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Juventus-Inter, tango all'Allianz Stadium: Di Maria e Lautaro, due inizi agli antipodi

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Il tango è il ballo argentino per antonomasia, i cui tempi sono da sempre una metafora della vita: i lenti per i periodi più bui, i veloci per quelli migliori. Torino non è propriamente una città di tangueri, anche se domenica sera un piccolo pezzo di Argentina combatterà per la gloria nel palcoscenico della città piemontese.

E qui rieccoli, i tempi del tango, a scandire i ritmi della stagione di due dei protagonisti più attesi: Angel Di Maria e Lautaro Martinez, avversari per una notte in attesa di lottare fianco a fianco in Qatar, per riportare l'Argentina sul tetto del mondo a 36 anni di distanza dall'ultima volta.

Due rendimenti agli antipodi, alfa e omega in grado di direzionare gli umori di tifosi e addetti ai lavori: se per l'ex PSG l'approdo in Italia non può essere di certo considerato indimenticabile, per il 'Toro' questo primo scorcio di stagione ha evidenziato - qualora ce ne fosse ancora bisogno - la sua importanza all'interno del gruppo interista.

In assenza di Lukaku, è toccato a lui sistemarsi sulle spalle le redini dell'attacco di Simone Inzaghi, raggiungendo lo zenit tecnico ed emozionale nel match di Firenze contro la Fiorentina: una prestazione totale, con tanto di doppietta, assist e rigore procurato.

Un ruggito dall'eco importante, che probabilmente avrà raggiunto la 'gabbia' di Di Maria a Torino: prigioniero degli infortuni, 'El Fideo' ha fin qui mostrato soltanto alcuni sprazzi di classe, che ad altre latitudini sprizzava da tutti i pori. La lesione di basso grado del muscolo adduttore lungo della coscia sinistra rimediata all'esordio contro il Sassuolo era un indizio delle difficoltà che avrebbe trovato sul proprio cammino, reso ancor più accidentato da un'altra lesione, stavolta al bicipite femorale della coscia destra, occorsa ad Haifa durante il match di Champions League. Uno stop che dovrebbe precludergli la titolarità domenica sera, ma non impedirgli di scendere in campo, magari nella ripresa.

Quando non sono stati i problemi fisici a frenarlo, a tradire l'argentino è stato... proprio lui stesso: la reazione su Izzo, con cartellino rosso annesso in quel di Monza, ci ha offerto un'immagine sbiadita del fuoriclasse che tutti abbiamo imparato a conoscere, il lato oscuro del campione che si sente portatore di un fardello più grande del solito.

Niente di tutto ciò ha toccato Lautaro, limitato piuttosto da un digiuno realizzativo durato quasi un mese e mezzo, interrotto allo 'Spotify Camp Nou' che ha aperto definitivamente il 'tappo', sprigionando una rabbia agonistica che da sempre è una sua caratteristica. Ciò che probabilmente manca a Di Maria, abituato al 'fioretto' più che alla 'spada': quest'ultimo lo strumento che, più di ogni altro, servirà per uscire indenni da un Derby d'Italia che sa di crocevia.

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