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Henrikh Mkhitaryan Napoli Roma 18042022Getty Images

Mkhitaryan all’Inter: come giocherà nel modulo di Simone Inzaghi

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La notizia era nell'aria già da giorni, ora è ufficiale: dopo aver rifiutato l'offerta di rinnovo della Roma, Henrikh Mkhitaryan ha accettato quella dell'Inter e ha firmato con i nerazzurri un contratto biennale.

Sfruttando il contratto dell'armeno in scadenza il 30 giugno, l'Inter ha dunque piazzato un colpo importantissimo a parametro zero. Garantendosi la firma del campione armeno infatti, il club meneghino ha messo a disposizione di Simone Inzaghi non solo uno dei centrocampisti più forti dell’intera Serie A, ma anche uno dei più duttili in assoluto.

Mkhitaryan è infatti uno di quegli elementi che possono agire in diverse zone del campo. Ha iniziato la sua carriera da mezzala, ma è stato anche utilizzato da trequartista (ovvero quello che poi per diversi anni è stato il suo ruolo), da esterno di centrocampo e anche da esterno alto in un tridente. Tante posizioni diverse ma rendimento sempre simile, essendo dotato di qualità tecniche fuori dal comune.

Superata la soglia dei trentatré anni, il campione armeno ha arretrato il suo raggio d’azione, cosa questa che gli ha consentito di abbinare ad una conclamata visione di gioco e all’abilità negli inserimenti anche tanta predisposizione al lavoro di squadra. Resta un elemento dalle doti offensive, ma che si fa sentire molto anche in fase di pressing e di contrasto.

Un centrocampista completo, dunque, che inserito nel giusto contesto può ancora fare tanta differenza.

QUALITA’ MA ANCHE TANTA ESPERIENZA

Henrikh Mkhitaryan 08032016Getty Images

Henrikh Mkhitaryan ha esordito nel calcio professionistico nell’ormai lontano 2006 e da allora si è ritagliato un ruolo da protagonista nell’ambito calcistico europeo. E’ partito dal Pyunik, squadra armena nella quale ha compiuto tutta la trafila nel settore giovanile, prima di vincere quattro campionati consecutivi ed imporsi come uno dei più forti giocatori in assoluto del suo Paese. E’ stato poi in Ucraina che ha completato la sua maturazione prima con la maglia del Metalurg Donetsk e poi con quella dello Shakhtar, compagine della quale è diventato stella di prima grandezza e con la quale si è guadagnato le luci dei riflettori anche a livello europeo.

Da lì in poi, l’importante esperienza in Germania con il Borussia Dortmund di Jurgen Klopp, prima dell’approdo in Inghilterra dove ha giocato con Manchester United ed Arsenal.

Quando nell’estate del 2019 si è trasferito alla Roma, lo ha fatto già da giocatore ‘fatto e finito’ e forte di un bagaglio d’esperienza illimitato. Non è dunque un caso che il suo adattamento al calcio italiano sia stato pressoché immediato e che in giallorosso, nelle ultime stagioni, abbia vestito un ruolo da leader tecnico e non solo.

Mkhitaryan è entrato nella fase finale della sua carriera, ma anche nell’annata calcistica che si è appena conclusa ha dimostrato di essere ancora un ‘fattore’ capace di incidere come pochi in campo.

LA STAGIONE CON MOURINHO ALLA ROMA

Mkhitaryan Roma 2021 2022Getty Images

Quando José Mourinho è diventato l’allenatore della Roma, sono stati in molti ad immaginare come giunta al capolinea l’avventura di Mkhitaryan nella Capitale. I due avevano infatti già lavorato (e vinto) insieme ai tempi del Manchester United e non sempre le cose erano andate nel migliore dei modi.

Allora, soprattutto nel corso della sua seconda stagione inglese, si parlò di rapporti molto tesi con lo Special One, tanto che alcune prestazioni al di sotto delle aspettative, unite ad una lunga sequela di panchine e tribune, erano sfociate in un suo trasferimento all’Arsenal a stagione in corso.

Mkhitaryan in realtà non solo ha giocato tanto con Mourinho alla Roma, ma è stato un elemento imprescindibile per il tecnico lusitano. In lui infatti è stato individuato fin da subito l’elemento capace di assicurare tempi di gioco e qualità alla linea mediana.

Il centrocampista armeno è diventato il vero e proprio ago della bilancia del gioco giallorosso, il calciatore dai cui piedi far passare ogni pallone. La cosa si è tradotta in termini negativi in fatto di numeri realizzativi, ma per il resto è stato lui il perno attorno al quale far ruotare la manovra.

Mkhitaryan si è dunque rivelato l’uomo capace di muovere il pallone come nessuno tra i compagni di reparto, di avviare le azioni offensive, di ribaltare il fronte e di garantire equilibrio ad un’intera squadra.

Nel corso della stagione è parso evidente come ci sia stata una Roma con Mkhitaryan ed una Roma senza Mkhitaryan. Quando l’armeno è stato impossibilitato a scendere in campo, la compagine giallorossa ha fatto più fatica ad esprimersi e ad ottenere risultati, tanto che è stato lo stesso Mourinho a parlare di lui come di un elemento imprescindibile.

“Noi non abbiamo un altro Mkhitaryan, non ci sono in rosa altri giocatori con le sue stesse caratteristiche”.

MKHITARYAN NELL’INTER

Mkhitaryan RomaGetty Images

Nel 3-5-2 di Simone Inzaghi, Henrikh Mkhitaryan potrebbe trovare una collocazione perfetta all’interno del terzetto di mediana. La sua porzione di campo sarebbe quella che attualmente occupa Hakan Calhanoglu ed è per questo che è lecito pensare che il suo potrebbe essere un ruolo da ‘vice di lusso’.

Calhanoglu, nel corso della sua prima stagione in nerazzurro, ha dimostrato di essersi adattato molto bene al nuovo ruolo disegnato per lui da Inzaghi e la cosa si è tradotta in un apporto importante in termini di goal e soprattutto di assist.

Chiamato a sostituire Eriksen, l’ex Milan si è forse spinto anche oltre le attese di molti, rivelandosi il calciatore perfetto da affiancare a Brozovic e Barella.

E’ chiaro che in vista di una stagione molto lunga e dei tanti impegni che rendono il calendario sempre più fitto, ci sia bisogno di un elemento che possa farlo rifiatare e che non faccia avvertire troppo il peso delle sue eventuali assenze.

Mkhitaryan, da questo punto di vista, garantirebbe molte più garanzie rispetto a quanto fatto da Vecino, Vidal e Gagliardini, tutti giocatori con caratteristiche diverse dalle sue e da quelle di Calhanoglu.

Potrebbe quindi fare le veci del centrocampista turco proponendo la stessa qualità e creatività, pur muovendosi in maniera leggermente diversa in campo. Calhanoglu è più abile sui calci da fermo, mentre Mkhitaryan ha qualcosa in più in termini di lancio lungo e visione di gioco complessiva.

L’armeno inoltre metterà a disposizione un maggior contributo in fatto di pressing e fase difensiva, mentre si pagherebbe qualcosa dal punto di vista balistico e quindi di quello della conclusione da fuori.

Due esperti del ruolo quindi, anche se non propriamente simili, ma la cosa non sarebbe di certo un male. Rappresenterebbe invece una maggior variabilità dal punto di vista tattico, oltre che una maggior possibilità di scelta in base alle caratteristiche dell’avversario (potrebbe essere utilizzato anche in un 3-4-1-2 o in un 3-4-2-1) o di come sta andando una singola partita.

Un ‘vice Calhanoglu’ o forse qualcosa di più. Mkhitaryan rappresenta un innesto importante, uno di quelli che andranno ad innalzare, e non di poco, il livello tecnico dell’intero reparto di centrocampo.

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