gialli per l'allora giocatore del Lecce, mentre la squadra perde anche con la Romania ed è eliminata come ultima del proprio gruppo.

Nel 1981 è convocato anche nella Lega Nazionale Serie B Under 21 che disputa una gara amichevole contro la Spagna. Nel 1986, all'epoca del Como, entra invece nel giro dell'Italia Olimpica (Nazionale B) guidata da Dino Zoff, e disputa 2 amichevoli contro la Germania Est il 25 marzo 1987 e l'Olanda il 13 aprile 1988. Quando Zoff va alla Juventus, il posto da selezionatore è preso da Francesco Rocca, che inserisce in un primo momento Bruno fra i preconvocati per le Olimpiadi di Seul. Ma il difensore salentino è poi 'tagliato' dall'elenco finale. Non vestirà mai la divisa della Nazionale maggiore. 

LA JUVENTUS: VITTORIE, BOTTE E PROVOCAZIONI

Al suo secondo anno sulla panchina della Juventus, intascato il doloroso ritiro dalle scene di Michael Platini, il tecnico Rino Marchesi, che già lo aveva allenato al Como, vuole con sé il suo allievo Pasquale Bruno a Torino per vestire la maglia bianconera. Il giocatore salentino approda alla Vecchia Signora assieme al libero Roberto Tricella e a Gigi De Agostini, con Boniperti che riesce a strapparlo alla concorrenza dell'Inter di Pellegrini.

Dopo aver rimediato un problema fisico nel precampionato, Bruno fa l'esordio con la sua nuova maglia alla terza giornata, in Juventus-Pescara 3-1 del 27 settembre 1988. In Coppa UEFA la squadra esce prematuramente ai sedicesimi di finale, mentre in campionato chiude al 6° posto, qualificandosi in Coppa UEFA, e in Coppa Italia va fuori in semifinale nel derby contro il Torino.

Bruno inizia a costruirsi la fama da cattivo. Tranquillo fuori dal rettangolo di gioco, quando va in campo si trasforma e diventa una 'belva' che non dà tregua agli attaccanti avversari. Tutti i più grandi devono fare i conti con il suo modo di intrepretare il calcio senza fronzoli. Si accosta a Claudio Gentile.

"Per anni ho sognato di emulare giocatori come Antonio Cabrini e lo stesso Gentile, che personalmente ritengo un duo formidabile di difensori. - dichiara a 'Hurrà Juventus' - [...] Sono lusingato ogni qual volta il mio stile viene avvicinato a un campione di quella caratura! Se è possibile azzardare un paragone ritengo di avere, dell’atleta di Tripoli, la camminata piuttosto simile sul terreno di gioco; per cui, quando ho l’opportunità di rivedere delle partite della Juventus di quegli anni, m’identifico con lui".

Nella vita privata è molto riservato e sta sulle sue.

"Mai avuto un amico calciatore, - dichiarerà a 'La Repubblica' nel 2004 - né fra i compagni, né fra gli avversari. A parte Ian Rush, con lui si andava a bere insieme".

Nella successive due stagioni juventine ritrova Dino Zoff, che già lo aveva allenato con l'Olimpica, e si trova bene anche se non è un titolarissimo. Vince una Coppa Italia, battendo in finale il Milan di Sacchi, e una Coppa UEFA, superando nel derby italiano la Fiorentina. Ma a far parlare sono alcuni episodi di cui si rende protagonista.

Pasquale Bruno Juventus Serie A 1987/88Wikipedia

In occasione della 30ª giornata della Serie A 1988/89, deve marcare Roberto Baggio nella sfida contro la Fiorentina. Al 73' entra duro sul numero 10 viola, che reagisce. L'arbitro estrae un doppio cartellino rosso e la lite fra i due contendenti prosegue negli spogliatoi del Comunale. 

"Ho preso un pugno in faccia e mi sono soltanto difeso istintivamente, - dirà il fuoriclasse di Caldogno a 'La Stampa' - L'arbitro ha cacciato anche me perché si giocava a Torino. A Firenze non sarebbe successo. Comunque Bruno è recidivo, perché ha riservato lo stesso trattamento anche a Serena e a Careca. Lo compiango, poveretto. Anche i suoi compagni mi hanno detto che si comporta spesso così. E mi stupisco che una squadra come la Juventus tolleri un giocatore di questo tipo".

"Non ho ricucito mai con Roberto Baggio. - rivelerà Bruno nel 2020 a 'La Gazzetta dello Sport' - Ci odiavamo. Quella volta che fummo espulsi insieme, lui venne nello spogliatoio tenuto da un massaggiatore. Dissi: 'Portatelo via, altrimenti lo uccido' ".

Il compagno di squadra Tricella lo ribattezza 'O Animale' per i suoi interventi duri e i suoi modi rudi e spicci che lo contraddistinguevano sul terreno di gioco e per l'omonimia con Pasquale Barra, un killer pentito della camorra, tra i cui appellativi c'è proprio O' Nimale, attribuitogli per la ferocia dei suoi delitti. Lui non apprezza e si difende, ma quell'appellativo gli resterà appiccicato per il resto della carriera calcistica.

"Non sono un camorrista, sono un cattivo 'buono'. - dichiarerà a 'Il Corriere della Sera' nel 1992 - Chiamatemi 'Diabolik', per cortesia. Così mi chiamano in famiglia". 

Nei quarti di finale della Coppa UEFA 1988/89 segna l'unico goal del suo periodo juventino in 100 presenze tonde tonde, con una bordata dalla lunga distanza che non dà scampo al portiere del Napoli Giuliani nel 2-0 dell'andata al Comunale, poi rimontato dai partenopei al San Paolo. Criticato dai tifosi bianconeri, che non apprezzano la sua povertà tecnica, saluta nella gara del Partenio di Avellino che regala ai bianconeri la Coppa UEFA, facendosi espellere dall'arbitro per doppia ammonizione. 

Pasquale BrunoGetty

LEGGENDA DEL TORINO 

Se i primi successi in carriera Bruno gli ha ottenuti con la Juventus, è con il Torino che il difensore è entrato nella leggenda del calcio italiano. Dopo essersi svincolato dalla Juventus, firma con il club granata, della cui storia aveva appreso e si era innamorato nei tre anni torinesi.

Con Emiliano Mondonico in panchina, forma un trio difensivo molto forte con Enrico Annoni, detto 'Tarzan', e Roberto Policano, noto 'Rambo', guidato dal libero Fusi, che era già stato suo compagno di squadra ai tempi del Como.

Come scrive Adalberto Bortolotti, "al Torino Bruno trova il suo habitat, è il gladiatore a lungo atteso". I tifosi granata, infatti, inizialmente diffidenti, si esaltano di fronte al suo modo generoso di interpretare il calcio, che bada più al concreto che al bello.

"Picchia per noi, Pasquale Bruno!", gli cantano gli ultrà dalla Curva Maratona.

Gli episodi 'censurabili' proseguono e si moltiplicano. Debutta in granata in Coppa Italia il 5 settembre 1990 con un rotondo successo sul Verona (0-4). Quattro giorni dopo, in campionato, con la Lazio, 'punisce' il guizzante Ruben Sosa tirandogli una gomitata. Secondo il difensore l'attaccante uruguaiano gli avrebbe sputato, ma l'arbitro lo espelle col rosso diretto. 

"Non sono diventato O' animale per caso. - dichiarerà a 'La Repubblica' - In campo mi dicevano di tutto: terrone, africano, ignorante. Sull'ignorante, in effetti, non si sbagliavano".

Nel 1990/91 il Torino arriva 5° in classifica e si qualifica per la Coppa UEFA, mentre a fine stagione i granata vincono la Mitropa Cup. Il 1991/92 vede la squadra di Mondonico protagonista su tre fronti: campionato, Coppa UEFA e Coppa Italia. In Serie A, il 17 novembre 1991, al Delle Alpi si gioca l'atteso derby fra Juventus e Torino. È la decima giornata di campionato e Bruno è protagonista di un vero e proprio 'show' che gli costerà 8 giornate di squalifica, poi ridotte a 5.

Mondonico affida a Bruno la marcatura di Casiraghi, e fra i due sono scintille fin dai primi minuti di gioco. Già al 5' l'arbitro Ceccarini lo ammonisce, ma, non contento, al 16', il difensore leccese rifila una gomitata in pieno volto al centravanti avversario. Il direttore di gara non ci pensa un secondo ed estrae il rosso diretto. Bruno scoppia in lacrime e perde totalmente le staffe: si lancia verso Ceccarini in cerca di vendetta, venendo fermato soltanto per la prontezza di alcuni compagni e di alcuni componenti della panchina.

"Quando l’arbitro mi ha fatto vedere il cartellino rosso - rivelerà - sono rimasto a bocca aperta, come un merluzzo. Poi ho capito, mi sono fatto sotto e mi hanno trascinato via. Senza l’intervento di Lentini forse avrei finito la carriera".

Pasquale Bruno Juventus Torino Serie A 1991/92Wikipedia

Esemplare è il provvedimento disciplinare della Giustizia sportiva che ne scaturisce:

Il Giudice spiega che le 8 giornate di stop vengono inflitte a Bruno "per aver, successivamente alla notifica del provvedimento di espulsione, dapprima chiesto al direttore di gara, in modo concitato, spiegazione sulla decisione disciplinare, e quindi, ignorando l’invito ad allontanarsi, cercato di avvicinarsi all’ arbitro, in ciò impedito da un compagno che lo tratteneva a distanza di circa un metro e poi dal capitano della squadra che accorreva in aiuto";

"per aver poi reiteratamente tentato di liberarsi dei compagni di squadra con l’ intento veemente carico di implicito quanto intenso significato minaccioso di riavvicinarsi al direttore di gara, obiettivo scongiurato da alcuni componenti della panchina del Torino che a forza lo bloccavano e a fatica lo portavano verso l’ ingresso degli spogliatoi; per aver nel tragitto che lo conduceva fuori dal campo, ancora e più volte cercato di liberarsi dai compagni di squadra che lo avevano immobilizzato. Solo dopo due minuti e trenta secondi il gioco poteva riprendere".

Alla fine i turni saranno ridotti a 5, ma quanto accaduto in quel derby sarà sempre ricordato come qualcosa di eclatante. La stagione dei granata è comunque esaltante. In campionato la squadra si piazza al 3° posto dietro Milan e Juventus. Nel mirino di 'Diabolik' finisce anche un altro grande campione, Marco Van Basten. Che gli riserva uno spazio nella sua autobiografia per quanto accaduto nei quarti di finale di Coppa Italia, stagione 1991/92, che costano al Toro l'eliminazione.

"[Bruno] era talmente ossessionato dall’idea di non farmi segnare, che ormai aveva completamente smesso di prestare attenzione alla palla o alle fasi di gioco. - racconta 'Il Cigno di Utrecht' nel suo libro - Badava solo a me e a comeì rendermi la vita difficile. Un atteggiamento un po’ strano e anche parecchio irritante. Dopo un po’ mi è arrivato un cross teso, ma lui si è tuffato in anticipo sul pallone e lo ha scagliato nella sua porta. Io allora mi sono avvicinato e ho inscenato un balletto idiota, per dimostrargli quanto fosse stato ridicolo a marcarmi in quel modo. A quanto pare preferiva tirare nella propria porta pur di non farmi segnare".

Compresa la situazione, Bruno reagisce e l'olandese rischia grosso.

"Era il 26 febbraio ’92, - ricorda 'O Animale' a 'La Gazzetta dello Sport' - feci un autogoal contro il Milan in Coppa Italia. Ero a terra disperato, le mani sul volto: capii ciò che era successo dalla reazione dei compagni. Mi rialzai, presi Van Basten per i capelli e gli dissi: "ora ti faccio finire la carriera". Capello intuì l’aria e lo sostituì subito. Mentre usciva, gli urlavo: "Coniglio resta". La partita diventò una caccia all’uomo, ad Ancelotti diedi un sacco di botte, 4-5 entrate da codice penale, ancora non so perché".

"I giocatori del Torino non la presero bene, tantomeno i tifosi. - racconta Van Basten - L’intero stadio delle Alpi iniziò a darmi contro. Nei minuti successivi avevano anche provato a colpirmi, a quel punto è intervenuto Capello e mi ha sostituito. Mi dispiace sia andata così...".

Torino lineups Serie A 1991/92Wikipedia

In Coppa UEFA, invece, Bruno dà il meglio di sé. È più tranquillo, meno irruento. Neutralizza fra gli altri, in marcatura, un osso duro come Emilio Butragueño del Real Madrid. Ma la finale di ritorno di Amsterdam contro l'Ajax, complice parecchia sfortuna, gli nega la gioia della seconda UEFA in carriera.

Nel 1992/93, però, Bruno e compagni trionfano in Coppa Italia. Dopo un 3-0 all'andata, i granata perdono 5-2 al ritorno con la Roma, ma ne escono vincitori. In campionato, invece, nel Derby della Mole di andata, si consuma un altro episodio raccontato dal difensore salentino a 'Goal'. La Juventus vince 2-1 in zona Cesarini e il finale è rovente.

"È un aneddoto forte, e ora ci rido su, - spiega 'O Animale' a Romeo Agresti - ma all’epoca mi vergognai. Si giocava al 'Delle Alpi', ero un giocatore del Toro e perdemmo in 'Zona Cesarini', tipo al 91’. Ero furioso per la sconfitta che ritenevo immeritata. Paolo Di Canio mi fece il gesto dell’ombrello e se ne andò. Giurai a me stesso che la prima maglia bianconera che avessi trovato nel tunnel che porta agli spogliatoi, l’avrebbe pagata per tutti. Vidi da distante qualcuno con la casacca a strisce bianconere, mi avvicinai da dietro, lo presi per il collo gli diedi un paio di pugni e uno schiaffone senza sapere chi fosse".

"Poi il malcapitato si voltò, era Dino Baggio, con il quale ero stato compagno di squadra e rimasi di sasso ma non mi scusai, talmente ero infervorato. Il martedì successivo mi chiamò Luca Fusi, altro compagno di squadra e grande amico di Dino Baggio, e mi rimproverò per i gesti che avevo compiuto, cercai di negare ma alla fine ammisi il mio errore. Io ero così, molto fumantino come carattere mi si annebbiava la vista per la rabbia. Ovviamente poi tutto si ricompose e chiesi scusa a Dino".

Il difensore, ormai trentunenne, ha un calo di rendimento, e viene preso di mira dai giornalisti, che non esitano a dargli voti bassi in pagella.

"I quattro in pagella non contano nulla, - dice, proprio dopo il derby della Mole - l'importante è avere quattro miliardi in banca".

L'episodio probabilmente più brutto in assoluto, però, lo vede, per così, dire protagonista il 7 febbraio 1993, quando al Delle Alpi arriva a giocare il Brescia di Lucescu. Bruno deve controllare Raducioiu e gli manda un avvertimento nel tunnel che porta le due squadre in campo.

"Guarda che io oggi non ho voglia di correre".

Il rumeno non lo ascolta e fa finta di nulla. Ma il granata insiste:

"O ti comporti bene, o mi incazzo sul serio".

Raducioiu gioca la sua partita, e alla fine del primo tempo lo salta in dribbling. Bruno gli entra con irruenza sulla gamba sinistra: l'entrata è da codice penale, e procura all'attaccante bresciano uno squarcio fra tallone e tibia, con 9 punti di sutura. Raducioiu deve star fermo 4 mesi.

Le polemiche, inevitabilmente, travolgono Bruno e il suo gioco, definito "violento". Nel post partita Raducioiu dichiara di essere stato minacciato, Bruno addirittura ironizza:

"Sì, è vero, ho commesso un fallo volontario, e in più avevo in tasca una pistola, una lupara e la magnum. Attenzione, ho scherzato, non vorrei fare la fine di Schillaci che venne squalificato...".

È troppo anche per il nuovo presidente del Torino, Goveani, che decide di cederlo. L'avventura di Bruno con il Torino si chiude con 103 presenze e 2 goal. Nell'ultima giornata del campionato 1992/93, è ancora una volta espulso nella gara contro l'Inter.

Pasquale Bruno Torino-

LA FIORENTINA E IL PUGNO A LERDA

Il difensore leccese tratta in un primo momento con gli inglesi del Manchester City, ma il passaggio in Premier non si concretizza e viene anche multato dal Torino. Alla fine va alla Fiorentina, che rileva il suo cartellino per un miliardo e mezzo di Lire. Bruno riparte dalla Serie B firmando un contratto biennale a 650 milioni a stagione.

Fa il suo esordio in Coppa Italia il 22 agosto 1993, con un successo per 2-0 ai danni dell'Empoli nel derby toscano. Salta le prime due partite di campionato per squalifica e il 12 settembre esordisce contro il Cosenza (1-1). Dopo la partita è sorteggiato per l'antidoping, ma allunga la provetta delle urine con acqua minerale. Nega tutto ma il 22 ottobre è squalificato per 2 giornate.

Alla 5ª giornata si gioca un Fiorentina-Brescia rovente. I viola vincono 2-1 ma nel tunnel degli spogliatoi succede di tutto.

"Le staffe le ho veramente perse una volta soltanto. - racconterà Bruno a 'La Repubblica' - Quando mollai un pugno a Franco Lerda nel sottopassaggio, alla fine di una partita della Fiorentina. Ma lui mi aveva sputato in faccia, e questo non si fa: l'ho aspettato e l'ho massacrato. Io mi sono beccato tre giornate di squalifica, ma lui ha avuto quello che si meritava".

"Nel tunnel succede di tutto: spinte, baruffe, provocazioni. Si nominano madri, mogli, sorelle. Però deve finire tutto lì".

Prende altre tre giornate di squalifica, che sommate alle 2 per l'antidoping, diventano 5. Il 3 dicembre 1993 l'espulsione in Coppa Italia contro il Venezia (che espugna il Franchi) convince il patron viola Cecchi Gori a metterlo fuori squadra a tempo indeterminato. Nel girone di ritorno però il difensore pugliese torna in campo e dimostra di aver ritrovato una buona condizione fisica e maggiore maturità. 

È così confermato per la stagione 1994/95, che vede i viola di nuovo in Serie A sotto la guida di Claudio Ranieri. Proprio i contrasti con quest'ultimo, però, lo portano di nuovo ai ferri corti con il club, e alla fine alla separazione nel gennaio 1995, dopo che a novembre sfuma il passaggio al Brescia per l'ostilità dell'ambiente.

Pasquale BrunoGetty Images

GLI ULTIMI ANNI DI CARRIERA E LE ESPERIENZE ESTERE

A gennaio del 1995 Bruno fa ritorno nel suo Lecce, ma la stagione non è delle migliore e vede i salentini chiudere all'ultimo posto in Serie B e retrocedere in Serie C1. Bruno saluta con 17 presenze e 3 goal nonostante avesse firmato un biennale e decide di tentare l'avventura all'estero. 

Cerca di ripulire la sua fama di duro e si accorda con gli scozzesi dell'Hearts of Midlotian, con i quali è protagonista di due buone stagioni (45 presenze e una rete). Si trova bene in Scozia e con la squadra di Edimburgo ottiene due quarti posti e una finale di Coppa Nazionale il primo anno, persa contro i Glasgow Rangers. 

A 35 anni corona il sogno di giocare in Inghilterra, e passa al Wigan nel 1997-98. Ma l'avventura gli riserva una sola presenza in Second Division (la Serie C inglese). Nel mese di febbraio del 1998 decide così di ritirarsi dal calcio giocato.

Nel 2002/03 però, a 40 anni, non dice di no a suo fratello Gigi, allenatore del Delta San Donato, squadra di Terza categoria pugliese, che gli propone di fare l'attaccante. 

Nella vita privata l'ex difensore è una persona tranquilla e introversa, è sposato con Marcella e ha due figlie, Sandra e Marta. Oggi lo si vede spesso nei panni di opinionista televisivo, nei quali non risparmia critiche feroci ai giocatori di oggi, accusati da lui, il cattivo per antonomasia (ma per sua definizione dal cuore buono), delle 'fighette'.

"Bonucci è insopportabile per il suo comportamento. - ha dichiarato prima di un derby - Io ero antipatico, forse il peggiore di tutti, ma davo tanto e protestavo poco. È il mio sogno nel cassetto è tornare a giocare, aspettarlo nel tunnel, dargli un pugno e spaccargli il labbro: 5 punti di sutura e non parla per 5 mesi".

Ci passano tutti, compreso Cristiano Ronaldo.

"I calciatori di oggi sono dei fighetti che postano foto davanti a un piatto di cozze, i social hanno rovinato tutto. - dice a 'La Repubblica' - Ma avete visto Cristiano Ronaldo come si è vestito? Che pagliacciata. Oggi con qualche selfie diventi personaggio, noi ci facevamo il mazzo. I calciatori sono diventati fighetti anche in campo. Ai miei tempi per gli attaccanti era peggio, a noi difensori veniva concesso molto. Una volta Ramon Diaz andò dall'arbitro e gli gridò: 'Bruno mi ha staccato la pelle!'. Era vero, infatti fui ammonito. Per un giallo non bastava mica una spintarella, le punte non cadevano mai'.

Nostalgico di un calcio che è cambiato molto, dove il contatto fisico è sempre punito dagli arbitri, 'O Animale' non ha dubbi:

"Se giocassi oggi - sostiene - io non avrei bisogno di picchiare, sarei ammonito poco ed espulso mai. Giocherei d’anticipo. Non perderei certo il sonno contro Icardi, Belotti o Immobile. Vuoi mettere, Maradona? Non scherziamo".

Ai suoi tempi, invece, qualcuno lo ha messo in crisi: 

"Quello che mi ha fatto passare Careca… È l’unico che l’ho sognato di notte. - rivela - Una volta si vendicò dei miei trattamenti con un’entrata a piedi uniti. Mi massacrò, un dolore atroce. Ma cosa potevo dirgli?”.

Tutt'altra cosa rispetto al calcio del nuovo millennio.

"Io quando giocavo entravo sempre duro e non rinnego niente. - afferma a 'La Repubblica' - Gli arbitri all’epoca si divertivano ad ammonirmi o cacciarmi fuori. La marcatura a uomo rendeva il calcio più sentimentale. Ora che non c’è più non abbiamo più un difensore degno di nota o quasi". 

L'unico, inconfondibile, Pasquale Bruno, simbolo di un calcio che fu, più duro ma al contempo più romantico.