Il nuovo Thierry Henry. Forse, chissà. Possibilità delineate dalla stampa, dai tifosi, dagli addetti ai lavori. Non solo per la stessa provenienza dell'ex fuoriclasse dell'Arsenal, ovvero la Guadalupa. Non solo per le stesse squadre di inizio carriera, il Club Omnisports des Ulis e il Monaco. Le caratteristiche tecniche, la velocità, ricordano effettivamente spesso quelle di Titì, che durante la sua carriera ha frantumato record e vinto tutto. A differenza di un Anthony Martial che nel corso degli ultimi anni ha alternato ottime prestazioni a periodi estremamente deludenti.
A 26 anni, l'ex 19enne più pagato della storia (60 milioni di euro nel 2015 dal Monaco al Manchester United - con incluso un "bonus Pallone d'Oro" di 10 milioni) è solamente uno dei tanti campioni dei Red Devils, mai riuscito ad andare oltre le 17 realizzazioni in Premier League, chiudendo senza la doppia cifra in tre annate. Insomma, poteva andare molto meglio. Negli ultimi 6 mesi la situazione è arrivata a precipitare fino alla richiesta di cessione presentata alla società e rivelata anche da Ralf Rangnick. Solo 10 le sue presenze finora in stagione.
"Ho parlato molto con lui, mi ha detto che dopo 7 anni qui pensa sia il momento di cambiare aria, di andare da qualche altra parte. Credo che sia comprensibile".
Martial ha dati infinitamente più bassi rispetto ad Henry, che ha avuto la fortuna, ma soprattutto la forza, di giocare in un Arsenal capace di fare la storia della Premier League. Il francese classe 1995, invece, è nel periodo post Ferguson, in cui il Manchester United non riesce proprio a lottare seriamente per il titolo nazionale, cercando di consolarsi con un paio di coppe nazionali e l'Europa League del 2016. Non abbastanza.
Cosa è andato storto dunque con Martial? Secondo quanto evidenziato dall'ex compagno di Nazionale Patrice Evra nel 2020 a Sky Sports, c'entra Zlatan Ibrahimovic.
Dopo aver lasciato il PSG nel 2016, il fuoriclasse svedese optò per la Premier League e il Manchester United per proseguire la sua carriera. Finalmente anche l'Inghilterra e il Regno Unito potevano ammirare Ibrahimovic da vicino. Anche Martial, reduce da una prima annata in doppia cifra, sembrava contento di poter imparare da un giocatore del genere. Almeno fino al momento della scelta del numero.
Martial, infatti, indossava il 9 al momento dell'arrivo di Ibrahimovic, che spinse però per averlo nel suo primo anno di Manchester United. Detto fatto, vista l'importanza del nome per i Red Devils. Peccato che il giovane francese non la prese per nulla bene, come evidenziato da Evra:
"Ricordo che eravamo in nazionale e ha ricevuto una telefonata dal club. Dicevano che doveva dare la sua maglia numero 9. Lui rispose 'no, assolutamente no'. Mourinho lo contattò per dire che Zlatan avrebbe preso il 9, mentre Anthony l'11".
GettyQualcosa che colpì profondamente Martial, deciso a fare di tutto per guadagnarsi il rispetto del Manchester United:
"Non dico che non stia giocando bene a causa di quel numero di maglia, ma è iniziata da lì. Ricordo che all'inizio della stagione sono andato a Carrington e Martial era davvero arrabbiato e molto frustrato perché era infortunato. Io gli dissi 'wow, Anto, è davvero impressionante perché l'ultima volta che ti ho visto non eri così entusiasta, e ora da infortunato vuoi tornare il prima possibile per aiutare la squadra'”.
Per Evra le potenzialità ci sono sempre state tutte, ma la rabbia agonistica un po' meno:
“Martial può distruggere qualsiasi difensore se decide di farlo. Ecco perché è davvero frustrante. Molte persone conoscono il suo talento, basta chiedere a Wayne Rooney. E' uno dei migliori numeri 9. Ma ha bisogno di aggressività per fare goal, di rabbia, è più una questione di personalità".
Tre annate con il numero 11, dunque il ritorno alla 9: dal 2019/2020, infatti, Martial indossa nuovamente la stessa casacca della sua prima stagione al Manchester United. La scorsa estate, però, la sua amata è stata nuovamente in pericolo causa Cristiano Ronaldo.
Come nel caso di Ibrahimovic, l'arrivo di una personalità mediatica forte come CR7 ha portato a diversi dubbi, visto il 7 sulle spalle di Cavani. Praticamente impossibile, ma sembrava che causa regolamento l'uruguagio potesse tenere tale numero portando a grossi problemi in ambito marchio per il lusitano. In quel caso, l'ex Juventus sarebbe tornato alla 9, come già accaduto al Real Madrid.
A quel punto Martial avrebbe dovuto dire addio nuovamente alla sua amata 9, con la quale ha creato un marchio alla pari di Ronaldo e di altri grandi campioni: AM9. Alla fine però, è rimasto tale, come quello di Cristiano Ronaldo. Questioni secondarie, visto che il francese è scivolato sempre più nelle gerarchie. Fino, appunto, alla richista di cessione.
Compiuti i 26 anni a inizio dicembre, Martial valuta il suo futuro: è una terza, se non quarta, scelta al Manchester United, con il quale ha un contratto fino al 2024. Secondo Evra la sua discesa è iniziata con l'arrivo di Ibrahimovic e il cambio di maglia. Forse, ma una cosa certa: Anthony non è riuscito ad essere Titì, ma solamente uno dei tanti attaccanti francesi e giocatori dei Red Devils, ricordato più per "cosa poteva essere" che per ciò che è stato.


