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Ralf RangnickGetty

Rangnick, Ibrahimovic e il Milan: "Il mio compito è creare valore, non comprarlo"

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Il Milan soltanto sfiorato, un matrimonio naufragato poco prima che si compiesse. Ralf Rangnick si era promesso ai rossoneri, salvo poi il dietrofront estivo. Del quale il manager tedesco ha spiegato le ragioni al 'Corriere della Sera'.

“Una risposta semplice può essere: c’è stato il Covid. Ero stato contattato dal Milan a ottobre, quando erano a 3 punti dalla zona retrocessione. Mi ha colpito la conoscenza che avevano nel mio lavoro passato. Poi Pioli ne ha vinte 9 e pareggiate 3, i discorsi si sono chiusi. Eravamo d’accordo che cambiare nell’immediato non sarebbe stato saggio. Sul medio-lungo termine non so".

L'ex allenatore del Lipsia e dell'Hoffenheim ha spiegato la propria filosofia e l'incompatibilità con alcune scelte del Milan.

“Ammiro la forma fisica di Ibrahimovic a 38 anni, ma il mio compito è creare valore, non comprarlo. I calciatori vanno cercati quando non li conosce quasi nessuno. Alla Red Bull abbiamo lavorato di continuo sugli scout. Può capitare che un procuratore mi proponga un giocatore, ma se è bravo davvero dobbiamo già conoscerlo noi”.

Il modello Rangnick, comunque, può funzionare anche in Serie A per come è strutturato il campionato, molto simile alla Bundesliga a livello di gerarchie.

“Bundesliga e Serie A sono simili, Bayern e Juve dominano da anni e ci sono un gruppo di squadre che provano a costruire un’alternativa. Serve una visione d’insieme e un piano preciso”.

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