Quella 2009/2010 è stata certamente una delle stagioni più importanti dell’intera storia dell’Inter. Costruita per vincere il più possibile, la squadra affidata a José Mourinho, alla sua seconda stagione meneghina, non solo non delude le aspettative, ma si spinge ben oltre completando quello che nel ‘Manuale del perfetto nerazzurro’ viene ricordato semplicemente come ‘Triplete’
Scudetto, Coppa Italia e quella Champions League attesa per quarantacinque anni: tutto in bacheca in una volta sola. Come fanno solo i grandissimi.
Tra gli snodi fondamentali di quell’incredibile annata, che pure era iniziata con una sconfitta in Supercoppa Italiana contro la Lazio e con un deludente pareggio interno in campionato contro il Bari, anche un Derby della Madonnina giocato il 24 gennaio del 2010.
A San Siro va in scena un match tra due squadre che, in quel momento, sembrano le uniche due contendenti nella corsa che conduce dritta allo Scudetto. L’Inter si presenta all’appuntamento da prima in classifica, dall’alto dei 46 punti messi in cascina, ma il Milan di Leonardo, quello del 4-2-fantasia, dopo un avvio complicato ha iniziato a carburare e ad inanellare risultati che gli hanno consentito di tenere la scia dei nerazzurri.
Sulla carta l’Inter, che è reduce da un secondo pareggio stagionale con il Bari ottenuto in rimonta grazie alle reti di Pandev e Milito, ha un qualcosa in più, ma i rossoneri affascinano con il loro gioco, sono in grandissima fiducia e nel precedente match, quello con il Siena, si sono imposti per 4-0 trascinati da un Ronaldinho in stato di grazia e autore di una tripletta.
I punti di distacco in classifica sono sei, ma i rossoneri hanno una partita da recuperare (che poi vinceranno) contro la Fiorentina, il che si traduce inevitabilmente in una di quelle sfide dalla posta in palio pesantissima. Un successo dell’Inter vorrebbe infatti dire primo tentativo vero di fuga, uno del Milan viceversa renderebbe ogni discorso più aperto che mai. Ma le altre?
La Roma insegue staccatissima a quota 35, poi ci sono Napoli a 34 e Juventus a 33. In pratica le altre big del torneo sono già fuori dai giochi. O quasi.
Quello che va in scena è dunque un Derby che, dopo anni, torna a mettere effettivamente in palio una buona fetta di Scudetto e lo sanno bene anche le oltre ottantamila anime che gremiscono gli spalti del Giuseppe Meazza in ogni ordine di posto.
La partita si gioca fin dai primi minuti a ritmi altissimi e d’altronde non potrebbe essere altrimenti: la qualità dei giocatori in campo è elevata e inoltre il Milan è spinto non solo dalla sete di punti, ma anche dalla voglia di rivalsa, visto che nel Derby di andata è stato umiliato con un netto 4-0.
La contesa si spinge ben presto oltre i semplici canoni sportivi ed il prato di verde di San Siro si trasforma in un campo di battaglia. Una battaglia di nervi.
L’Inter si porta subito avanti con una perla di Milito, ma le cose si complicano quando al 27’ Sneijder viene espulso a causa di un applauso polemico rivolto al direttore di gara Rocchi. Si vede tanto calcio, ma anche una più che discreta dose di calci, e quando il pareggio del Milan sembra quasi nell’aria, a spingere un’Inter in inferiorità numerica verso la conquista di tre punti vitali è una magia di Pandev: calcio di punizione battuto splendidamente, pallone alle spalle di un Dida che non prova nemmeno a tuffarsi e 2-0 che sa tanto di sentenza.
GettyNel finale c’è anche spazio per l’espulsione di Lucio al 91’, frutto di un fallo di mano che vale un calcio di rigore a favore dei rossoneri. Sul dischetto. con l’intenzione di riaprire in extremis i giochi, si presenta Ronaldinho che però si fa murare dal connazionale Julio Cesar.
Nel momento che più conta e nella partita che più conta, l’Inter si dimostra più forte di tutto e tutti ma incredibilmente il giorno dopo, più che della prestazione dei nerazzurri, si parlerà quasi esclusivamente delle polemiche che il Derby ha lasciato dietro di sé.
Ad alimentarle José Mourinho (poi deferito), che in un infuocato dopo gara si scaglia contro l’arbitro Rocchi (“Non ho sentito il rumore dei nemici, l’ho visto. L’espulsione di Sneijder non è avvenuta per caso”), e Marco Materazzi, bandiera nerazzurra che in quella partita nemmeno è sceso in campo.
Ha visto i suoi compagni trionfare dalla panchina e, dopo il triplice fischio finale, si è lanciato in un’esultanza che ha regalato immagini destinate, a loro modo, ad entrare nella storia.
Quando si catapulta sul terreno di gioco per abbracciare i protagonisti dell’impresa, lo fa indossando una maschera di Silvio Berlusconi.
GettySu un campo di Serie A non si era mai vista, e nemmeno si vedrà negli anni successivi, una cosa del genere: un giocatore che festeggia con la maschera del presidente della squadra avversaria. E’ polemica immediata.
La cosa si spinge però anche ben oltre i confini dello sport e questo per un motivo molto semplice: Berlusconi non è solo il presidente del Milan, è anche il Presidente del Consiglio.
Il discorso si fa dunque anche politico e le critiche quindi non arrivano solo da coloro che hanno a cuore il Milan, ma anche da buona parte dell’emiciclo parlamentare.
La polemica si espande a macchia d’olio ed anche un grandissimo tifoso dell’Inter come Ignazio La Russa, allora Ministro della Difesa, critica fortemente la scelta di Materazzi.
“Una caduta di stile enorme. Mai visto nessuno prendersela con i presidenti e sbeffeggiarli. Il gesto di Materazzi è di quelli che possono risultare offensivi”.
Tra coloro che assolvono il difensore dell’Inter ci sono ovviamente anche tanti esponenti dell’opposizione che difendono il ‘diritto di scherzare’.
A cercare di smorzare i toni ci pensa anche l’allenatore del Milan, Leonardo, che prova a riportare il tutto sui più consoni binari della goliardia.
“Io non credo che Materazzi volesse offendere qualcuno. Secondo me si è solo trattato di un qualcosa di scherzoso. Lo conosco, non credo si trattasse di una presa in giro”.
Materazzi si trova catapultato al centro di un vero e proprio uragano di polemiche che evidentemente non pensava di poter scatenare ed affida alle pagine del proprio sito ufficiale delle righe con le quali spiega il suo gesto.
“Come sempre, quello che fa Materazzi fa discutere. Anche una maschera di carnevale, di quelle che si vendono ovunque, che ho messo per festeggiare la vittoria di ieri sera: una goliardata da derby, niente di più.
Nessun intento polemico, nessuna volontà di offendere, nessuna implicazione politica, ci mancherebbe. Anche perché in politica, e chi mi conosce bene lo sa, non sono mai voluto entrare.
Proprio per questo sono sicuro che il cavalier Berlusconi, in qualità di presidente del Milan e soprattutto di persona con grande senso di autoironia, perché è così che l’ho conosciuto, vedendomi avrà sorriso.
Voglio credere che la gag gli sia piaciuta e non si sia offeso, perché non volevo prendere in giro proprio nessuno: tant’è vero che sono andato solo verso la curva dei nostri tifosi, evitando di incrociare giocatori e tifosi milanisti. Come si fa per festeggiare un derby vinto, appunto”.
Materazzi insomma cataloga la cosa come semplice ‘goliardata’, ma intanto la sua ‘gag’ viene inserita in un rapporto che i collaboratori della Procura Federale inviano al Giudice Sportivo. Il difensore dell’Inter insomma rischia grosso e anche in questo caso ci si divide tra chi chiede una squalifica esemplare e chi invece ritiene che si sia dato anche troppo peso alla cosa.
A dover prendere una decisione definitiva è Giampaolo Tosel che alla fine propende per la più leggera delle sanzioni: una semplice ammonizione.
“Per avere, al termine della gara, indossato una maschera carnevalesca con l’effige del Presidente del Consiglio dei Ministri, entrando sul terreno di giuoco per festeggiare la vittoria con i compagni di squadra”.
GettyA porre fine alla vicenda sarà poi una telefonata ‘chiarificatrice’ tra lo stesso Materazzi e Silvio Berlusconi. Il difensore dell’Inter parlerà di un colloquio “molto cortese e scherzoso”, mentre il presidente del Milan si limiterà ad accettare la cosa col sorriso.
Quei punti conquistati nel Derby risulteranno poi decisivi nella corsa Scudetto, visto che l’Inter riuscirà a chiudere il campionato al primo posto potendo vantare due sole lunghezze di vantaggio su una Roma protagonista di una straordinaria rimonta. Per il Milan invece quella sconfitta rappresentò l’inizio di una fase calante che lo porterà poi a doversi accontentare di un terzo posto a distanza siderale dalla vetta.
Quella stracittadina del 24 gennaio 2010 doveva insomma rappresentare uno spartiacque e così fu e tutto il contorno non ha fatto altro che dare un sapore ancor più speciale al tutto.
Materazzi vivrà un’altra stagione in nerazzurro e farà dunque in tempo a vincere tutto con l’Inter e a vivere la fine del breve ma intensissimo ciclo Mourinho. Solo diversi anni dopo, a scarpini già appesi al chiodo, svelerà come nacque l’idea dell’esultanza forse più insolita e certamente più discussa della storia del calcio italiano.
“Era una promessa fatta a mio figlio - racconterà al ‘Corriere della Sera’ - ma il gesto non fu provocatorio né politico. Poi mi chiarii con il presidente, ci mettemmo a ridere insieme".




