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Jurgen Klopp Liverpool Champions League 2018-19Getty

Klopp a Goal: "Al mio arrivo il Liverpool non piaceva a nessuno"

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"Ah, bello, non ci sono telecamere".Jurgen Klopp è disteso e rilassato mentre si appresta a parlare con Goal. Dalla gestione dello spogliatoio al cammino del Liverpool verso la gloria, ecco la seconda parte della lunga intervista che il manager tedesco ci ha concesso (qui la prima parte).

Ami la gente?

“Sì, al 100%. La vita è fatta di rapporti. Non solo con i giocatori, ma con le persone in generale. E se incontri molto spesso delle persone, perché non migliorare il rapporto con loro? Con i giocatori è lo stesso, ma per me è parte del gioco. Inizia tutto dalla frase che ho utilizzato la prima volta che sono arrivato. Sono amico dei miei giocatori, ma non il migliore amico. Dovevo renderlo concreto perché quando sono diventato allenatore non avevo idea che sarebbe stato il mio modo di lavorare. Non essere il migliore amico è importante per via delle decisioni difficili che bisogna prendere nel corso degli anni. E i ragazzi, per quanto vogliano, non sempre le capiscono, almeno non direttamente.

Quindi sì, in termini di rapporti ci sono sempre alti e bassi, come è normale che sia. Ma in generale è una questione di rispetto. Loro mi devono rispettare come essere umano e come boss, e io devo rispettare loro. Nella vita si perde la tempra troppo velocemente con le persone perché loro non vogliono ciò che tu vuoi. Non è buono. E sinceramente, non mi capita molto spesso. In ogni rapporto, amicizia, colleghi di lavoro, qualunque cosa, la prova è sempre ‘come è quando non va tutto bene?’. Quelli sono i momenti in cui ci si avvicina tutti. Abbiamo perso una finale, tre finali, e i ragazzi erano ancora in grado di guardarsi tutti negli occhi”.

E' più difficile mantenere relazioni salde quando devi prendere decisioni delicate?

“Sì, sicuramente. Ho rapporti con tutti i giocatori, ma dipende come si guardano. Le decisioni possono essere sempre difficili o sempre facili. Non posso commettere un errore, soprattutto quando tutti sono sani, perché la squadra ha qualità. La decisione sarà sempre giusta e gli altri dovranno rispettarla e accettarla. Dal punto di vista dei giocatori, l’aspettativa è differente. Vogliono giocare tutti spesso, ovviamente, ma anche loro sanno che abbiamo 11 posti nella formazione iniziale e ne servono più di 20 nel corso della stagione. E se un giocatore è molto in forma, avrà ottime possibilità di giocare tante partite.

Anche se ci sono difficoltà qua e là, ci sarà sempre la possibilità di giocare le partite. Non parliamo di amicizia, ma ai ragazzi piace stare uno a fianco all’altro, e anche a me piace qualche volta stare con loro. Quando abbiamo vinto la Champions League non abbiamo festeggiato tutti insieme nello spogliatoio. Non è ciò che volevo fare, ero troppo stanco. Ho visto più tardi le foto dove tutti stavano saltellando, ma io li ho sentiti a qualche metro di distanza nello spogliatoio degli allenatori. Avevo dato tutto, ero seduto lì ed ero felicissimo per i ragazzi. Non voglio fare le stesse cose di quando ero giovane, stare lì in mezzo a loro. Credo di avere un buon senso dei problemi nella vita, e nel passato ho avuto alcuni di questi problemi. Questo è il lavoro, e in più devo continuare a insegnare loro calcio. Ma sì, mi piace quello che faccio!”.

Jurgen Klopp Liverpool 2019-20Getty ImagesQuando sei arrivato, il Liverpool non era quello di oggi...

"Ci vuole tempo, occorre avere pazienza. Solo due acquisti sono stati delle certezze: Alisson e Van Dijk. Gli altri dovevano crescere ed erano da valutare in Premier. Wijnaldum e Robertson sono retrocessi e sono venuti qui: per noi erano all'altezza, ma per la gente no. I tifosi si guardavano attorno, vedevano giocatori di livello mondiale e pensavano che la strada giusta fosse quella. Quando sono arrivato ho detto che a nessuno piaceva la squadra, nemmeno alla squadra stessa! Ma ora è tutto diverso".

Si può allenare la mentalità?

"Sicuramente. Se un calciatore non ha talento, non posso renderlo un grande giocatore. Ma in termini di mentalità, penso che tutti possediamo talento. Così come questi ragazzi".

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