Pietro Terracciano e l'intera difesa viola se lo sogneranno di notte, sotto forma di incubo chiaramente: sul pirotecnico 4-3 dell'Inter sul campo della Fiorentina c'è la firma indelebile di Lautaro Martinez, migliore per i distacco tra i giocatori che hanno calcato il terreno di gioco del 'Franchi'.
A poco meno di un mese dai Mondiali a cui prenderà parte con la sua Argentina, il 'Toro' ha deliziato in lungo e in largo, strappando applausi non solo ai tifosi nerazzurri: il primo 'cioccolatino' è l'assist per il vantaggio siglato da Nicolò Barella, un pallone perfetto controllato altrettanto egregiamente dal centrocampista prima di essere depositato in rete.
Il momentaneo raddoppio interista, invece, è tutto dell'ex Racing Club: bravo Correa a portargli via un uomo con un movimento a tagliare la trequarti, il resto lo fa Lautaro con dribbling al connazionale Martinez Quarta e mancino incorporato sul palo più vicino. Chapeau.
La serata di grazia è proseguita con il lampo che ha squarciato l'inerzia del match, improvvisamente virata in favore dei viola dopo il 2-2 di Ikoné: scatto sul passaggio di Dzeko e pallone spostato prima dell'intervento di Terracciano che gli frana addosso. Dagli undici metri, Lautaro è glaciale: stavolta con un destro potente e angolato. In un termine: imparabile. A tal proposito: la punta dell'Inter è l'unico giocatore ad aver segnato almeno tre goal di destro e altrettanti col sinistro in questa Serie A.
I goal in campionato con l'Inter sono diventati 64, due in più di un certo Diego Milito: proprio 'El Principe' era stato l'ultimo attaccante nerazzurro capace di servire un assist e realizzare una rete nei primi 15 minuti di un match di Serie A (Inter-Cesena 3-2 del 19 gennaio 2011).
Con questa salgono a tre le gare consecutive - Champions compresa - con Lautaro a segno, dopo un lungo digiuno iniziato a fine agosto e interrotto soltanto dal gioiello dello 'Spotify Camp Nou' del 12 ottobre. Che qualcosa, all'interno della squadra, sia cambiato lo si capisce dalle dichiarazioni rese dall'argentino a 'Sky Sport' nel dopogara di Firenze.
"Nella riunione tutti abbiamo espresso il nostro pensiero e ci siamo detti le cose in faccia. Bisognava ripartire, abbiamo perso troppi punti e c'è la necessità di recuperare".
Parole da leader carismatico oltre che tecnico, segno tangibile di una maturazione giunta al livello più alto dal 2018, anno dello sbarco all'interno del pianeta Inter: che, assieme all'Argentina, può applaudire il suo attaccante 'totale'. Con gli occhi della tigre, anzi, di un toro indiavolato. In attesa di Romelu Lukaku.
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