Lo sfortunato Ludo Coeck: dai tanti infortuni alla morte a 30 anni per un incidente d'auto

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Ludo Coeck
Goal
Preso dall'Inter dopo il mancato arrivo di Falcão, Ludo Coeck è perseguitato dagli infortuni. Una volta rientrato in patria, muore in un incidente.

Dopo gli esordi da attaccante, era stato spostato a centrocampo ed era diventato un giocatore dominante: fisico imponente (un metro e 86 centimetri di altezza per 75 chilogrammi), aveva visione di gioco, geometrie da regista, grandi mezzi atletici, che gli consentivano di essere molto efficace anche in fase di marcatura e di recupero palla, e un tiro al fulmicótone col mancino che gli permetteva spesso di impallinare dalla distanza i portieri avversari e gli fece ancor giovanissimo guadagnare il soprannome di 'Boom boom'.

Classico bravo ragazzo, Ludovic Coeck nasce a Berchem, in Belgio, il 25 settembre 1955. I suoi capelli riccioluti e i baffi, entrambi biondissimi, diventeranno una costanza sia nell'Anderlecht, sia nella Nazionale belga di Guy Thys. Ai biancomalva, dopo gli esordi in forza al Berchem, squadra della sua città con cui è calcisticamente cresciuto, approda nel 1972 e presto diventa uno dei punti di forza della squadra. 

Accanto a calciatori del calibro di  Van der Elst, Haan, Rensenbrink, Vercauterern e Van Himst in 11 anni di militanza vince tanto in patria e in Europa. Nel suo palmarès figurano 2 campionati belgi (1973/74 e 1980/81), 3 Coppe del Belgio (1972-1973, 1974-1975, 1975-1976) e i grandi trionfi europei: 2 Coppe delle Coppe nel 1975/76 (4-2 al West Ham) e nel 1977/78 (4-0 all'Austria Vienna), 2 Supercoppe Europee nel 1976 (1-2 e 4-2 al Bayern Monaco) e 1978 (3-1 al Liverpool) e una Coppa UEFA nel 1982/83 (1-0 e 1-1 con il Benfica).

La conferma arriva con i Diavoli Rossi: Coeck è il fulcro del gioco della squadra che guidata da Thys a 26 anni nei Mondiali di Spagna 1982 è capace di vincere il Gruppo 3 davanti all'Argentina di Diego Armando Maradona, battuta 1-0 nella gara inaugurale del torneo giocata al Camp Nou. Proprio in quella gara il centrocampista belga dimostra al Mondo la sua abilità, dando un contributo importante alla squadra nel neutralizzare le giocate del Pibe de Oro.

Il cammino del Belgio si arresta nel successivo Girone a tre con Unione Sovietica e Polonia, che vede proprio la squadra di Boniek accedere alle semifinali. Ma Coeck, dopo il successo in Coppa UEFA del 1983, è ormai pronto ad ambire ad un campionato importante come la Serie A, che ha riaperto le frontiere nel calciomercato, consentendo l'acquisto inizialmente di 2, successivamente di 3 calciatori stranieri per squadra.

Il Milan di Giuseppe Farina è la prima squadra a interessarsi a lui, e vorrebbe prenderlo insieme al suo connazionale Eric Gerets. L'Inter di Ivanoe Fraizzoli nel frattempo sogna il grande colpo, rappresentato dall'arrivo di Paulo Roberto Falcão dalla Roma dopo lo Scudetto vinto nella capitale. Fra i giallorossi e i nerazzurri viene raggiunta un'intesa totale, ma dopo la rivolta dei tifosi giallorossi, che si oppongono al trasferimento del 'Divino', l'intervento di Giulio Andreotti, tifoso romanista doc, fa saltare l'affare. 

L'allora Direttore sportivo dell'Inter, Sandro Mazzola,  è costretto a virare repentinamente sulla seconda scelta, rappresentata appunto da Ludo Coeck. Un giocatore che per rendimento e qualità in quel momento sembrava rappresentare una garanzia. L'Inter strappa il belga ai cugini del Milan per 2 miliardi di vecchie Lire, un importo considerevole per l'epoca.

Quando Coeck sbarca a Milano nell'estate del 1983 è del resto un top player, come si direbbe oggi, ed è pronto a rivaleggiare proprio con Falcão e Michel Platini, i due fuoriclasse di Roma e Juventus. Che non sia uno qualunque all'Inter lo capiscono subito, già dalla sua presentazione.

"Mi piace tutto dell’Italia, il sole, il calore dei tifosi, il mangiare", dichiara, mostrando subito un'italiano più che dignitoso.

"Già alla conferenza stampa di presentazione - ricorda lo stesso Mazzola in un'intervista - lui si era preparato un discorso in italiano. E allora fece scalpore perché non capitava così spesso".

In un'epoca in cui i calciatori laureati erano mosche bianche, e addirittura pochi sono quelli diplomati, Coeck conosce addirittura altre 6 lingue e dimostra subito di distinguersi dalla media dei suoi colleghi per cultura e intelligenza. Non vuole farsi trovare impreparato e con mister Radice parte titolare nel centrocampo nerazzurro, cui dà equilibrio nell'anno della difficile convivenza fra Evaristo Beccalossi e il tedesco Hansi Müller. Ma, come a volte accade nella carriera di un calciatore e in generale di un'atleta, ci sono situazioni incredibili in cui la sorte ha un peso determinante.

Così le ottime premesse resteranno tali. La sfortuna, da lì in avanti, condizionerà infatti pesantemente anche l'avventura italiana del giocatore belga e in generale la sua stessa carriera. A 26 anni Coeck ha tutto: è bello, ha fama, soldi e si è affermato in un mondo come quello del calcio dove non sempre è semplice emergere. Ma già nel precampionato si procura un brutto stiramento contro il Livorno: primo campanello d'allarme.

Ludo non vuole però perdersi l'inizio della stagione e accelera i tempi del recupero. Ritrova così il campo a fine agosto per il girone eliminatorio di Coppa Italia, nel quale l'Inter è incredibilmente eliminata piazzandosi al 3° posto con 5 punti dietro Cesena e Avellino che la precedono e avanzano nella competizione. Coeck gioca 4 gare, facendo il suo soprattutto nelle sfide casalinghe vinte con Empoli e Avellino, con prestazioni meno positive invece in trasferta, dove dopo il k.o. in suo assenza con il Cesena, i milanesi ne rimediano un secondo con la Sambenedettese e pareggiano 1-1 a Parma.

Le gare ravvicinate non agevolano il recupero fisico di Coeck, che palesemente non è al meglio e durante l'ultima gara con il Parma è sostituito al 53' da Pasinato perché si infortuna alla caviglia. I tifosi che lo vedono in azione al Meazza, tuttavia, ne elogiano le qualità e le doti di costruttore di gioco.

"Il suo sorriso era contagioso, la sua risata contagiava tutti anche per il suo vocione  - racconta in una vecchia intervista Beppe Bergomi, suo compagno di squadra in quell’Inter - le prime volte che ha messo piede in campo a San Siro la gente lo chiamava 'La luce' per come giocava e distribuiva i palloni".

Con un Coeck che stringe i denti ma è a mezzo servizio, l'Inter in campionato non decolla. Anzi, parte malissimo. Ludo debutta in Serie A nella sconfitta casalinga contro la Sampdoria alla prima giornata (1-2), e gioca le successive partite contro Lazio, Torino, Ascoli e Napoli, quest'ultima però subentrando a Marini dopo un'ora di gioco.

Nelle prime 5 gare i nerazzurri rimediano 3 sconfitte, un pareggio e un solo successo proprio con i partenopei, e si trovano incredibilmente al penultimo posto in classifica con il Genoa e lo stesso Napoli, con un solo punto di margine sul Pisa, fanalino di coda. In Coppa UEFA il belga è in campo nelle sconfitte contro il Trabzonspor nel primo turno (1-0 in Turchia) e contro il Groningen nel secondo turno (2-0 in Olanda).

Alla 6ª giornata nella trasferta in Friuli contro l'Udinese la sfortuna torna a bussare. La squadra di Radice pareggia 2-2 con i padroni di casa, ma a far notizia è il terzo infortunio rimediato da Coeck, che rimedia una forte botta al costato e lascia il terreno di gioco dopo soltanto un quarto d'ora.

Salta la successiva partita con il Pisa, salvo rientrare in campo nei minuti finali del derby del 6 novembre 1983, vinto dai nerazzurri 2-0. Resterà l'unico giocato in carriera dallo sfortunato belga. Il Ct. del Belgio Thys lo convoca allora per la sfida di qualificazione ad Euro '84, che vede i Diavoli Rossi impegnati contro la Svizzera. Lo sfortunatissimo Coeck in realtà è in condizioni fisiche precarie e si rompe la caviglia. Il quarto infortunio condizionerà l'intera sua stagione in nerazzurro.

Il centrocampista deve infatti operarsi e salta tutto il resto del campionato, tornando per le ultime 2 gare con Verona e Catania, che coincidono con 2 successi per la squadra di Radice, che rialzatasi soprattutto grazie ai goal della coppia Altobelli-Serena, chiude con un dignitoso 4° posto finale, qualificandosi per la Coppa UEFA 1984/85.

Coeck chiude la sua prima e sfortunata stagione italiana con 15 presenze complessive senza goal. Partecipa ad Euro '84 giocando 2 partite con la sua Nazionale. L'Inter, che è passata intanto nelle mani di Ernesto Pellegrini, ci crede ancora. Tuttavia lo manda in prestito all'Ascoli per rivitalizzarne la carriera dopo una stagione tormentata dai tanti problemi fisici.

"Senza infortuni sarebbe stata tutta un'altra storia, - assicura a più riprese Mazzola - perché le qualità che aveva fatto vedere di avere erano qualità eccezionali".

Ludo accetta con serenità la nuova destinazione, si mette a disposizione del tecnico Carlo Mazzone e i tifosi ascolani, al suo arrivo, gli riservano un'accoglienza da fuoriclasse assoluto. Centinaia di persone quel pomeriggio, come riferisce in un servizio per la Rai il corrispondente Tonino Carino, si riversano su Corso Vittorio Emanuele per dare al belga il personale benvenuto in Provincia. Coeck è portato in trionfo dai suoi nuovi supporters fino alla sede della società bianconera.

"Quando Ludo è arrivato ad Ascoli c'era una folla incredibile, mai vista prima. - ricorda Lorenzo Scarafoni, attaccante dell'Ascoli in quella stagione - Tutti volevano toccarlo, volevano un contatto fisico, sembrava uno che fosse venuto per insegnare calcio. E lui aveva anche queste qualità per poterlo fare. Fu accolto come un profeta".

Ma anche l'Ascoli non ha fatto i conti con l'incredibile sfortuna che continua a perseguitare il belga. Ludo accusa infatti forti dolori ad un anca. Ha sempre dolore dopo gli allenamenti e finisce per non vedere mai il campo nella stagione 1984/85. Sottopostosi ad accertamenti, i medici gli riscontreranno una malformazione congenita. 

Il belga prova anche a seguire metodi sperimentali e alternativi per curarsi, che però non si rivelano efficaci. I marchigiani, che si erano cautelati con un'apposita clausola nel suo contratto, la esercitano e rispediscono Ludo all'Inter. Un vero e proprio incubo per il centrocampista, che nel momento maggiormente negativo della sua vita vede anche fallire, con grande sofferenza interiore, il suo matrimonio con la moglie Viviane.

Il suo problema all'anca è risolto chirugicamente in Belgio (6ª delicata operazione subita in carriera), e nell'estate 1985 Ludo è guarito e si sente nuovamente un calciatore. Anche se molti a soli 29 anni lo considerano un giocatore finito, Ludo si sente pronto a una nuova sfida, e da vero combattente qual è chiede all'Inter quali intenzioni abbia. 

Preso atto che con gli arrivi di Brady e Rummenigge le caselle per gli stranieri nel club nerazzurro sono già occupate, e che la sua avventura milanese può considerarsi conclusa, torna in patria e si accasa con un piccolo club, il Molenbeek, con l'obiettivo dichiarato di riconquistare la Nazionale e disputare i Mondiali 1986 in Messico. Purtroppo però, una terribile tragedia se lo porterà via prematuramente appena qualche mese più tardi.

È il 7 ottobre 1985, e Ludo, che ha appena compiuto 30 anni, è invitato ad un programma televisivo in Belgio, 'Extratime', per raccontare la sua vicenda. Qui parla del suo calvario e della voglia di ricominciare. Finita la trasmissione, si mette al volante della sua BMW per rientrare a casa. Ma sull'autostrada Bruxelles-Anversa, si accerterà a causa dell'asfalto reso viscido dalla pioggia, resta coinvolto in un bruttissimo incidente stradale con un camion e un'altra auto, con l'auto del calciatore che dopo aver urtato il mezzo pesante termina la sua folle corsa contro un guard-rail.

Le sue condizioni appaiono da subito disperate: Coeck è ricoverato d'urgenza nella clinica dell'Università di Anversa, a Edegem, in Belgio con un forte trauma cranico, una grave emorragia cerebrale, fratture multiple e il fegato spappolato. Qui è sottoposto a un difficile intervento chirurgico nell'estremo tentativo di salvargli la vita.

Ma non c'è niente da fare. Dopo due giorni di agonia, il 9 settembre 1985, Ludo Coeck è dichiarato dai medici "clinicamente morto". Il campione dal cuore d'oro e dal grande sorriso non c'è più, spazzato via per sempre da un tragico destino. La sua morte suscita sgomento e dolore fra i suoi storici compagni dell'Anderlecht e della Nazionale belga, ma anche in Italia, dove i compagni di squadra ne avevano colto le qualità umane e culturali.

"È veramente assurdo che non sia più tra noi un giovane così pieno di vitalità ed entusiasmo", commenta il presidente dell'Inter, Ernesto Pellegrini.

Difficile dargli dorto. La sorte, che si era accanita contro di lui, aveva riservato ad uno dei più forti centrocampisti europei dell'epoca la morte più dolorosa e terribile. 

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