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Mutu si confessa: dalla cocaina a Calciopoli: "Quegli scudetti sono miei"

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Intervistato sui canali Sky per la trasmissione "I signori del calcio", Adrian Mutu ha parlato di alcuni argomenti delicati della propria carriera, tra i quali la squalifica per uso di cocaina e le vicende di Calciopoli, che lo coinvolsero in quanto giocatore della Juventus.

Il passaggio al Chelsea. Sei stato il rumeno più costoso di tutti i tempi. All'inizio andò tutto bene. Poi, hai smesso di divertirti in campo e hai iniziato a farlo solo fuori "Quando cominci ad esagerare fuori, in campo il fisico non regge. Sbagliare è normale, fa parte della vita, però, quando sei un personaggio pubblico è più facile che la gente ti punti il dito contro. La cosa importante è trarre dalle critiche le conclusioni migliori".

Sei stato trovato positivo alla cocaina. Pensi di essere caduto in una trappola? "Una trappola fatta di sbagli di gioventù, non certo qualcosa organizzato dal Chelsea per mandarmi via. Era facile sbagliare: ero molto famoso, a Londra andavo dappertutto e mi trattavano da re. Sono stato ingenuo, sono stato un pollo".

C'è stato un motivo per cui ti sei lasciato andare?"Qualche mese prima di arrivare a Londra, avevo divorziato da mia moglie, avevo anche un figlio e la cosa fu pesante. Poi, come quando arrivai per la prima volta in Italia, la gente, la lingua, era tutto nuovo. Sono andato un po' in depressione. All'inizio questo non lo sentivo perché con il calcio andava tutto benissimo. Poi, ho avuto la pubalgia per tre mesi e sono iniziati i guai".

Non credi che il Chelsea avrebbe dovuto starti più vicino? "Nella maggior parte dei casi, le squadre ti danno una seconda occasione, invece lì in due mesi mi hanno licenziato. Parlavo poco inglese, non capii nemmeno molto. Ci rimasi male perché avrebbero dovuto darmi una seconda possibilità. Non era giusto lasciarmi da solo perché il problema era più della persona che del giocatore. Mi hanno licenziato, non mi hanno pagato, mi hanno squalificato come era giusto che fosse e ora sono in attesa di conoscere l'ultima sentenza. Pagare così tanto per uno sbaglio fu troppo, mi hanno descritto per come non sono, per cinque anni non ho parlato di questo ma fra poco inizierò a farlo e dirò le cose come stanno".

Come ne sei uscito da questa situazione?  "All'inizio credevo di vivere un incubo. Mi ha aiutato anche la mia famiglia, però, soprattutto, ho cercato di stare da solo per ritrovarmi. La Dinamo Bucarest mi ha permesso di aggregarmi ai loro allenamenti, li ringrazio perché mi hanno aiutato moltissimo. Poi, dopo 3 mesi, ho firmato con la Juve. A gennaio sono arrivato a Torino e ho parlato con Capello. Mi allenavo tutti i giorni".

La Juventus ha dimostrato di volerti "Hanno fatto di tutto, non mi hanno fatto mai sentire escluso. Subito dopo la squalifica, mi hanno fatto esordire, ho vinto uno Scudetto giocando solo un pezzo dell'ultima partita e ho anche quasi segnato negli unici 30 minuti di quella stagione. Poi, l'anno dopo, ho giocato una stagione da protagonista: 32 partite, 22 da titolare, 10 gol giocando da centrocampista. Era una Juve fortissima e infatti mi viene da ridere quando dicono che abbiamo rubato. Era come l'Inter di oggi, con qualche giocatore in più. Quegli Scudetti li sentiamo nostri. Qualunque giocatore di quella squadra si sente addosso gli scudetti che sono stati revocati".

Che idea ti sei fatto di Calciopoli? "Nessuna, perché non ci penso e non m'interessa. Conosco bene Moggi, so quanto era importante per la Juve per la sua bravura e perché sapeva fare bene il suo lavoro. Arrivò calciopoli e non sapevo come comportarmi. Ero a Miami con la mia famiglia, mi chiamò Secco e mi disse che nessuno mi obbligava ad andare via ma c'era la Fiorentina che aveva fatto un'offerta. Considerando che c'era Prandelli e quali erano le ambizioni della Fiorentina, dissi subito di sì. Poi, però, appena arrivai, vidi che anche la Fiorentina era coinvolta nello scandalo, però c'era Prandelli e mi volevano fortemente. Poi, per fortuna ce l'abbiamo fatta a rimanere in A".

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