Spettacolo doveva essere e spettacolo è stato, ma alla fine a sorridere sono stati solo i cuori colorati di nerazzurro. Nella notte nella quale il calcio italiano si è riscoperto grande protagonista ai livelli più alti, l’Inter si è imposta nel derby più importante degli ultimi anni: quello che ha messo in palio la metà di un biglietto di sola andata per Istanbul, dove il prossimo 10 giugno si disputerà la finale di Champions League.
Una prova di forza quella della compagine nerazzurra, al cospetto di un Milan che viceversa non è riuscito a mostrare il meglio del suo repertorio. Il Diavolo, soprattutto nel primo tempo, è parso spesso alle corde e anche ad un passo dal crollare definitivamente al tappeto, ma ha avuto poi il merito di saper incassare, di tenersi in piedi e di limitare l’intero discorso ad una sconfitta che non ha nulla di definitivo.
Sì perché se l’Inter ha ampiamente meritato la vittoria, il 2-0 maturato tiene di fatto tutto aperto. Nel match di ritorno potrebbe bastare un nulla per riaprire i giochi, ma affinché accada il Milan dovrà mostrare un qualcosa di molto diverso e sperare che i suoi uomini migliori ritrovino le giuste energie.
Nel primo round sono mancate le potenti sgroppate di Theo Hernandez, la velocità e le intuizioni di Rafa Leao (nemmeno sceso in campo a causa di un infortunio) e soprattutto quella creatività necessaria in attacco per trovare i giusti spiragli in una retroguardia che è stata praticamente ermetica.
E’ stato proprio quest’ultimo aspetto a mettere in evidenza un qualcosa che al triplice fischio finale è parso chiaro a molti: l’Inter può contare su una profondità di rosa maggiore.
Basti pensare che Simone Inzaghi si è potuto concedere la possibilità di lasciare in panchina Romelu Lukaku, ovvero uno tra i nerazzurri più in forma nelle ultime settimane, un giocatore da tre goal ed altrettanti assist nelle ultime quattro partite di campionato.
La spalla di Lautaro Martinez (lasciato per 60’ a riposo nella precedente sfida di campionato con la Roma) è stata Edin Dzeko, un giocatore che nelle ultime quattro uscite in Serie A ha totalizzato appena 90’ e che contro il Milan si è presentato in campo tirato a lucido, tanto da risultare probabilmente il migliore in assoluto (è stato lui ad aprire i giochi all’8’).
Contro il Milan, Inzaghi non solo è riuscito a far ruotare tutti i suoi quattro attaccanti (Lukaku e Correa sono entrati nella ripresa al posto di Dzeko e Lautaro), ma è riuscito addirittura a ridisegnare, nel momento di massimo sforzo, l’intera spina dorsale della squadra inserendo, dalla difesa all’attacco, elementi come De Vrij (per Dimarco), Brozovic (per Mkhitaryan, un altro tra i migliori in assoluto) e appunto Lukaku per Dzeko. Roba da lusso sfrenato.
GettyIl Milan ha invece mostrato una minore capacità di rotazione in attacco, limitandosi ai soli ingressi di Origi per Saelemaekers (che non è riuscito a non far sentire la mancanza di Leao, ma il portoghese è praticamente insostituibile) e di Pobega per Brahim Diaz. La sensazione è dunque quella che i Rebic ed i De Ketelaere di questa stagione non siano adatti per giocare partite di un certo livello.
Inzaghi ha avuto inoltre la possibilità di scegliere in mediana tra Calhanoglu e Brozovic (ha scelto il primo per l’undici titolare, mentre il secondo è entrato a gara in corso) due elementi che cambierebbero il volto di qualsiasi centrocampo in Serie A.
Se dunque Pioli fa ruotare più o meno sempre gli stessi quattordici o quindici giocatori, il suo collega nerazzurro può pescare a piene mani nella sua rosa, come forse nessun altro allenatore in Italia. La cosa fa una certa differenza a gara in corso e soprattutto nei finali di stagione.
Il risultato è dunque quello che l’Inter si presenterà al secondo round forte di un vantaggio in termini di punteggio e ‘forza lavoro’, ma il Milan ha già ampiamente dimostrato nel corso degli ultimi anni di saper ribaltate ogni pronostico. Al ritorno servirà una partita perfetta ed il miglior Leao per provare a rimettere in discussione l’intero discorso.




