Quella dell’edizione 2000/2001 è stata, senza ombra di dubbio, una delle finali più belle dell’intera storia della Coppa UEFA. La cosa è anche abbastanza paradossale, visto che alla vigilia di quell’incredibile 16 maggio, tutti parlavano di una partita dall’esito praticamente scontato.
Al Westfalenstadion di Dortmund, si sarebbero infatti affrontate il Liverpool, che nel corso di quella stagione aveva già messo in bacheca la Coppa di Lega e la FA Cup, e l’Alaves, una squadra al debutto sul palcoscenico europeo che solo pochi anni prima galleggiava nell’oceano del calcio semiprofessionistico.
I 'Reds' avevano dalla loro l’esperienza, il blasone internazionale ed una rosa decisamente più forte. ‘El Glorioso’ però giocava un gran calcio e nel corso di quel torneo era stato capace non solo di segnare qualcosa come 31 goal, ma anche di eliminare durante il suo cammino, partendo sempre da sfavorito, Gaziantepspor, Lillestrom, Rosenborg e soprattutto Inter, Rayo Vallecano e Kaiserslautern.
Quando al 3’ Babbel porta in vantaggio il Liverpool, per molti il discorso è già chiuso e i timori di una gara senza storia si fanno ancor più forti quando Gerrard, al 16’, porta il risultato sul 2-0.
Poco più di un quarto d’ora di gioco e discorso sulla carta già archiviato. In realtà però Mané, che per l’occasione aveva deciso di schierare una formazione più difensiva, già al 20’ torna sui suoi passi e inserisce Ivan Alonso, rimodellando il suo Alaves e rendendolo più simile a quello originale. Appena sei minuti dopo, lo stesso attaccante spagnolo accorcia le distanze segnando il goal del 2-1 e dando un senso ad una gara che, anche dopo il terzo goal dei Reds, segnato da McAllister su rigore, sembra finalmente equilibrata.
Nella ripresa gli iberici tornano in campo con il piglio di chi vuole ribaltare la situazione e a rubare la scena è un attaccante che sta vivendo la stagione della vita: Javi Moreno.
Segna due goal in due minuti, quelli che valgono il pareggio, ma non bastano. Fowler riporta infatti avanti il Liverpool, ma all’88’ ci pensa Jordi Cruyff a fissare il risultato sul clamoroso 4-4. Si va dunque ai supplementari e, quando ormai non si attendono altro che i calci di rigore, è solo una sfortunata autorete di Geli a spingere il trofeo nelle mani di capitan Hyypia e in direzione dell’Inghilterra.
Il Liverpool di Carragher, Gerrard, Heskey, Berger, Fowler e Owen (che di lì a poco verrà premiato con il Pallone d’Oro) completa quindi il suo ‘Treble’, ma tra i giocatori protagonisti di quella incredibile sfida, ad aver attratto più di tutti le attenzioni degli osservatori dei migliori club europei sarà proprio Javi Moreno. ‘El Raton’, come era soprannominato in Spagna.
getty ImagesLa sua è stata una carriera vissuta ai margini del grande calcio, ma a ventisei anni è esploso in maniera stupefacente, guadagnandosi le luci della ribalta. Cresce nel Barcellona, ma non riesce a farsi strada fino alla prima squadra. Passa quindi al Cordoba, dove non trova mai la via della rete, poi fa intravedere qualcosa al Yeclano, si trasferisce all’Alaves dove non lascia tracce del suo passaggio, il tutto fino all’annata 1998/1999 quando con il Numancia, il Segunda Division, mette a referto 18 goal in 38 partite che risultano decisivi per la promozione della compagine castigliana in Liga.
L’inaspettato exploit convince l’Alaves a dargli una seconda possibilità e, dopo una buona prima stagione, sarà la seconda quella della definitiva esplosione, quella che lo fionderà fino nel giro della Nazionale spagnola.
Mette a referto qualcosa come 22 goal in campionato, piazzandosi alle spalle dei soli Raul e Rivaldo nella classifica dei marcatori della Liga (la leggenda del Real segnerà due reti in più, ma giocando anche due partite in più), alle quali vanno aggiunte altre 6 che gli valgono il titolo di capocannoniere della Coppa UEFA.
‘El Raton’ si riscopre bomber di razza e la cosa incredibile è che da bambino aveva nel mitico Luis Arconada il suo idolo e quindi il suo sogno era quello di fare il portiere.
Sarà nel corso di una partita tra ragazzi che il suo allenatore, non avendo alternative in avanti, lo schiererà attaccante. Javi Moreno non sa nemmeno come ci si muova nei pressi dell’area avversaria, ma si rende conto che la cosa gli piace e decide di non cambiare più ruolo.
E’ bravo, impara in fretta, chiude i guanti in un cassetto, e goal dopo goal, quando ha quindici anni, attira l’interesse del Real Madrid. Si lega anche al club ‘blanco’, ma non gli piace stare lì. Raccoglie le sue cose e va via e, proprio quando ormai sembra essersi lasciato alle spalle l’occasione della vita, a schiudersi per lui ci sono le porte de ‘La Masía’: il leggendario settore giovanile del Barcellona.
Si allena con ragazzi che arriveranno a giocare ai livelli più alti, De La Peña su tutti, ma mentre i suoi coetanei fanno carriera, lui si perde nei meandri di annate deludenti.
Il tutto appunto fino all’esplosione con l’Alaves, quella che lo porta a diventare uno dei pezzi più pregiati dell’intero panorama calcistico europeo. Javi Moreno non è impeccabile dal punto di vista tecnico, non è velocissimo e non eccelle nel gioco aereo, ma sembra aver improvvisamente sviluppato una dote fondamentale: il fiuto per il goal.
Su di lui si fiondano il Real Madrid ed il Barcellona e, ad avere la meglio nella corsa che porta al suo prezioso cartellino sono i catalani. E’ tutto fatto per il suo ritorno in blaugrana ma, quando arriva il momento di apporre le firme sui contratti, il presidente Joan Gaspart inizia a parlare di cifre diverse da quelle promesse: la trattativa naufraga.
Ad approfittarne è dunque il Milan che, reduce da un’annata complicata, ha deciso di rifondare la squadra. Il club rossonero saluta Bierhoff, Leonardo, Boban, Giunti, Coco e molti altri giocatori che non rientrano più nei piani, ma accoglie Rui Costa (il colpo più costoso dell’intera era Berlusconi), Andrea Pirlo e affida la panchina a Fatih Terim, un tecnico che, nelle idee della dirigenza, deve garantire bel gioco e risultati.
E’ proprio l’allenatore turco a spingere forte l’acquisto di Javi Moreno e si capisce che il Milan ha tutta la voglia di assecondarlo quando Adriano Galliani esce allo scoperto.
“Siamo a buon punto nella trattativa per portare a Milano Javi Moreno, il capocannoniere della Coppa UEFA. Vogliamo che ci sia lui nel nostro attacco nella prossima stagione, insieme a Shevchenko, Comandini, Saudati e José Mari”.
Quando Galliani si sbilancia, di solito l’affare è già chiuso (o quasi) e infatti il Milan riesce a far suo il centravanti spagnolo versando nelle casse dell’Alaves qualcosa come 32 miliardi di lire. Con lui a Milanello arriva anche Cosmin Contra, terzino destro romeno che, con i suoi cross, ha offerto proprio a Javi Moreno tanti palloni da spingere in rete nelle due annate precedenti.
‘El Raton’, dopo una lunga gavetta, è finalmente arrivato lì dove ogni giocatore sogna di arrivare. Per un ragazzo cresciuto e consacratosi nella periferia del calcio, l’approdo in uno dei migliori club del pianeta rappresenta una realtà tutta nuova con la quale confrontarsi.
“Arrivai a Milanello in tuta e scarpe da ginnastica - ha svelato Javi Moreno ‘Cadena Ser’ - pensavo di essermi vestito moderno e sportivo. Mi sono seduto negli spogliatoi e vedo arrivare i miei nuovi compagni con vestiti eleganti… Costacurta era in smoking. Non capivo. Quando si sono spogliati avevano mutande di Armani e Dolce & Gabbana, io avevo quelle con elefanti e giraffe. Mi tolsi tutto insieme, così che non le potessero vedere. Tornai a casa e dissi a mia moglie che dovevamo andare a comprare delle mutande”.
Javi Moreno viene accolto in Italia come un grande acquisto, ma quello che non può sapere è che il Milan ha un altro colpo in canna. Galliani infatti, nello snocciolare i nomi degli attaccanti che vorrebbe mettere a disposizione di Terim, si è ‘dimenticato’ di aggiungerne un altro importante: Filippo Inzaghi.
Quando viene chiusa con la Juventus un’operazione da 70 miliardi per portare in rossonero ‘Superpippo’, appare fin da subito chiaro a tutti che il ruolo pensato per Javi Moreno è quello di ‘riserva di lusso’.
GettyAll’attaccante spagnolo viene riservato pochissimo spazio e le cose per lui si fanno ancor più complicate quando Terim viene esonerato a novembre. Il Milan decide di affidarsi a Carlo Ancelotti che ‘vede poco’ l’ex Alaves, tanto da preferirgli come alternativa in attacco il più mobile José Mari.
“Ho sempre avuto le idee chiare su quale era il mio ruolo in squadra - spiegherà anni dopo a ‘Marca’ - Certo mi dispiaceva non essere titolare, ma non ho mai avuto problemi con Ancelotti”.
‘El Raton’ gioca poco e quando viene chiamato in causa raramente convince. I suoi primi due ed unici goal in Serie A arriveranno solo a fine febbraio, in una trasferta sul campo del Venezia. Di lì in poi ad attenderlo ci saranno molta panchina e tanta tribuna, il tutto prima di un inevitabile epilogo.
In realtà, nel corso della sua breve esperienza meneghina, riesce a ritagliarsi in po’ di gloria in Coppa UEFA, competizione nella quale segna tre reti in sette presenze, e soprattutto in Coppa Italia, torneo nel quale sarà decisivo contro la Lazio nei quarti marcando tre goal tra andata e ritorno, e andrà a segno anche contro la Juventus nella semifinale di andata.
Saranno gli unici acuti di un’annata vissuta da comprimario, una stagione così deludente da costargli probabilmente anche una convocazione per i Mondiali del 2002.
“In quella squadra c’erano attaccanti di alto livello come Shevchenko, Inzaghi e Simone - ha ricordato ad ‘AS’ - Era molto difficile riuscire a giocare. Io e José Mari ci siamo alternati prendendoci i minuti che l’allenatore ci concedeva. Ho comunque segnato 9 goal in 28 partite, ma volevo andare via in prestito perché avevo bisogno di spazio per avere la possibilità di andare ai Mondiali. La cosa alla fine non è avvenuta”.
Quando Javi Moreno lascerà l’Italia, lo farà dopo essersi guadagnato un posto tra le più grandi ‘meteore’ della storia del Milan.
Il club rossonero riuscirà nell’impresa di guadagnare ben 25 miliardi dalla sua cessione ad un Atletico Madrid che, appena tornato in Liga dopo due anni vissuti in Segunda, individuerà proprio nel ‘Raton’ il bomber della rinascita.
Javi Moreno segnerà pochissimo anche nell’anno e mezzo vissuto con i ‘Colchoneros’ e peggio farà in Inghilterra con il Bolton (nessun goal in otto partite).
Ripartirà poi dal Real Saragozza, con il quale si ritaglierà poco spazio ma vincerà anche l’unico trofeo della sua carriera (la Supercoppa di Spagna nel 2004), per poi togliersi le ultime soddisfazioni nella terza divisione spagnola con il Cordoba e ritirarsi nel 2010 dopo le parentesi con Eivissa-Ibiza e Lucena.
“Il Milan è un grande club ed ho ho la coscienza pulita - ha raccontato a ‘El Pais’ - Ho anche segnato, ma se non ti danno continuità poi diventa difficile. Giocavo una partita e poi restavo fuori nelle altre due… chiesi spiegazioni, ma non me le hanno date. Era così, un giorno segnavi e quello dopo eri in panchina o in tribuna. Era complicato anche solo essere tra i diciotto convocati, ma io ci sono quasi sempre riuscito”.
Javi Moreno è arrivato al top con la stessa velocità con la quale si è allontanato dalle luci della ribalta. Gli è bastata una stagione da fenomeno per stregare il Milan e l’Europa intera… per il resto è andata come forse doveva andare.


