Quello dell’Inter è stato un inizio di stagione scivolato via tra molti alti e bassi. In campionato sono stati 15 i punti messi in cascina in otto partite disputate, mentre peggio le cose sono andate in Champions League dove gli appena 2 punti raccolti in tre uscite parlano di un ultimo nel Gruppo B.
La compagine allenata da Antonio Conte alterna momenti di buonissimo calcio ad altri fatti di vuoti preoccupanti ed alcuni dei successi ottenuti sin qui, compreso l’ultimo con il Torino, sono figli di clamorose rimonte dopo avvii di gara col freno a mano tirato.
Mario Sconcerti, nel suo editoriale per il ‘Corriere della Sera’, ha analizzato l’andamento dell’Inter.
“Conte e Lukaku denunciano mancanza di cattiveria, ma questo nel calcio si chiama mancanza di personalità, incapacità di giocare veloci. Se non tieni il pallone, se ognuno cerca subito il compagno, la ferocia diventa obbligatoria, è la velocità che la porta. Altrimenti perdi subito palla e l’errore diventa individuale, cioè diventa responsabilità singola e non collettiva. È questo che l’Inter non vuole, avere un’evidenza individuale, ognuno si copre nel mucchio della squadra”.
Tra i problemi dell’Inter ci sarebbe quindi una carenza di personalità che frena molti giocatori.
“Solo Barella cerca passaggi difficili, gli altri danno il pallone sui piedi, non cercano lo spazio, non c’è movimento. Hanno paura di sbagliare, sembrano tanti chierichetti terrorizzati dal parroco burbero. Non sono pigri, gli manca proprio il coraggio di giocare bene a calcio, perché non è facile farlo. Provano sempre con il normale, poi si vedrà”.
Secondo Scocerti c’è però anche una motivazione tattica legata tra l’altro alla scarsa efficenza di Hakimi e Perisic in fase difensiva.
“La disposizione in campo è molto rischiosa. L’Inter ha tre difensori, due centrocampisti centrali più Barella, due centrocampisti laterali che quasi sempre sono ali, più Lautaro e Lukaku. È lo schema preferito di Conte, lo ha usato molte volte di base anche alla Juve. Se funziona è uno sballo, ma serve flessibilità negli interpreti. E Hakimi e Perisic non sono flessibili, hanno limiti difensivi. Due dei tre centrali di difesa devono allargarsi quando trovano avversari con esterni stabilmente alti, quindi la difesa non è più a 3, ma 1 + 1 + 1. Questo porta Vidal a partire dal basso per proteggerla. A sua volta ne consegue che tra Vidal e Barella ci sono spesso trenta metri e che il terzo centrocampista naviga in mezzo”.


