Jorge Paulo Cadete: bomber con Sporting e Celtic, bidone al Brescia, oggi impresario immobiliare

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Attaccante con uno spiccato fiuto del goal e buoni mezzi fisici, Jorge Paulo Cadete difettava sul piano tecnico e tattico. Capelli biondi e ricci che gli scendevano lungo le spalle, aveva nel colpo di testa e negli spunti personali in velocità i suoi colpi migliori.

Nella sua storia calcistica, ha conosciuto momenti d'oro con lo Sporting in Portogallo e con il Celtic in Scozia, club dei quali è considerato una leggenda, e con la maglia della Nazionale portoghese, alternati a grandi flop, come quello in Italia con il Brescia, in patria con il Benfica e in Inghilterra con il Bradford City.

Nato il 27 agosto 1968 a Pemba, in Mozambico, ai tempi ancora colonia portoghese, a 7 anni deve fuggire con la famiglia a Lisbona dopo che, in seguito alla dichiarazione di indipendenza del 25 giugno 1975 e alla nazionalizzazione dei beni, i Cadete avevano perso la florida azienda di trasporti e i negozi di abbigliamento nel Paese africano.

"Da ricchi diventammo poveri. - dirà Jorge al 'Corriere della Sera' nel 2014 - Ricominciammo da zero. Ce l’abbiamo fatta".

In Portogallo, suo Paese adottivo, il piccolo Cadete mette in mostra fin da bambino qualità importanti da attaccante. La sua prima squadra a livello giovanile è l'Associação Academica di Santarém, club nel quale impressiona a 15 anni nella stagione 1983/84, in cui totalizza la bellezza di 43 goal in sole 18 partite. Sembra il preludio di una carriera da star assoluta a livello professionistico. Due big del Portogallo, Sporting e Benfica, ingaggiano un duello serrato per assicurarsi le sue prestazioni.

Alla fine la spunta il club biancoverde, che lo accoglie nel suo Settore giovanile, dove cresce confermandosi come uno dei migliori prospetti. Nel 1987/88, all'età di 19 anni, debutta fra i professionisti giocando 6 partite nella Serie A lusitana, e vincendo da comprimario la Supercoppa del Portogallo, prima di essere mandato in prestito, per fare esperienza, al Vitoria Setubal. Qui dimostra che può segnare molti goal anche con i grandi: 8 reti in 29 gare il suo bottino personale a fine stagione, che gli vale il ritorno immediato alla casa madre.

Un metro e 77 centimetri per 65 chilogrammi di peso forma, a partire dalla stagione 1989/90 Cadete gioca nella prima linea dei biancoverdi, affermandosi come bomber indiscusso nel calcio portoghese. In 6 anni diventa uno dei simboli dello Sporting, realizzando 63 goal in 155 presenze nel solo campionato lusitano, 70 in totale considerando tutte le competizioni. Le sue performance migliori le ha nel 1991/92 con 25 reti in 34 gare, e nel 1992/93, con 18 centri in 34 presenze, calando poi a 10 goal l'anno seguente.

Nonostante i tanti goal, la squadra non vince ulteriori trofei, con Porto e Benfica a farla da padroni. Durante la sua esperienza in neroverde guadagna anche la chiamata della Nazionale portoghese, con cui debutta il 29 agosto del 1990 nell'amichevole pareggiata 1-1 in casa contro la Germania Ovest campione del Mondo in carica. Nelle prime 22 presenze segna anche 4 goal, fra cui una doppietta rifilata alla Scozia nelle Qualificazioni ai Mondiali di USA '94.

Ma nel 1994 qualcosa cambia, il suo rendimento cala e in breve tempo Cadete perde la maglia della Nazionale e la fiducia dello Sporting. Dopo sole 2 presenze, l'attaccante passa nel calciomercato autunnale al Brescia di Gino Corioni, neopromosso in Serie A. La formula è quella del prestito oneroso (160 milioni di Lire) con diritto di riscatto.

"Corioni - rivelerà a 'Tuttomercatoweb' nel 2020 - mi aveva già cercato l'anno prima".

Per l'attaccante nato in Mozambico, che si presenta tagliandosi i capelli corti, è la grande occasione per consacrarsi. Invece quella con la maglia delle Rondinelle verrà ricordata come un'esperienza fallimentare. Debutta in Serie A da titolare con la squadra guidata da Mircea Lucescu il 6 novembre 1994 nella sconfitta per 2-0 contro il Padova. In tutto totalizza appena 13 presenze, segnando un'unica rete, di testa, nella sconfitta per 2-3 con il Cagliari nel giorno dell'Epifania del 1995. 

Il giorno dopo 'La Gazzetta dello Sport', nelle pagelle, pur assegnandogli un 7 in quell'occasione, scrive:

"Il suo primo goal in Italia fa nevicare".

Per il resto prestazioni deludenti, soffre le marcature strette dei difensori italiani e talvolta in campo appare quasi un ectoplasma e tocca pochissimi palloni. Non lo aiuta nemmeno il rendimento generale della squadra, molto deludente. Alla fine quel Brescia chiuderà all'ultimo posto con soli 12 punti e una striscia negativa umiliante di 15 sconfitte consecutive. 

"Cadete in B", recita la scritta sarcastica di uno striscione esposto dai tifosi del Parma nel confronto con i lombardi.

Per l'attaccante portoghese fioccano i 4 in pagella, come contro il Foggia e contro la Cremonese.

"Spettrale. Non vede palla e quando la tocca la perde", scrive nel suo giudizio nel primo caso il quotidiano 'La Repubblica'. "Spaventoso", è quello laconico dopo il derby lombardo. Impossibile per Jorge, di fronte a simili prestazioni, togliersi di dosso l'etichetta di 'bidone'.

Jorge Cadete

"Non giocai molto - ricorda a 'Tuttomercatoweb' in un'intervista del 2020 - e arrivai peraltro in una fase difficile della squadra, la classifica era brutta. Credo che adesso non sia difficile andare in Italia e trovare un po' di spazio, alla mia epoca invece, soprattutto per gli attaccanti, era più complicato. In Italia c'erano grandi difese e la marcatura a uomo".

"E poi in poco tempo non era semplice ambientarsi, - aggiunge - conoscere una nuova cultura, la lingua. Segnai un goal al Padova che mi fu annullato, e poi trovai la rete contro il Cagliari, ma perdemmo quella partita. Se avessimo vinto, forse ci saremmo salvati. Ricordo anche che in quella partita i tifosi del Brescia, delusi dalla squadra, rimasero in silenzio. In ogni caso ho imparato anche da quella stagione, arrivai senza sapere una parola d'italiano e in seguito ho appreso molto della lingua".

"I tifosi volevano il massimo e una squadra che facesse risultato. Li comprendo perfettamente ma per un giocatore di un altro Paese è ancora più difficile ambientarsi quando le cose non vanno bene".

A fine anno Corioni, che tanto lo aveva voluto, decide di non pagare i 2 miliardi di Lire che erano stati concordati con lo Sporting per il riscatto di Cadete, e l'attaccante fa così ritorno in terra lusitana. Il rapporto con lo Sporting è tuttavia ormai logoro, e dopo sole 3 gare e un'altra Supercoppa del Portogallo, Cadete rescinde il contratto nell'aprile 1996 e firma con il Celtic, trasferendosi in Scozia. Qui, in coppia con il gigante olandese Pierre Van Hooijdonk, l'avvio è subito promettente: 5 goal in 6 partite nello scorcio finale della stagione, fra cui la rete del 5-0 all'esordio contro l'Aberdeen. 

Ritrova rapidamente anche la fiducia del Ct. del Portogallo António Oliveira, che dopo averlo provato già a fine 1995, lo convoca per Euro '96 in Inghilterra, torneo nel quale l'ex bresciano subentra contro la Turchia nel girone e nella sconfitta con la Repubblica Ceca ai quarti.

È il preludio ad una stagione scozzese esaltante: 25 goal in 31 partite, senza battere calci di rigore, non sufficienti tuttavia a regalare il campionato ai Bhoys. Vincono, infatti, i rivali dei Rangers. 

Quando l’allenatore del Celtic Tommy Burns viene sostituito da Wim Jansen, lui, adducendo problemi di salute mentale e un mancato adattamento alla vita scozzese, con la famiglia distante, chiede il trasferimento. Passa così in Spagna al Celta Vigo, dove segna soltanto 8 goal in 40 gare in un anno e mezzo, e nel Gennaio 1999 torna in Portogallo, stavolta al Benfica, ricomponendo il tandem d'attaco del Celtic con Pierre Van Hooijdonk. Ma a 30 anni Cadete ha ormai imbroccato la fase calante della sua carriera, zeppa di alti e bassi, e in un anno colleziona appena 5 reti in 19 partite.

Jorge Paulo Cadete Bradford City

Nel gennaio del 2000 tenta l'avventura in Premier League inglese, e viene mandato in prestito al Bradford City. Con una squadra che come il Brescia qualche anno prima lotta per non retrocedere, sarà nuovamente flop: 7 gare senza lasciare il segno, con il conseguente ritorno al Benfica. Le Aquile gli concedono lo svincolo: Cadete si trasferisce dunque in un club minore, l'Estrela Amadora, ma la prova che ormai sia l'ombra della sua miglior versione sono i 3 miseri goal in 29 presenze in due stagioni. 

Resta inattivo per un anno, quindi a 35 anni va in cerca di un nuovo ingaggio in Scozia: sperava di tornare al Celtic, ma deve accontentarsi ancora una volta di un club minore, il Partick Thistle. Mette insieme 8 presenze e una rete, non sufficienti perché il contratto gli venga rinnovato. Cerca disperatamente un ingaggio che gli consenta di riscattarsi, senza fortuna. A 36 anni lo ingaggia il Pinhalnovense, club della Serie D portoghese, con cui spende gli ultimi scampoli della sua carriera, prima di appendere le scarpette al chiodo al termine della stagione 2004/05.

Dopo il ritiro cerca prima fortuna in televisione partecipando al Grande Fratello portoghese, poi facendo il Pr per un locale dell’Algarve, infine vende macchinette per il caffè porta a porta. Sogna di fare l'allenatore, ma non trova chi crede in lui, che da lì a poco conosce anni drammatici sul piano personale.

Investimenti sbagliati, due matrimoni falliti con altrettanti divorzi e le ultime stagioni in tono minore gli fanno infatti sperperare tutti i soldi che aveva guadagnato da calciatore, circa 4 milioni di euro e lo portano quasi sul lastrico. 

"Li ho persi tutti, non ho più niente - dichiara in lacrime nel 2014 alla tv portoghese - Ho investito molto denaro, ma non è andata bene. Avevo attorno a me gente che non ha agito onestamente. Nel momento in cui smetti di giocare, tutto cambia: gli agenti smettono di chiamarti, non sei più nessuno. A volte sento ex calciatori che dicono di avere un sacco di amici nel calcio: è una balla, quando lasci, nessuno vuole più saperne di te".

Torna a vivere nella casa dei genitori a Lisbona, ma, ancora una volta, come nel lontano 1975 aveva fatto con la sua famiglia, riesce a rialzarsi. Oggi ha ritrovato la sua vita lontano dal calcio e gestisce due aziende nel settore immobiliare. 
"Ho due aziende in Portogallo. - rivela a 'Tuttomercatoweb' in un'intervista del 2020 - Una nel settore immobiliare: compro e vendo case. L'altra invece si occupa della ristrutturazione di case vecchie che poi vengono rivendute. Mi impegna tanto, il 75% del lavoro lo faccio io. Ma mi piace e come si suol dire: la cosa fondamentale è che alla fine di ogni giornata tu sia felice. E non importa se nel portafoglio hai più o meno soldi".
Il calcio fa ormai parte del suo passato. 
"Tifo per tre squadre che hanno il verde nelle loro maglie: Sporting, Setubal e Celtic. - dice - Ma oggi non ho più nessun legame col calcio. L'ho messo da una parte e vado avanti per la mia strada. Non mi piacciono le ingiustizie e le scorrettezze. Per me non rappresenta una priorità. Se c'è un derby Sporting-Benfica non è che fermo tutto e mi metto davanti alla tv. No, continuo a fare la mia vita. Raggiunti i 50 anni, penso a godermi il bello della vita, il mare, la natura, le città. E ad aiutare le persone in difficoltà. Queste sono le cose che realmente contano".