Sono ormai pochi i tifosi che ricordano in maniera nitida la vittoria del primo dei tre Scudetti della storia della Roma.
Un tricolore arrivato nel corso del campionato 1941-1942, in un periodo storico complicatissimo non solo per il calcio italiano.
L'Italia, per seguire le tendenze folli di chi ne deteneva le redini, aveva deciso di entrare in guerra al fianco della Germania nazista e il Giappone imperialista e si apprestava di lì a poco a conoscere gli orrori che ogni conflitto - in ogni luogo e in ogni epoca - porta con sé.
Ma nella volontà tipica delle dittature di far sembrare che tutto sia normale anche in momenti di crisi, il campionato si svolge in maniera regolare.
Alle convocazioni consuete prima delle partite, però, si affiancano quelle alle armi che coinvolgono i calciatori di tutte le rose che compongono il campionato di quell'anno.
Una situazione che contribuisce a continui sconvolgimenti di classifica e ribaltamenti di fronte per quanto riguarda la leadership del campionato.
Di queste circostanze approfitta la Roma dell'ungherese Alfréd Schaffer, abile partita dopo partita a mettere sempre più terreno tra di sé e squadre ben più accreditate e vincenti come il grande Bologna, il Torino e l'Inter, a quel tempo ancora conosciuta con l'appellativo di Ambrosiana.
Il 14 giugno del 1942, il campionato della Roma si conclude con la vittoria per 2-0 sul Modena e la matematica certezza di aver conquistato il primo campionato nella storia del club giallorosso.
Tra i protagonisti di quella cavalcata c'è un ragazzo nato a Giacovizza il 1 gennaio 1918 ma cresciuto calcisticamente a Tirana e arrivato a Roma nel 1939 dopo l'invasione italiana dell'Albania. Un evento tragico, ma che ebbe come risvolto positivo la possibilità per gli atleti albanesi di avere accesso alle federazioni del Coni.
Il suo nome è Naim Kriezu, che nella vita sogna di laurearsi per diventare professore di educazione fisica.
Notato e segnalato a Vincenzo Biancone, ex arbitro diventato poi direttore sportivo della Roma, proprio da un insegnante laureato all'ISEF di istanza a Tirana, Kriezu viene dapprima invitato a Roma per un provino a Campo Testaccio, per poi essere messo sotto contratto.
E' l'inizio di una storia che dura ben sette anni e vede il giovane Naim diventare un uomo ed entrare per sempre nella storia del club di Trigoria.
Ala destra fisicamente imponente e dal piede educato, Kriezu faceva della velocità la sua qualità predominante.
In un'epoca in cui la preparazione fisica e i materiali tecnici a disposizione erano totalmente rudimentali, l'esterno albanese era in grado di correre i cento metri piani in undici secondi netti.
Un tempo quasi da Olimpiadi, ma soprattutto notevole per i tempi in cui il movimento in campo era un concetto ancora sconosciuto agli allenatori e ai preparatori.
Una caratteristica che Kriezu ha sempre rivendicato con orgoglio nelle interviste successive al suo ritiro dal calcio giocato.
In 23 presenze nell'anno dello Scudetto, Kriezu realizza sei goal contribuendo a far vincere alla squadra di Schaffer partite crocevia per il percorso verso il tricolore.
Tra questi spiccano quelli a Juventus, Inter e Milan, tutte passate inesorabilmente sotto la scure dell'ala destra di origine albanese.
In particolare la doppietta rifilata all'Ambrosiana assume un valore molto simbolico, in quanto permette alla Roma di tornare a vincere a Milano dopo sette anni dall'ultima impresa.
Dopo otto stagioni in giallorosso, Naim viene ceduto al Napoli per ben 18 milioni di lire. Una cifra sostanziosa per i canoni del tempo, balsamica per le casse della Roma gravate da oneri di difficile mantenimento.
A convincere i partenopei a comprarlo è proprio lo stesso calciatore, che nel corso della stagione precedente aveva steso il Napoli con una tripletta.
Prima del ritiro, l'albanese fa in tempo a riportare in massima serie gli azzurri grazie alla vittoria del campionato 1949-1950.
Malgrado sei stagioni a Napoli e un buon rendimento complessivo, il cuore di Kriezu è rimasto indissolubilmente legato alla Roma.
Non è un caso che una volta abbandonata l'attività agonistica, l'ex esterno si trasferisca in pianta stabile nella Capitale.
Kriezu tenta la carriera di allenatore, un terreno dove raccoglie frutti decisamente meno rigogliosi di quelli ottenuti durante la sua esperienza da calciatore.
Si ricongiunge al suo grande amore nel 1962, quando accetta l'offerta della Roma per diventare allenatore in seconda a fianco di Luis Carniglia prima e di Alfredo Foni poi, togliendosi anche la soddisfazione di guidare la prima squadra per una partita.
Nell'unica gara da allenatore di Kriezu, la Roma si impone per 3-0 travolgendo il Torino con reti di De Sisti, Orlando e Malatrasi.
La dirigenza però preferisce affidarsi ad un allenatore con più esperienza dell'albanese e affida l'incarico di allenatore allo spagnolo Luis Mirò.
Dopo la fine della seconda avventura romana della sua carriera, Kriezu scende sensibilmente di categoria. Inizia l'esperienza alla guida dell'Almas, squadra romana del quadrante Appio Lavinio militante tra Serie C2, Eccellenza e Promozione, con la quale vince la Coppa Italia dilettanti del 1969.
In contemporanea, l'ex esterno albanese decide di investire una parte dei soldi (pochi rispetto alle cifre attuali) guadagnati nel periodo di attività in una tintoria nel centro di Roma.
Gli anni passano e i ricordi si fanno via via più diradati. Nuove generazioni di romanisti crescono con nuovi miti che vanno a soppiantare quelli che hanno reso celebre la propria squadra.
Uno di questi miti, destinati a diventare uno dei calciatori e capitani più amati della tifoseria giallorossa negli Anni Novanta, viene scoperto proprio da Kriezu: si tratta di Giuseppe Giannini.
Un ultimo caloroso abbraccio dalla sua gente se lo prende il 22 luglio del 2007. All'Olimpico vanno in scena i festeggiamenti per gli ottant'anni del club. Una festa fortemente voluta dal presidente Sensi e dalla sua famiglia.
Per l'occasione vengono radunate tante vecchie glorie giallorosse e tra queste non può mancare uno degli artefici di quel primo storico Scudetto, intorno al quale verranno costruite leggende e storie che di reale hanno ben poco, come il presunto coinvolgimento di Mussolini nell'indirizzare l'andamento di quel campionato.
Krieziu è morto a Roma il 20 marzo 2010. La “Freccia di Tirana” se n’è andata nella città che l’aveva adottato. E che lui amò fino alla fine dei suoi giorni. Chissà se avrebbe mai immaginato che un giorno, proprio a Tirana, la sua Roma avrebbe vinto il suo primo trofeo internazionale.


