Cinque puntate intense, intensissime. Cinque puntate in cui è difficile trattenere le lacrime e non emozionarsi davanti alla tragica vicenda umana e sportiva di Sinisa Mihajlovic, del suo Bologna e della malattia che l'ha portato via il 16 dicembre, a soli 53 anni.
Anche per questo 'We Are One', la serie DAZN in cui questa storia viene raccontata, esce oggi, nel giorno del cinquantaquattresimo compleanno di Miha.
Al suo interno c'è quasi tutto del vissuto del tecnico Mihajlovic, ma anche dell'uomo Sinisa, della forza con cui, nonostante la leucemia, ha continuato a portare avanti il suo ruolo da allenatore del Bologna.
La serie si apre con le immagini dei giocatori sconsolati dopo la sconfitta per 4-5 con la Ternana in Coppa Italia e con le sue parole:
"Io non ho fretta e da qui non usciamo finché non parliamo tutti, chiaro?"
Non c'è però solo il campo: in 'We Are One' sport e dramma si uniscono e allora si vedono i ricoveri in ospedale, la fatica, ma anche l'amore, sconfinato, infinito dei suoi giocatori, della società e dei tifosi, che hanno accompagnato Mihajlovic in tutto il suo percorso.
Un percorso in cui l'allenatore serbo non ha mai lasciato sola la sua squadra, arrivando a dirigere gli allenamenti da remoto, mentre era ricoverato. Perché era il suo lavoro e andava portato a termine. A qualunque costo.
Uno dei momenti più toccanti è senz'altro quello in cui il Bologna batte l'Inter, nella partita della famosa papera di Radu che ha certificato il sorpasso del Milan, che poi, anche grazie a quel passo falso dei nerazzurri avrebbe vinto lo scudetto. ù
I giocatori rossoblu, sotto l'Ospedale Sant'Orsola di Bologna per salutare il loro mister, che non poteva essere in panchina per via delle cure, si connettono via Skype e lui li ringrazia:
"Siete stati eroici, sono l'uomo più felice del mondo. Sapete cosa? Vi voglio bene".
La serie prende poi la strada che tutti conosciamo, con la malattia che si aggrava, Sinisa sempre più lontano dal campo, ma solo fisicamente. È qui che arriva l'ultimo videomessaggio, il più importante:
"Quando stavo male, quando ero giù di morale e quasi distrutto, sapete cosa facevo? Prendevo le vostre partite e sorridevo, orgoglioso di voi".
Impossibile non commuoversi e non rimanere colpiti da questa serie e dalla vicenda di Mihajlovic, che manca a chi gli ha voluto bene, ai suoi ragazzi, ma anche a tutto il mondo del calcio.


