Immaginate di essere un calciatore - uno di quelli mediani, non certo eccelsi: non un campione, insomma - che a un certo punto si vede passare davanti il treno della vita: la convocazione nella propria Nazionale. Ci sale su e si gode pure un discreto viaggio, con l'apice di un goal al Brasile. Solo che di questo calciatore, una ventina d'anni più tardi, non si ricorda praticamente nessuno.
Possibile? Possibile. Prendete Marc Keller: chi era costui? 52 anni oggi, 28 in quel 3 giugno 1997 passato alla storia per uno dei gesti tecnici più stupefacenti che si siano mai visti nell'intera storia del calcio: l'irreale punizione con effetto di Roberto Carlos in Francia-Brasile, match d'esordio di quel Torneo di Francia che, con la partecipazione di Italia e Inghilterra, servì da prestigioso antipasto ai Mondiali che si sarebbero disputati un anno più tardi proprio in terra transalpina.
Roberto Carlos segna l'1-0 contro la Francia con quel sinistro micidiale immediatamente entrato nella leggenda, e questo ce lo ricordiamo tutti. Meno semplice richiamare alla memoria l'autore del pareggio della Francia, colui che a Lione fissa il punteggio sul definitivo 1-1. Proprio lui, Marc Keller. Una sorta di carneade del calcio europeo e mondiale.
Tra i giocatori che il ct Aimé Jacquet decide di portare con sé al Torneo di Francia c'è anche lui, che in quel momento milita nei tedeschi del Karlsruhe. Nella gara d'esordio contro il Brasile entra al 45' e, dopo un quarto d'ora, trova il pari: il futuro milanista Ibou Ba centra, Maurice spara in diagonale, Taffarel si salva come può e Keller, a porta vuota, non può sbagliare. È e rimarrà il suo unico goal con la Francia. Peccato che non se lo ricordi quasi nessuno.
"Ho avuto la fortuna di trovare il pareggio nel secondo tempo, ma rispetto a quello di Roberto Carlos è stato un goal nettamente meno difficile - ha ridacchiato qualche anno fa Keller a 'So Foot' - Quello è il mio unico goal con la Francia, un momento indimenticabile. Però ogni volta che parlo con qualcuno di quella partita, la risposta è sempre la stessa: 'Ah sì, la famosa partita della punizione di Roberto Carlos!'".
Una punizione che Keller ammira dalla panchina, dove rimane seduto per tutto il primo tempo prima di essere inserito da Jacquet durante l'intervallo. Senza spiegarsi come diavolo sia possibile che un essere umano produca una traiettoria del genere dal proprio piede sinistro.
"Quando Roberto Carlos prende quella corsa da lontanissimo, ci diciamo tra noi che non segnerà mai. È una rincorsa veramente lunghissima, niente a che fare con un classico calcio di punizione. Poi fa partire quella bomba. E bum!, la palla finisce in rete".
La carriera di Keller non ha la medesima fortuna di quella di Roberto Carlos. Mulhouse, Strasburgo, Karlsruhe, West Ham, Portsmouth e Blackburn: questo è il suo curriculum. Una vita da centrocampista offensivo trascorsa a battagliare in formazioni di medio-bassa classifica tra Francia, Germania e Inghilterra. Il suo apice è proprio la chiamata da parte della Francia, nel cui giro rimane per un manciata di mesi: esordisce contro il Portogallo nel 1996, chiude contro la Russia nel 1998.
A ricordarselo piuttosto bene è la Roma, che pochi mesi prima di quel Torneo di Francia viene eliminata dalla Coppa UEFA proprio da una sua rete: un sinistro di controbalzo che lascia immobile Cervone e consente al Karlsruhe, vincente per 3-0 all'andata, di limitare i danni all'Olimpico con una sconfitta per 2-1 che significa qualificazione al turno successivo.
WikipediaKeller, semmai, è una sorta di icona a Strasburgo. Il club dove è diventato qualcuno da calciatore, indossandone la maglia dal 1991 al 1996, e di cui è diventato presidente nel 2012 nel momento più delicato della storia recente del club, precipitato nella quinta serie francese. Lui l'ha preso nel CFA, la quarta divisione, e in 5 anni lo ha riportato in Ligue 1. Vincendo la Coupe de la Ligue nel 2019 contro il Guingamp.
Lo hanno soprannominato "l'intello du foot", Keller. L'intellettuale del calcio. Perché oltre al pallone ha sempre pensato a costruirsi una vita parallela "vera", a portare avanti gli studi, a non farsi trovare impreparato il giorno in cui la sua carriera sarebbe finita.
"Io ritengo che il livello educativo dei futuri calciatori dovrebbe aumentare. Perché oggi, nella scelta che i Centres de formation fanno per reclutare i giovani, questo aspetto è predominante. E perché la percentuale di successo nel calcio è piuttosto bassa e dunque, in caso di fallimento, in mano rimane soltanto un diploma scolastico".
Una visione a tutto tondo di un calciatore che ha sempre avuto chiara la propria direzione: prima è diventato dirigente - anche del Monaco - e poi presidente. I più giovani lo conoscono così, come il patron dello Strasburgo che ha chiuso la scorsa Ligue 1 al decimo posto dopo lo stop imposto dalla pandemia. Senza sapere, forse, che 23 anni fa nella storia c'è entrato pure lui. Anche se da una porta secondaria.
