In quel di Haifa si è toccato uno dei punti più bassi della storia recente, ma non solo, della Juventus. La sconfitta per 2-0 maturata sul campo del Maccabi rappresenta una macchia dai tratti indelebili sulla stagione di una squadra che si è letteralmente smarrita.
Ottava in Serie A, a meno dieci dalla testa della classifica, a meno sette dal quarto posto e con un piede e mezzo fuori dalla Champions League. Parlare di fallimento sportivo, dati alla mano, ha sfumature quasi eufemistiche.
La formazione di Massimiliano Allegri è una creatura in totale involuzione. Un collettivo ormai privo di certezze e che in Israele ha compromesso in maniera quasi irreversibile il primo obiettivo stagionale, ovvero la qualificazione agli ottavi di finale.
Troppo brutta per essere vera la Juventus vista al 'Sammy Offer' e la gara decisa dalla doppietta di Atzili non ha fatto altro che fotografare un quadro generale semplicemente inquietante: per la prima volta nella loro storia, i bianconeri hanno perso tre delle prime quattro partite in una fase a gironi di Champions League.
Estendendo il conteggio a tutte le competizioni, quella contro il Maccabi è la quarta sconfitta consecutiva maturata in trasferta: nell'ordine Parigi, Monza, Milano e Haifa, tappe che oltre a lasciare in eredità ben quattro ko sul groppone, ha messo a nudo tutte le fragilità strutturali dei piemontesi.
L'ennesimo passaggio a vuoto fuori da Torino, inoltre, conferma un trend stagionale assolutamente da brividi: Madama, infatti, non ha mai vinto in questa stagione lontano dall'Allianz Stadium: due sconfitte su due gare in Coppa dei Campioni, due ko e tre pareggi in campionato.
Oltre al bottino pieno, diventato ormai vera e propria chimera quando Vlahovic e compagni scendono in campo senza il favore del pubblico, anche la confidenza con il goal è ormai un tabù acclarato: per scovare l'ultima rete in trasferta della Vecchia Signora tocca riavvolgere il nastro fino allo scorso 6 settembre contro il PSG. Nella fattispecie fu il colpo di testa di McKennie a griffare il goal della bandiera al 'Parco dei Principi'. Un digiuno che dalle parti della Continassa non si registrava addirittura dal lontanissimo 2005.
GettyE se da un lato, la produzione offensiva rappresenta uno dei tanti aspetti negativi della Juve versione 2022/23, dall'altro l'allarme relativo alle reti incassate suona incessantemente da inizio anno: con i sette goal subìti in queste prime quattro uscite continentali, il collettivo zebrato ha eguagliato il proprio peggior passivo risalente alle stagioni 2002/03 - poi chiusa con la finale di Manchester persa contro il Milan - e 2013/14, ultima volta in cui la Juve non ha superato lo scoglio della fase a gironi.
E se nella questione si contempla anche il capitolo Serie A, i numeri non migliorano di certo: negli ultimi cinque match giocati lontano dall'ormai ex fortino amico, la Juve ha sempre preso almeno un goal. Basti pensare che l'ultimo clean sheet in trasferta è datato 22 agosto, giorno dello 0-0 in casa della Sampdoria.
La storia della Juventus e soprattutto i suoi cicli vincenti si sono sempre fondati sui capisaldi della solidità difensiva e della capacità di ridurre sempre al minimo i rischi e i pericoli nel corso dei novanta minuti. Autentici valori aggiunti nei recenti trascorsi bianconeri, sfociati nell'amara attualità di un reparto ormai ai minimi storici e che imbarca continuamente acqua: non a caso per la prima volta dal dicembre del 2013, la porta bianconera è stata violata per sei partite di fila in Europa.
GettyUn bollettino disastroso, nonché amara realtà con cui fare i conti proprio nel giorno della panchina europea numero 100 di Allegri, confermato al timone piemontese nel post partita dalle parole del presidente Andrea Agnelli, il quale ha scongiurato lo scenario di una separazione anticipata dall'allenatore livornese.
"Esonero? No, no. Siamo completamente fuori linea. Qui non ci sono responsabilità individuali, non può essere colpa dell'allenatore se non vinciamo un tackle. Fatico a pensare a un cambio in corsa".
Una ricorrenza dai contorni drammatici, sportivamente parlando, per il tecnico livornese e i suoi ragazzi capitolati sotto i colpi di una squadra che due goal lì aveva già realizzati, sì, ma nelle ultime nove partite. Istantanea fedele di un momento nerissimo, ulteriormente incupito dall'ennesimo stop di Angel Di Maria, l'uomo chiamato a prendere per mano la Juve e invece fermatosi, ancora una volta, per noie muscolari.
E' mancato il 'Fideo', dunque, continuano a mancare gente del calbro di Paul Pogba e Federico Chiesa. Defezioni pesanti, certamente, ma che non possono rappresentare alibi eterne dietro le quali nascondersi. Tocca invece guardare in faccia ad alla più dura delle realtà che, tuttavia, ha tutte le fattezze di un incubo apparentemente senza fine.


