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Leandro Amaral FiorentinaGetty

Leandro, la meteora che per un mese fece dimenticare Batistuta a Firenze

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Arrivare dal Brasile ad appena 23 anni per indossare una maglia pesante come la numero 9 di un club importante è una cosa già complicata di suo, se poi quella stessa maglia numero 9 nelle precedenti nove stagioni è stata indossata da un certo Gabriel Omar Batistuta, la situazione si fa terribilmente più difficile.

Chiedere per conferma a Leandro Camara do Amaral, o più semplicemente Leandro, un giocatore la cui esperienza in Serie A è scivolata via come quelle delle più classiche meteore, ma che dalla Fiorentina era stato scelto non solo per sostituire uno dei suoi più grandi giocatori di ogni tempo, ma colui che in quel momento era uno degli attaccanti più forti del pianeta.

Siamo nell’estate del 2000 e mentre un millennio si è da poco aperto, a Firenze un’era si è da poco chiusa. Batistuta, dopo anni da straordinario trascinatore della compagine viola, conditi da tantissimi goal ma pochi successi, decide di lasciare la città che l’ha adottato e che ancora oggi lo ama follemente, per provare a vincere con l’ambiziosa Roma di Fabio Capello (cosa che poi gli riuscirà).

La Fiorentina punta allora su un bomber emergente che individua subito in Nuno Gomes, ma un Europeo vissuto da grande protagonista con il suo Portogallo e le richieste del Benfica, complicano non di poco la trattativa e così i gigliati, in attesa di capire se effettivamente si presenterà la possibilità di chiudere, si fiondano su un giovane di belle speranze che approda in riva all’Arno a fronte di un esborso comunque importante: 18 miliardi di lire.

Il curriculum non è eccezionale, ma chi l’ha visto giocare non ha dubbi nel definirlo un gioiello pronto ad esplodere. Nella Portuguesa ha segnato 29 goal in sole 73 partite, ha militano nell’U20 brasiliana e sembra in procinto di esordire con la Nazionale maggiore (cosa che poi gli riuscirà nel 2001), piace al Porto (società alla quale verrà soffiato con un autentico blitz) un club che di solito in Brasile pesca benissimo e si è meritato i paragoni con un fuoriclasse che nella sua breve esperienza fiorentina ha fatto intravedere cose superbe: Edmundo (“Ma con un’altra testa…” come ebbe modo di dire il giorno del suo arrivo in Italia).

Leandro sembra dunque avere le carte in regola per fare bene, gli sono bastate poche sedute di allenamento per convincere il suo nuovo allenatore, Fatih Terim, e soprattutto il suo inizio in maglia viola è da predestinato.

Leandro Amaral Fiorentina

Prima arriva l’esordio con rete in Coppa UEFA contro il Tirol poi, dopo una prima giornata di campionato vissuta da spettatore privilegiato in panchina (Terim gli preferì Nuno Gomes e Mijatovic), l’incredibile exploit. Leandro entra al 74’ della sfida con la Reggina ed è goal, poi 77’ contro il Brescia con un altro goal, poi 90’ contro il Bari con un assist all’attivo, prima della doppietta con il Perugia e di un’altra rete contro il Bologna. I numeri non mentono: 5 goal in cinque presenze in campionato, condite da un assist e prestazioni super.

Firenze, che soffre ancora per l’addio di Batistuta è convinta di essersi presa la sua rivincita. Il bomber andato nella Capitale dopo caterve di reti è solo un ricordo, adesso al Franchi c’è un nuovo idolo che in poche settimane non solo ha dimostrato di poter raccogliere un’eredità pesante, ma che ha ‘cancellato’ con i fatti il vecchio padrone della numero 9.

Leandro si guadagna l’affetto e la fiducia di tutti, oltre che le prime pagine dei giornali ma, quando quella strada che sembrava essere terribilmente in salita, sembra essersi fatta clamorosamente in discesa, le cose si complicano incredibilmente.

Quello contro il Bologna resterà l’ultimo goal del giovane brasiliano in Serie A. Qualche problema fisico non meglio identificato (di lui si diceva comunque che avesse le ginocchia fragili) e soprattutto le scelte di Terim (fondamentalmente doveva essere Nuno Gomes il vero erede di Batisuta) lo relegano al ruolo di semplice comprimario. Le cose non cambiano nemmeno a febbraio quando il tecnico turco, per dissidi con la società, decide di farsi da parte. La Fiorentina affida la sua panchina ad un giovanissimo Roberto Mancini il quale fin dalle primissime battute fa capire di non avere intenzione puntare sull’ex Portuguesa.

L’avventura italiana di Leandro si chiude malinconicamente proprio al termine di un’unica stagione, comunque culminata con la vittoria della Coppa Italia. La sua carriera proseguirà fino al 2010, si svilupperà senza acuti particolari in Brasile con le maglie prestigiose di Gremio, San Paolo, Palmeiras, Vasco da Gama, Fluminense e Flamengo (per citare solo alcune delle sue tappe) e sarà contraddistinta da un’altra brevissima ed infruttuosa parentesi in Europa con la maglia dell’Istres.

Leandro resterà per sempre nell’immaginario dei tifosi viola come quell’attaccante che per un mese (e che mese…) riuscì a far dimenticare un certo Batistuta. Le doti c’erano, ma qualcosa si inceppò sul più bello. L’’Edmundo con un’altra testa’ a Firenze non ha lasciato tracce e ancora oggi sono in molti a chiedersi cosa portò quel gioiello brasiliano a perdersi quando ormai tutto lasciava pensare che fosse pronto a spiccare il volo.

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